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domenica, dicembre 27, 2020

I leali servitori dell'Italia abbandonati alle vendette

@ - Licenziati gli afghani che affiancano i nostri soldati. Il loro grido d'aiuto: «Ci considerano spie degli infedeli. Se verremo lasciati indietro ben presto busseranno alle nostre case per tagliarci la testa»


«Siamo stati al fianco delle forze italiane nei momenti più duri e nelle aree più pericolose dell'Afghanistan occidentale. Vi preghiamo di non lasciarci indietro in questo momento critico»..

L'accorato appello coinvolge una cinquantina di interpreti afghani, che temono di venire abbandonati al loro destino dagli italiani dopo avere rischiato la vita, per anni, con i nostri soldati. Nella lettera inviata il 10 dicembre al generale degli alpini Alberto Vezzoli, che a Herat comanda il contingente di 700 uomini, in via di smobilitazione, si annuncia il rischio mortale per gli interpreti. «Di recente sui social media sono state pubblicate e rilanciate minacce dei filo talebani contro chi ha sostenuto le forze della Coalizione e gli occidentali», denunciano i traduttori. E ricordano che uno di loro, Abdul Rasool Ghazizadeh, soprannominato Gennaro, «è stato ucciso sulla strada di casa». Gli interpreti temono che «il destino di ogni interprete sarà lo stesso se ci abbandonate».

Dal 28 novembre i collaboratori afghani hanno cominciato a ricevere le lettere di fine rapporto senza alcun accenno a un piano per garantire la loro sicurezza. Undici sono già stati mandati a casa. Un déjà vu del 2013 con la fine della prima parte della missione Nato e il ritorno in patria del grosso delle truppe italiane. Grazie a una campagna del Giornale l'allora ministro della Difesa, Roberta Pinotti, aveva fatto approvare un piano di protezione che ha portato in Italia 117 collaboratori afghani oltre ai loro familiari. Però 35, per assurde trappole burocratiche, sono stati abbandonati e cercano ancora oggi di lasciare l'Afghanistan per evitare rappresaglie. Adesso il «tradimento» di chi è stato al fianco delle nostre truppe diventa ancora più grave e disonorevole. Sulla scia degli americani anche le truppe italiane si preparano al ritiro totale o a ridurre al minimo la nostra presenza. I talebani sono decisi a tornare al potere e metteranno in pratica la vendetta più volte annunciata contro «i collaborazionisti degli infedeli». Un governo giallo-rosso che apre i porti a decine di migliaia di migranti illegali sembra non aver predisposto alcun piano per poche dozzine di interpreti afghani.

«Quando siamo finiti in un'imboscata dei talebani a Bala Murghab era un inferno di proiettili e razzi Rpg - racconta al Giornale uno degli interpreti a rischio - Il consigliere militare italiano mi ha ordinato: Dobbiamo uscire dal blindato per combattere spalla a spalla con il comandante afghano. E l'ho fatto rimanendo due ore in mezzo al fuoco».

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