Parco Archeologico Religioso CELio

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".... energia rinnovabile UOMO"

lunedì, marzo 31, 2025

Ora la sanità di prossimità taglia i ricoveri

@ - Prima di “Neirone in salute”, Rina Gardella doveva farsi tre chilometri a piedi per raggiungere Ognio. Nella frazione abitava l’unico medico della valle Fontanabuona, nel Genovese. Anche prima, non si incontrava anima viva per strada, «ma almeno c’erano i bambini in paese e Neirone era il triplo di oggi»; mentre lo ricorda, ti accorgi che sulle panchine del parco giochi ci cresce il muschio.

Ora la sanità di prossimità taglia i ricoveri© Fornito da Avvenire

Prima, del resto, proprio come oggi, le strade erano “sentieri” che via via si restringono di fronte all’auto, pedinate da strapiombi terribili sulla foresta dell’Appenino, appena punteggiata da pizzichi di case. Prima, molto prima di “Neirone in salute”, Rina non ricorreva tanto spesso al medico. Del resto, la sanità ce l’aveva in casa, perché la madre, ostetrica, aveva fatto nascere tutta la valle. «Non ho avuto bisogno di cure per tanti anni: bastava mangiar poco, alzarsi alle cinque per badare al bestiame e poi andar per castagne», rievoca con quei suoi occhi vispi che hanno visto 106 anni. Ne ha sedici meno Maria Teresa Rosasco che non smette di baciare le mani di Elisa Lagomarsino, l’infermiera di famiglia e comunità che per l’Asl 4 del Tigullio, insieme alle colleghe Patrizia e Ilaria, ogni giorno percorre questi tratturi che sembrano strade per raggiungere gli anziani della valle nelle loro case, affondate tra faggi e noccioli.Neirone in salute” è il progetto dell’Asl per la sanità di prossimità e consiste nella presa in carico del paziente anziano a casa sua, lavorando sulla prevenzione e riducendo l’ospedalizzazione all’essenziale. Parliamo di 350 over 65 distribuiti sull’ampio territorio di questo piccolo borgo Ligure della Val Fontanabuona, alle spalle di Chiavari, assistiti da tre infermiere di famiglia e comunità (Ifec) che lavorano in rete con i sette medici di famiglia della valle, la farmacista, il parroco, l’assistente sociale, l’assistenza domiciliare integrata, la pro loco e naturalmente il sindaco. L’idea è di Paolo Petralia, direttore generale dell’azienda sanitaria, che applica la legge 33/23 al modello “Comunità in salute”. In due anni, si è investito pesantemente sul digitale e, per portare le cure nelle aree interne, su una piccola flotta di auto e camper superattrezzati. Questi ultimi, i “Gulliver”, sono figli del Covid: dopo averli utilizzati per vaccinare chi abitava in frazioni sperdute dell’entroterra ligure, non sono tornati in garage. Mentre, con un bando Formez, ci si preoccupava di formare 250 dipendenti dell’Asl sulla nuova assistenza agli anziani, così come la disegna la legge 33, e si creava la “nuvola” digitale che adesso permette una connessione globale - medici e infermieri dei diversi livelli di assistenza possono lavorare ad esempio sulla stessa cartella digitale del paziente -, con i soldi del Pnrr è stata creata la “flotta” che interpreta la sanità di prossimità, la quale in questo caso non si dispiega soltanto nelle case di comunità, ma entra letteralmente nelle case delle persone fragili.

«Nelle aree interne – spiega Petralia – sperimentiamo la nuova sanità territoriale, anche perché le condizioni sociali e orografiche sono particolari. Parliamo, innanzi tutto, dell’area più anziana d’Europa (con un indice di vecchiaia sopra il 250%), di una bassa densità di popolazione (meno di 150mila assistiti in tutta la Asl 4, il cui 30% vive nei 2/3 del territorio) che decuplica d’estate (tra i comuni dell’Asl 4 c’è Portofino)». L’azienda ha creato tre case di comunità sulla costa e vorrebbe testare e diffondere nell’entroterra il modello Neirone appena sarà collaudato. L’inaugurazione del centro operativo, una casetta ai margini del centro abitato, è fissata per martedì; il primo tagliando avverrà in autunno. «I nostri operatori fanno prevenzione e promozione della salute, attraverso piani individualizzati – spiega Petralia –, ma erogano anche numerosi servizi sanitari e sociosanitari: nei camper avviene il controllo della gravidanza, e si eseguono ecografie, vaccinazioni, esami diagnostici di vario genere e poi stiamo preparando il team per la salute mentale. Tutto questo, si badi bene, senza aggravio di spesa sanitaria, perché stiamo spostando servizi vicino al cittadino, non li duplichiamo. E intanto calano ricoveri e prestazioni non appropriate».

Questo lavoro, oltre a promuovere l’invecchiamento sano e attivo, porterà a una dettagliata analisi dei bisogni di salute di tutta la popolazione over 65 anni, che consentirà una migliore pianificazione dei servizi. Non funzionerà, se da parte dei cittadini non scatterà un atteggiamento protettivo, che permetta al team di specialisti dislocati sul territorio di lavorare in profondità sui problemi. «All’inizio, qualcuno è diffidente – spiega l’infermiera Elisa – ma quando coglie l’importanza del servizio lo accoglie con gioia». Il coordinatore degli Ifec, Marcello Menichini, aggiunge: «L’obiettivo è far restare il paziente a casa propria e per questo entriamo in punta di piedi e creiamo una relazione basata sull’empatia».

Come già nel progetto “Tigullio luogo di salute” e nel test in corso nella vicina Val di Vara, in “Neirone in salute” sono coinvolti tutti gli attori sociali e istituzionali: «Saremo il filtro tra le situazioni di necessità e il team, monitorando a distanza le situazioni di bisogno e anche quelle di solitudine» (Simona Figone, farmacista); «ogni anno vediamo sparire una parte del paese, per fermare l’esodo dall’Appennino servono questi servizi che ci fanno sentire meno soli e abbandonati: una popolazione anziana che non ha la patente e dispone di pochi mezzi pubblici, alla fine, evita di curarsi» (Maurizio Albareto presidente della Pro loco); «condivido l’idea che la cura vada condivisa, e poiché conosco tutti i parrocchiani collaborerò a mettere in rete le esigenze» (don Matteo Benetti, parroco); «il problema dell’entroterra è la distanza dai servizi dislocati nei nuclei più popolosi della costa, ma questo progetto permette di avvicinare i servizi sanitari agli abitanti del nostro borgo» (Stefano Sudermania, sindaco).

L’Asl 4 ha concepito questo progetto con la Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) e l’Università La Sapienza di Roma che, oltre alla validazione, proporrà modelli di adattabilità delle abitazioni degli anziani non autosufficienti che devono accogliere l’assistenza domiciliare e usufruire di dispositivi per il monitoraggio dei parametri vitali ed il supporto alle attività quotidiane. A Maria Teresa, in verità, non serve molto di più della visita di Elisa: «Da quando sono caduta a Lavagna non mi sento più sicura, meno male che viene lei ogni settimana. Che Dio la protegga». E se l’abbraccia forte.

sabato, marzo 08, 2025

Ramadan, musulmani e cristiani amici oltre "le ideologie che intrappolano"

@ - Messaggio del Dicastero per il Dialogo Interreligioso per il mese di digiuno dell’Islam, che quest’annocoincide in gran parte con la Quaresima”: i valori che condividiamo come la giustizia, la compassione e il rispetto per il creato siano la bussola per essere costruttori di ponti e non di muri.


Costruire, attraverso il dialogo, un avvenire comune, fondato sulla fraternità”, “essere fratelli e sorelle in umanità, che si stimano profondamente a vicenda”: questa la sfida che cristiani e musulmani sono chiamati ad affrontare “in un mondo segnato dall’ingiustizia, dai conflitti e dall’incertezza sul futuro”. Lo evidenzia il messaggio del Dicastero per il Dialogo Interreligioso per il mese di Ramadan e ‘Id al-Fitr, dal titolo “Cristiani e musulmani: ciò che speriamo di diventare insieme” diffuso oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede. Nel testo, firmato, dal prefetto e dal segretario del Dicastero, il cardinale George Jacob Koovakad e monsignor Indunil Kodithuwakku Janakaratne Kankanamalage, si sottolinea che “musulmani e cristiani possono essere testimoni” di fraternità e dialogo, “nella convinzione che l’amicizia è possibile nonostante il peso della storia e delle ideologie che intrappolano”.

Ramadan e Quaresima tempi di preghiera e carità
Il Ramadan, “periodo di digiuno, preghiera e condivisione”, “occasione privilegiata per avvicinarsi a Dio e rinnovarsi nei valori fondamentali della fede, della compassione e della solidarietà”, quest’anno “coincide in gran parte con la Quaresima, che per i cristiani è un periodo di digiuno, supplica e conversione a Cristo”, si fa notare nel messaggio. Una “vicinanza”, quella “nel calendario spirituale”, che “offre un’opportunità unica di camminare fianco a fianco, cristiani e musulmani, in un percorso comune di purificazione, preghiera e carità”. “Per noi cattolici è una gioia condividere questo momento con voi, perché ci ricorda che siamo tutti pellegrini su questa terra e che stiamo tutti cercando di ‘vivere una vita migliore’”, scrivono il prefetto e il segretario del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, che esortano a riflettere, insieme ai musulmani, su ciò che è possibile fare “per ‘vivere una vita migliore’” e su come impegnarsi per essere “autentici fratelli e sorelle testimoni comuni dell’amicizia di Dio con tutta l’umanità”.

La fede un percorso di conversione interiore
E se i cattolici considerano il Ramadan non “un semplice mese di digiuno” ma “una scuola di trasformazione interiore” che aiuta a “porre l’attenzione su ciò che è essenziale”, un “tempo di disciplina spirituale” che invita “a coltivare la pietà”, “virtù che avvicina a Dio e apre il cuore agli altri”, nella Quaresima i cristiani seguono “un percorso simile” e “attraverso il digiuno, la preghiera e l’elemosina” cercano “di purificare” il loro “cuore” e di concentrarsi “su Colui che guida e dirige” la vita degli uomini. Dunque “queste pratiche spirituali, sebbene espresse in modo diverso”, “ricordano che la fede non è solo una questione di gesti esteriori, ma un percorso di conversione interiore”.

Giustizia e compassione ispirino azioni comuni
La “fede in Dio è un tesoro” che “unisce” cristiani e musulmani “ben oltre le nostre differenze”, prosegue il messaggio, e “ricorda che siamo tutte creature, spirituali, incarnate e amate, chiamate a vivere nella dignità e nel rispetto reciproco”. “Noi desideriamo diventare custodi di questa sacra dignità, rifiutando ogni forma di violenza, discriminazione ed esclusione” aggiungono il cardinale cardinale Koovakad e monsignor Kodithuwakku Kankanamalage, evidenziando che, nel celebrare nello stesso periodo il Ramadan e la Quaresima, cristiani e musulmani hanno “un’opportunità unica di mostrare al mondo che la fede trasforma le persone e la società, e che è una forza propulsiva di unità e riconciliazione”. “I valori che condividiamo, come la giustizia, la compassione e il rispetto per il creato dovrebbero ispirare le nostre azioni e i nostri rapporti” proseguono, “e servirci da bussola per essere costruttori di ponti anziché di muri, fautori della giustizia anziché dell’oppressione, essere protettori dell’ambiente anziché distruttori”. La “fede e i suoi valori”, inoltre, dovrebbero aiutare “a essere voci che si ergono contro l’ingiustizia e l’indifferenza e che proclamano la bellezza della diversità umana”.

L‘Id al-Fitr occasione di incontri fraterni tra musulmani e cristiani
Infine, nel messaggio si auspica che le “preghiere”, i “gesti di solidarietà” e gli “sforzi per la pace” da parte dei cristiani “siano segni tangibili” della “sincera amicizia” con i musulmani e che la festa dell‘Id al-Fitr “sia un’occasione di incontri fraterni tra musulmani e cristiani” per “celebrare insieme la bontà di Dio”. “Questi semplici, ma profondi momenti di condivisione, sono semi di speranza che possono trasformare le nostre comunità e il nostro mondo”, concludono il prefetto e il segretario del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, nella speranza che l’“amicizia” con i musulmani “sia una brezza ristoratrice per un mondo assetato di pace e fraternità”.

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venerdì, febbraio 21, 2025

PIANO MATTEI per l'AFRICA Tanzania / Italia

Comune di Ponzano Romano - Roma Italia

Trentaduesima Festa del M.C.L.

Presso Roma Domus Hotel**** Ponzano Romano
CONVEGNO del 20.02.24

PRESENTAZIONE PARCEL PROJECT

GRUPPO PROMOTORE LOCALE

Parco Archeologico Religioso CELio

PROPOSTA di PROGETTO: PARCEL – Parco Archeologico Religioso CELio

Rif: “PIANO MATTEI PER L’AFRICA tra ITALIA e TANZANIA” – per la realizzazione del “CAMMINO di SANTA SILVIA, MODELLO FORMATIVO OCCUPAZIONALE per le COMUNITA’ LOCALI, TERRITORIALMENTE REPLICABILE E CONDIVISIBILE “PER L’ACCOGLIENZA VIVENZIALE (*)” nel dialogo interreligioso del GIUBILEO 2025.

(*) = in particolare (…. che cerca di instaurare legami con la popolazione locale e desidera sentirsi membro della comunità ospitante, partecipando alla vita quotidiana, valorizzando l’incontro e il Dialogo anche Interreligioso)





PROSSIMA STESURA DELL'ORGANIGRAMMA di PROGETTO
LE ATTIVITA' di PROGETTO 
Riferite alla Proposta per il  Piano Mattei Italia Tanzania


Dalla Valle del Tevere collegata al Colle Celio in Roma, alle pianure del Serengeti e Ngorongoro, collegate alle città di Dodoma e Arusha (Tanzania), ricordando il Dialogo Interreligioso iniziato nel 695 d.C, con i 40 Monaci inviati a Canterbury da Papa Gregorio Magno, Si propone un nuovo Cammino Gregoriano dedicato a Santa Silvia (Madre di Papa Gregorio Magno), tramite il quale, promuovere , realizzare e gestire un “MODELLO OCCUPAZIONALE RIPRODUCIBILE, per il Patrimonio Ambiente e Territorio, previsto nei CINQUE PILASTRI del PIANO MATTEI per l’AFRICA”, condivisibile tra gli abitanti afferenti alle 23 Amministrazioni Comunali della Diocesi di Civita Castellana, Santa Rufina e Roma, in collegamento con le città di Dodoma ed Arusha collegate ai rispettivi Parchi del Serengeti e Ngorongoro Tanzania.

PARTECIPANTI AL CONVEGNO

Giancarlo Righini
Assessore al bilancio, programmazione economica, agricoltura e sovranità alimentare
REGIONE LAZIO

Micol Grasselli
Consigliere e componente della XII commissione tutela del territorio
REGIONE LAZIO

On. Marco Cerreto
Membro della camera dei deputati e componente commissione agricoltura

David Granieri
Presidente della COLDIRETTI

Conclusioni: Alfonso Luzzi
Presidente nazionale Movimento Cristiano Lavoratori

sabato, febbraio 15, 2025

Primo suicidio assistito in Lombardia, il caso di Serena

 @Primo caso di suicidio assistito in Lombardia: si tratta di una donna, Serena (nome di fantasia ndr) cinquantenne affetta da sclerosi multipla progressiva da oltre 30 anni.

Primo suicidio assistito in Lombardia, il caso di Serena

La notizia, anticipata dal Corriere della Sera e confermata dall’Associazione Coscioni, è morta nelle scorse settimane a casa sua, nella località dove viveva, in Lombardia, a seguito dell’autosomministrazione di un farmaco letale fornito dal Servizio sanitario nazionale, insieme alla strumentazione necessaria. Serena, a causa della malattia, era paralizzata e costretta a una condizione di totale dipendenza e necessità di assistenza continuativa: il suo è il primo caso in Lombardia, il sesto in Italia.

Suicidio assistito: il caso di Serena è il sesto in Italia
Dopo aver atteso 9 mesi dalla sua richiesta, Serena è la sesta persona in Italia (la quinta seguita dall’Associazione Luca Coscioni) ad aver completato la procedura prevista dalla Consulta con la sentenza 242/2019 sul caso Cappato/Antoniani, con l’assistenza diretta del Servizio sanitario nazionale che ha fornito il farmaco e ogni strumentazione necessaria. La donna aveva inviato la richiesta di verifica delle sue condizioni ad inizio maggio 2024. L’azienda sanitaria a fine luglio 2024, dopo l’acquisizione del parere del comitato etico ha comunicato alla donna il possesso dei requisiti stabiliti dalla Corte con la sentenza Cappato (capacità di prendere decisioni libere e consapevoli, patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili dal richiedente, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale).

Serena: “Ho amato vita all’infinito, ora sono libera”
La mia breve vita è stata intensa e felice, l’ho amata all’infinito e il mio gesto di porre fine non ha significato che non l’amassi. L’ho vissuta nonostante tutte le mie difficoltà per tantissimi anni, come se questa malattia non fosse dentro me. Ho affrontato la mia disabilità con rispetto e dignità. Quando però cominci a sentire la sofferenza oltre a quella fisica ma dentro l’anima, capisci allora che anche la tua anima deve avere il diritto di essere rispettata con la dignità che merita. Questo è ciò che nessuno può toglierti e non deve mai accadere… libera”. É l’ultimo messaggio che ‘Serena’, la prima donna ad aver avuto accesso al suicidio assistito in Lombardia, ha affidato all’Associazioni Coscioni.

‘Serena’ assistita da medico di Piergiorgio Welby
Dopo aver avuto l’ok dall’azienda sanitaria e il riconoscimento dei requisiti stabiliti con la sentenza Cappatto a fine luglio, a novembre la stessa Asl non avrebbe individuato il farmaco e la strumentazione per l’autosomministrazione, ma che doveva essere il suo medico di fiducia a indicare, con una propria relazione, il farmaco letale e la metodica per la sua autosomministrazione. Non solo. Sempre l’azienda sanitaria non ha comunicato la disponibilità di medici che, su base volontaria, assistessero Serena nella procedura di autosomministrazione che è quindi stata seguita dal dottor Mario Riccio, medico anestesista, Consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, che nel 2006 aveva assistito Piergiorgio Welby e poi alcuni pazienti che fino a oggi hanno avuto accesso al suicidio medicalmente assistito. Ricevuta la risposta in merito alla relazione da inviare, Serena è stata seguita dall’avvocata Filomena Gallo e un collegio legale, inviando all’azienda sanitaria la relazione medica con indicazione del farmaco, della quantità e della modalità di autosomministrazione a firma del dr. Mario Riccio medico di fiducia. Seguiva un sollecito in assenza di riscontro e a dicembre la Commissione di esperti e, a seguire, il Comitato Etico ne confermano l’idoneità e l’azienda sanitaria confermava la fornitura del farmaco. A quel punto, la donna, dopo avere indicato la data in cui voleva procedere, ha chiesto all’azienda sanitaria la fornitura del farmaco approvato dalla Commissione aziendale da consegnare al dr. Mario Riccio che, contattato dall’azienda sanitaria ha potuto ritirare tutto la mattina del giorno individuato e restituire successivamente strumentazione e materiali da smaltire. ‘Serena’, fa sapere la Coscioni, ha potuto procedere con l’autosomministrazione del farmaco letale nel mese di gennaio 2025, nella propria abitazione, assistita dal dottor Riccio e circondata dai suoi cari.