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lunedì, gennaio 16, 2023

La morte del cardinale Pell avvicina un "nuovo" Bergoglio?

@ - Preti, suore, religiosi, seminaristi, famiglie. Erano in tanti nella Basilica San Pietro, ieri, per l'ultimo saluto al cardinale George Pell morto martedì scorso a 81 anni.

La morte del cardinale Pell avvicina un "nuovo" Bergoglio?© Fornito da Il Giornale

La morte improvvisa del porporato australiano, sopraggiunta per un arresto cardiaco seguito ad un intervento di routine a cui si era sottoposto in una clinica romana, ha lasciato sotto shock i suoi non pochi estimatori ed ha avuto l'effetto di rendere manifesto il peso significativo che Pell aveva guadagnato in una parte non trascurabile della Chiesa. Quella che vive con disagio certe accelerazioni viste in questo pontificato nell'"aprire processi".

Il funerale
Il funerale del prefetto emerito della Segreteria per l'economia ha riunito a San Pietro i membri del Sacro Collegio residenti a Roma, tra cui diversi "reduci" della stagione wojtyliana-ratzingeriana. Qualche nome: il nigeriano Francis Arinze, l'italiano Camillo Ruini, il tedesco Walter Brandmüller, lo statunitense Raymond Leo Burke. Questi ultimi in particolare - gli ultimi due viventi tra i firmatari dei famosi dubia su Amoris Laetitia - erano legatissimi a Pell. C'erano anche Gerhard Ludwig Müller e Giovanni Angelo Becciu, creati da Francesco ma poi da lui stesso esautorati dai loro incarichi in Curia. Seppur con diverse motivazioni, sono alcuni dei cardinali che vivono con maggiore insofferenza l'indirizzo e le decisioni dell'attuale pontificato. Un'insofferenza tornata d'attualità in queste settimane dopo la morte di Benedetto XVI e soprattutto dopo le rivelazioni del suo segretario particolare, monsignor Georg Gänswein sulle sue incomprensioni con Francesco. Anche l'arcivescovo tedesco era in Basilica, a pochi metri dal Papa che ha tenuto il rito dell'ultima raccomandazione e commiato.

L'ultimo articolo
Jorge Mario Bergoglio, arrivato in sedia a rotelle ma comunque in grado di rimanere in piedi per diversi minuti, ha chiuso il funerale del cardinale che ha esplicitato quel disagio serpeggiante in Curia. L'ultima eredità di Pell, infatti, è una critica molto dura ad uno dei progetti a cui papa Francesco è più affezionato, quel Sinodo sulla sinodalità che il porporato australiano - in un articolo scritto poco prima di morire e pubblicato postumo dalla rivista britannica The Spectator - ha definito "un incubo tossico". Il documento preparatorio diffuso dalla segreteria generale del Sinodo, secondo Pell, sarebbe "uno dei documenti più incoerenti mai inviati da Roma". Nel suo stile poco diplomatico, il prelato recentemente scomparso ha accusato il testo di essere "incompleto, ostile in modo significativo alla tradizione apostolica" e di non riconoscere "da nessuna parte il Nuovo Testamento come Parola di Dio".

Il memorandum
Non c'era solo il Sinodo sulla sinodalità a impensierire il prefetto emerito della Segreteria per l'economia. Il vaticanista Sandro Magister, infatti, ha rivelato che proprio Pell fu l'autore di un memorandum redatto da un cardinale rimasto finora anonimo e che denunciava quelli che venivano ritenuti tutti i problemi nel governo della Chiesa. Firmato con lo pseudonimo di Demos e circolato nel Sacro Collegio, il documento non si limitava alle questioni di dottrina e di pastorale, ma prendeva di mira anche la situazione finanziaria e quella giudiziaria.

Notevole il fatto che nel testo sia stata menzionata la condizione del cardinale Becciu, attualmente sotto processo in Vaticano per l'inchiesta nata dallo scandalo londinese, sostenendo che il porporato sardo "non è stato trattato con giustizia": Pell, infatti, è stato un oppositore dell'ex sostituto ed aveva accolto inizialmente con favore la sua destituzione. Ma l'indirizzo preso dall'indagine e dal processo a suo carico - se la rivelazione di Magister venisse confermata - potrebbe aver fatto sì che l'ex nemico australiano avesse solidarizzato alla fine con Becciu.

Obiettivo Conclave?
"Demos" accusava con nettezza un suo confratello, il cardinale Jean-Claude Hollerich, di essere "esplicitamente eretico" perché "rigetta l'insegnamento cristiano sulla sessualità". E in effetti anche a Il Giornale.it risulta che Pell ritenesse necessario un intervento della Congregazione per la dottrina della fede per correggere le dichiarazioni del gesuita lussemburghese che aveva invocato un cambiamento di dottrina sull'omosessualità. Hollerich, peraltro, viene addirittura indicato come uno dei nomi papabili in un prossimo Conclave nel caso dovesse prevalere la linea della continuità. Il memorandum pubblicato lo scorso marzo da Magister sul suo blog Settimo Cielo parlava senza mezzi termini di un futuro Conclave, dicendo che "i primi compiti del nuovo papa saranno il ripristino della normalità, il ripristino della chiarezza dottrinale nella fede e nella morale, il ripristino del giusto rispetto del diritto e la garanzia che il primo criterio per la nomina dei vescovi sia l’accettazione della tradizione apostolica".

Il carisma di Pell
Un testo, dunque, che si presentava come una sorta di manifesto programmatico senza cadere negli intrighi di eventuali candidature, ma limitandosi ad un elenco di cose da fare.
Se è vero che Pell lo scrisse, lo fece per lanciare la sua candidatura? Questa è un'ipotesi da escludere. Nonostante le doti riconosciute di leadership, il cardinale aveva già superato gli 80 anni e non sarebbe comunque entrato in Conclave (pur potendo, teoricamente, essere eletto dai confratelli elettori). Non coltivava simili ambizioni ma è probabile che fosse spinto dal suo incondizionato amore per la Chiesa che lo portava, dunque, a identificare il bene per lei con quanto espresso nel testo. Piuttosto, non è da escludere che il porporato australiano avrebbe potuto svolgere un ruolo da popemaker per un eventuale candidato "centrista", considerate le sue capacità organizzative ed un certo pragmatismo da politico.
Semplificando ciò che è difficile semplificare, la sua morte improvvisa ha fatto perdere al fronte degli scontenti la figura probabilmente più carismatica e capace di farsi ascoltare anche da chi non ha preso posizione pubblicamente sui temi più divisivi degli ultimi nove anni.

Il rapporto con Francesco
A volere Pell in Curia includendolo prima nel Consiglio dei cardinali e poi affidandogli la guida della Segreteria per l'economia vaticana fu proprio Francesco. ll Papa anche di recente ha più volte avuto parole di stima nei confronti del porporato australiano, definendolo "genio" e "un grande uomo" per il lavoro fatto sulle finanze vaticane. Dell'australiano, Bergoglio apprezzava probabilmente la schiettezza che lo contraddistingueva anche al suo cospetto e che lo aveva portato anche a criticare la decisione di Benedetto XVI - da lui molto apprezzato - di dimettersi e poi di assumere il titolo di Papa emerito. Una schiettezza di cui ha dato prova anche nel suo ultimo scritto pubblico, l'articolo già citato e pubblicato da The Spectator, successivo ai complimenti indirizzatigli dal Papa nell'intervista tv a Mediaset e che sembra destinato ad aprire una discussione nella Chiesa anche dopo la sua morte.

sabato, gennaio 14, 2023

Il Papa: nel portare il Vangelo la vita consacrata si adatti alle circostanze del tempo

@ - Nell'udienza con il Consiglio primaziale della Confederazione dei canonici regolari di Sant’Agostino Francesco ricorda che consacrarsi a Dio significa fare del Vangelo la propria regola di vita, amare Cristo e la Chiesa suo corpo: le congregazioni non si isolino, ma vivano il presente aprendosi al futuro. La spiritualità dell’incontro, ascolto e dialogo, è essenziale per la sinodalità.


Regola fondamentale della vita religiosa è la sequela di Cristo proposta dal Vangelo. Assumere il Vangelo come regola di vita, fino a poter dire con San Paolo: “Non vivo più io, ma Cristo vive in me”.

Papa Francesco ribadisce questo assunto parlando al Consiglio primaziale della Confederazione dei canonici regolari di Sant’Agostino, ricevuto nella Biblioteca del Palazzo Apostolico, e chiede ai religiosi di fare del Vangelo il proprio vademecum e di non ridurlo a ideologia, perché rimanga sempre spirito e vita. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

Il Vangelo ci riporta continuamente a porre Cristo al centro della nostra vita e della nostra missione. Ci riporta al “primo amore”. E amare Cristo significa amare la Chiesa, suo corpo. La vita consacrata nasce nella Chiesa, cresce con la Chiesa e fruttifica come Chiesa. È nella Chiesa, come ci insegna Sant’Agostino, che scopriamo il Cristo totale.

La ricerca di Dio
Rivolgendosi, poi, più direttamente ai canonici regolari di Sant’Agostino, il Papa richiama l’anelito dell’uomo verso Dio descritto dal vescovo di Ippona nelle Confessioni e spiega che “Dio ci ha fatti per Sé e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Lui”. Per questo i canonici regolari si dedicano principalmente alla “costante e quotidiana ricerca del Signore”. Anzitutto nella vita comunitaria, perché la koinonia, ossia la comunione e la relazione fraterna, renda “tutti costruttori, tessitori di fraternità”.

Cercare il Signore nella lettura assidua della Sacra Scrittura, nelle cui pagine risuonano Cristo e la Chiesa. Cercare il Signore nella liturgia, in particolare nell’Eucaristia, culmine della vita cristiana, che significa e realizza l’unità della Chiesa nell’armonia della carità. Cercarlo nello studio e nella pastorale ordinaria. Cercarlo anche nelle realtà del nostro tempo, sapendo che nulla di ciò che è umano può esserci estraneo e che, liberi da ogni mondanità, possiamo animare il mondo con il lievito del Regno di Dio.

Il cammino dell’interiorità alla scuola di Sant’Agostino
Ma la ricerca di Dio “presuppone il cammino dell’interiorità, della conoscenza e dell’amore del Signore, alla scuola di Sant’Agostino”, avverte Francesco, che cita l’invito del vescovo di Ippona a ritrovarsi nella propria interiorità - “non uscire da te stesso, entra costantemente in te stesso; la verità abita nell’uomo interiore” - per spiegare che lì la luce di Cristo "illumina per noi le realtà temporali”.

La confederazione fra congregazioni strumento di sinodalità
Ai canonici regolari di Sant'Agostino il Papa ricorda anche l’importanza della loro Confederazione, istituita da Giovanni XXIII nel 1959 e volta a favorire la comunione fra congregazioni che condividono lo stesso carisma. Sottolinea gli obiettivi dell’organismo e tra questi l’aiuto vicendevole fra congregazioni, “per quanto riguarda la dimensione spirituale, la formazione dei giovani, la formazione permanente e la promozione della cultura”. E spiega, Francesco, che attraverso le confederazioni si evita l’isolamento delle singole congregazioni, che è pericoloso.

Bisogna fare molta attenzione a preservarsi dalla malattia dell’autoreferenzialità e a custodire come vero tesoro la comunione tra le diverse Congregazioni. Siete ben consapevoli di trovarvi tutti sulla stessa barca e che “nessuno costruisce il futuro isolandosi o solo con le proprie forze, ma riconoscendosi nella verità di una comunione che sempre si apre all’incontro, al dialogo, all’ascolto e all’aiuto reciproco”. Praticare la spiritualità dell’incontro: questo è essenziale per vivere la sinodalità nella Chiesa.

Adattarsi alle circostanze del tempo
E poi, specifica il Papa, la vita consacrata “deve adattarsi alle circostanze del tempo”, da qui l’indicazione ai canonici regolari ad adattarsi anche ai diversi luoghi e alle culture in cui sono presenti, “sempre alla luce del Vangelo e del proprio carisma”, perché la memoria è buona se è feconda, altrimenti è archeologica, “trasforma in pezzi da museo”, afferma Francesco, “magari degni di ammirazione ma non di imitazione". Invece la memoria della propria storia, delle radici, “la memoria deuteronomica” la chiama il Pontefice, “ci aiuta a vivere pienamente e senza paura il presente per aprirci al futuro con speranza rinnovata”.

Infine il Papa esorta i canonici regolari di Sant’Agostino a rivisitare il loro carisma e a “rafforzare la comunione di vita sull’esempio della primitiva comunità apostolica”, “anticipazione dell’unione piena e definitiva in Dio e via verso di essa”.

giovedì, gennaio 12, 2023

Padre Georg Gänswein: “Aborto, gender, caso Orlandi, documenti… Su Benedetto XVI e Francesco racconto nient’altro che la verità” – esclusivo

@ - Chissà se qualcuno si è pentito per aver deciso di diffondere i contenuti del libro intitolato Nient’altro che la Verità – La mia vita al fianco di Benedetto XVI proprio nei giorni del lutto del Papa emerito. Prima le anticipazioni di alcuni stralci, a poche ore dalla morte di Joseph Ratzinger, avvenuta il 31 dicembre scorso, e poi l’arrivo nelle librerie, il 12 gennaio, del volume hanno creato contrasti, malumori, critiche, polemiche in Vaticano e non solo. Il libro, scritto da monsignor Georg Gänswein, che è stato segretario di Ratzinger fin dal 2003, con il vaticanista Saverio Gaeta e pubblicato da Piemme, pare che inizialmente non avesse ancora una data di uscita definita. Poi, la morte del Papa emerito ha fatto propendere di andare subito alla stampa foto | video


LA SALUTE DI RATZINGER - Nelle memorie, monsignor Georg Gänswein racconta la sua esperienza accanto a Joseph Ratzinger dall’inizio alla fine. L’arcivescovo tedesco si sofferma anche sulle questioni di salute di Ratzinger: ricorda l’ictus del 1991, il pacemaker impiantato per stabilizzare il ritmo cardiaco prima nel 2003 e poi sostituito nel 2012 e nel 2022. Fa riferimento alla difficoltà di parlare del Papa emerito, negli ultimi anni, dovuta all’affaticamento polmonare. «Dio mi ha tolto la parola per farmi apprezzare sempre meglio il silenzio», aveva commentato a questo proposito Papa Benedetto. Si descrivono anche gli ultimi giorni di vita del Papa emerito e le ultime parole pronunciate, alle tre del mattino del 31 dicembre, e raccolte dall’infermiere presente: «Signore, ti amo». C’è la morte di Benedetto XVI, alle 9.34, e anche il suo testamento spirituale, steso il 29 agosto 2006.


DUE PAPI A CONFRONTO SU ABORTO E GENDER - Nel libro Nient’altro che la Verità – La mia vita al fianco di Benedetto XVI padre Georg parla anche di Bergoglio: elenca sensibilità pastorali diverse tra il Papa emerito e Papa Francesco, approcci differenti. Per esempio, sulla questione gender o sull’esortazione apostolica postsinodale di Bergoglio Amoris laetitia, del 2016, che conteneva aperture alla comunione ai divorziati risposati.

A proposito dell’esortazione apostolica, l’arcivescovo tedesco sottolinea che Papa Benedetto non comprendeva «il motivo per cui si era lasciata aleggiare in quel documento una certa ambiguità, consentendo interpretazioni non univoche». E annota anche che restò sorpreso dal silenzio di Papa Francesco sulla lettera dei Dubia (dove si ponevano domande critiche proprio sull’Amoris laetitia), inviata al Papa da quattro cardinali nel settembre 2016. A questo punto bisogna sottolineare che ufficialmente il Papa emerito non ha mai commentato le azioni pastorali di Papa Francesco. Ancora nel 2018 al suo biografo, Peter Seewald, disse che non avrebbe dato risposte ad alcune sue domande perché avrebbero «inevitabilmente rappresentato un’interferenza nell’operato dell’attuale pontefice. Ho dovuto evitare tutto ciò che va in questa direzione e voglio continuare a farlo». Lo riporta Seewald nella biografia Benedetto XVI – Una vita, pubblicata da Garzanti nel 2020.

Ora, nel libro Nient’altro che la Verità – La mia vita al fianco di Benedetto XVI, padre Georg rivela che quando Papa Francesco, sei mesi dopo l’elezione, rilasciò la sua prima intervista a padre Antonio Spadaro, direttore di La Civiltà Cattolica, mandò al Pontefice emerito una copia della rivista chiedendogli qualche commento. Il Papa Benedetto prese sul serio la richiesta e, dopo aver letto con attenzione l’intervista, essendo stato invitato a fare osservazioni critiche, mandò a Bergoglio una lettera articolata. Ratzinger, secondo quanto riportato dal suo segretario, scrive che ha letto «il testo con gioia e con vero guadagno spirituale e con un consenso completo». Poi annota: «In due punti vorrei aggiungere un aspetto complementare». Si tratta di aborto e omosessualità.
Sul primo tema, il Papa emerito fa riferimento ad alcune frasi di Bergoglio, quelle dove sostiene che «una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine… Dobbiamo trovare un nuovo equilibrio». Papa Benedetto, ricordando l’impegno pro vita di Wojtyla, dice di aver capito «che per Giovanni Paolo II questo non era moralismo, ma era la lotta per la presenza di Dio nella vita umana», annota. «Giovanni Paolo II, così ho imparato, aveva compreso che l’aborto e le forme di procreazione artificiale, di manipolazione e di distruzione di vite umane, erano sostanzialmente un “no” al Creatore». Insomma, la puntualizzazione c’è. Sull’omosessualità il Papa emerito esprime accordo con Bergoglio sulla necessità di trovare «l’equilibrio tra il rispetto della persona, l’amore pastorale e la dottrina della fede». Poi fa un’analisi, citando Sartre, sulla filosofia del gender nell’accezione secondo cui «è la singola persona stessa che si fa uomo o donna». E qui, avverte Ratzinger, «si tratta di una radicale negazione del Creatore», ritrovando in questo «un pretesto per guerra ideologica». Conclude poi: «Perciò, la resistenza forte e pubblica contro questa pressione è necessaria. Dobbiamo realizzare questa resistenza senza perdere nella vita pastorale l’equilibrio tra amore del pastore e verità della fede».

Padre Georg sostiene di ignorare la reazione di Bergoglio a queste osservazioni di Ratzinger. E aggiunge: «Tuttavia, richieste specifiche di osservazione in merito a questi testi non sono più giunte».
Il racconto-confronto tra “i due papi” riporta anche che alcune affermazioni di Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium, del 2013, «suonarono estranee alla sensibilità teologica di Benedetto». Il riferimento era alla ricerca ipotizzata da Bergoglio di trovare nuove forme «per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione». In questi brani si evidenzia una visione che rimanda all’antica contrapposizione tra conservatori e progressisti.


LA MESSA IN LATINO - Padre Georg cita anche il motu proprio Traditionis Custodes di Papa Francesco, del 16 luglio 2021, riguardante la celebrazione della messa in latino. «Quando gli chiesi un parere, mi ribadì che il Pontefice regnante ha la responsabilità di decisioni come questa e deve agire secondo ciò che ritiene come il bene della Chiesa», riferisce monsignor Georg Gänswein. «Ma, a livello personale, riscontrò un deciso cambio di rotta e lo ritenne un errore poiché metteva a rischio il tentativo di pacificazione che era stato compiuto quattordici anni prima. Benedetto in particolare ritenne sbagliato proibire la celebrazione della messa con rito antico nelle chiese parrocchiali, in quanto è sempre pericoloso mettere un gruppo di fedeli in un angolo, così da farli sentire perseguitati e da inspirare in loro la sensazione di dover salvaguardare a ogni costo la propria identità di fronte al “nemico”».

Prefetto dimezzato
Monsignor Georg Gänswein nel libro annota e registra anche incomprensioni e retroscena. Rivela di essersi sentito un «prefetto dimezzato», quando Bergoglio, a fine gennaio 2020, lo allontanò dalla guida della Prefettura pontificia (anche se formalmente è rimasta l’appartenenza al ruolo). «Rimasi scioccato e senza parole», scrive. E riferisce sulla questione le parole del Papa emerito: «Sembra che Papa Francesco non si fidi più di me e desideri che lei mi faccia da custode».

Questa contrapposizione tra Bergoglio e Ratzinger, che nei quasi 10 anni vissuti da Pontefice emerito nel Monastero Mater Ecclesiae, vicino a Casa Santa Marta, dove abita Papa Francesco, è stata spesso messa in campo. Ma nei giorni del lutto ha generato stupore e disappunto.

Nelle 336 pagine del volume compare spesso la distanza tra padre Georg e Bergoglio. «La speranza di Benedetto che io sarei stato l’anello di collegamento tra lui e il successore fu un po’ troppo ingenua poiché, già dopo qualche mese, ho avuto l’impressione che tra me e il nuovo Pontefice non si riuscisse a creare l’opportuno clima di affidamento, necessario pe poter portare avanti in modo adeguato un tale impegno», lamenta l’arcivescovo tedesco. E sostiene che a fine 2017, quando riceve la conferma quinquennale, a capo della Prefettura pontificia, ciò avviene essenzialmente per rispetto verso la nomina fatta da Benedetto XVI. «Fin dall’inizio ero scavalcato e Papa Francesco prendeva accordi direttamente con il mio vice, il reggente Leonardo Sapienza», scrive.

Si evidenzia un rapporto complesso, culminato in due episodi, due polemiche molto mediatiche, che forse è necessario ricordare.

La prima porta al marzo 2018, quando il Papa emerito era stato invitato a sostenere con un commento la pubblicazione, da parte della Libreria editrice vaticana, di una collana teologica bergogliana. Ma Ratzinger declinò, per la presenza di alcuni teologi che erano stati critici verso il suo pontifica­to. Si generarono in­comprensioni che portarono alle dimissioni di monsignor Da­rio Viganò dal ruolo di Prefetto della Segreteria per le comunicazioni e uomo chiave della riforma dei media vaticani in quel periodo. Viganò, in questa situazione era stato contrapposto a Gänswein e “costretto a sacrificarsi”.

Successivamente, nel gennaio 2020 la pubblicazione del volume Dal profondo dei nostri cuori, dedicato alla difesa del celibato dei sacerdoti uscito prima in Francia a doppia firma, Be­nedetto XVI e cardinale Robert Sarah, apparve come un’invasione di campo verso il ministero di Papa Francesco. Bergoglio stava preparando l’Esortazione apostoli­ca sul Sinodo sull’Amazzonia dell’ottobre 2019, quando i vescovi, con 128 sì e 41 no, si erano espressi sulla possibilità di ordinare sacerdoti diaconi perma­nenti sposati (era la prima volta che in un documento della Chiesa cattolica si parlava di preti sposati, e il celibato, anche se non è un dogma, è una disciplina millenaria della Chiesa latina). Dopo quest’ultimo episodio, padre Georg fu allontanato dalla Prefettura pontificia.


I DOCUMENTI DA DISTRUGGERE E IL CASO ORLANDI - Nel libro Nient’altro che la Verità – La mia vita al fianco di Benedetto XVI, monsignor Georg Gänswein riferisce anche degli scritti del Papa emerito e dice di aver ricevuto indicazioni precise: «I fogli privati di ogni tipo devono essere distrutti. Questo vale senza eccezioni e senza scappatoie». Padre Georg lo dice nel ruolo di esecutore testamentario di Ratzinger.

Durante i funerali di Benedetto XVI in piazza San Pietro, lo scorso 5 gennaio, non sono mancati cartelli e invocazioni “Santo subito”. A questo proposito, nel suo libro di memorie padre Georg esprime la sua opinione su una eventuale causa di beatificazione e canonizzazione del Papa emerito. «Non ho dubbi sulla sua santità, però ben conoscendo anche la sensibilità espressami privatamente da Benedetto XVI, non mi permetterò di fare alcun passo per accelerare un processo canonico», scrive nel libro. «Il mio suggerimento sarà piuttosto di lasciar sedimentare tutte le questioni sorte in tanti anni di vita, e particolarmente nel periodo di pontificato e di emeritato, in modo che il giudizio sulle virtù eroiche di Joseph Ratzinger – che io reputo indiscutibili – possa essere totalmente cristallino e ampiamente dimostrato e condiviso».

Padre Georg, tra temi di dottrina e pastorale, racconta molto ancora. Anche di misteri e scandali.
Su Emanuela Orlandi, scomparsa a 15 anni nel 1983, e mai ritrovata, dice: «Io non ho mai compilato alcunché in relazione al caso Orlandi, per cui questo fantomatico dossier non è stato reso noto unicamente perché non esiste». Ancora oggi la scomparsa della cittadina vaticana è un giallo. Monsignor Gänswein affronta anche la vicenda di Vatileaks e argomenti meno complicati. Tra questi c’è anche il film I due papi, del 2019. Rivela che quando si girò a Roma, Anthony Hopkins, l’attore che aveva il ruolo di Ratzinger nella storia, aveva chiesto di incontrare il Papa emerito. Ma si decise di no per non dare un’interpretazione implicita di approvazione alla sceneggiatura, che, sottolinea l’arcivescovo tedesco, «propone come vere vicende mai avvenute». La ricerca della verità è sempre complessa. C’è quella “Verità” scritta con la maiuscola, come nel libro di monsignor Georg Gänswein. E c’è quella di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI che l’aveva eletta filosoficamente e teologicamente progetto e meta nel suo motto: Cooperatores veritatis, ovvero collaboratori della verità.

giovedì, dicembre 15, 2022

L’accusa: «Maxi-truffa in Vaticano: venduti i diritti sulla Cappella Sistina senza che la Chiesa sapesse»

@ - L’inchiesta di un sito americano: «accordi a sei cifre». Nessun commento dal Vaticano, i Musei: «Nessuna indagine o denuncia». Le smentite della società coinvolta e anche di quella che avrebbe rischiato il raggiro


Una truffa milionaria ai danni dei Musei Vaticani, descritta come un «furto high-tech», con una società che avrebbe millantato i diritti di riproduzione dei capolavori custoditi Oltretevere, a cominciare dalla Cappella Sistina, chiedendo «accordi a sei cifre».

Lo sostiene un sito d’informazione statunitense, The Daily Wire, smentito dalla società coinvolta e anche da quella che avrebbe rischiato il raggiro, mentre dal Vaticano non arriva nessun commento e i Musei si limitano a dire che in Vaticano non c’è nessuna inchiesta né denuncia.

A parlare del presunto raggiro, nell’articolo del sito americano, è una legale di New York, Sarah Rose Speno, che racconta di aver contattato a marzo, «per la mostra di un cliente» , una casa editrice italiana, la Scripta Maneant, che anni fa aveva pubblicato «un grande libro con immagini ad alta risoluzione degli interni del Vaticano, compresa la Cappella Sistina».
L’avvocato racconta di essersi insospettita, dopo una richiesta di 550 mila dollari e «un bonifico di 82.500 dollari» chiesto entro fine agosto come anticipo: «Abbiamo risolto l’accordo quando Scripta non è stata in grado di fornirci un consenso documentato da parte del Vaticano».

Il sito americano scrive che «secondo il contratto che Scripta Maneant ha fornito a Speno, la società aveva ottenuto l’accesso esclusivo alla Cappella Sistina dai Musei Vaticani nel 2015». E aggiunge: «Ma i documenti esaminati dal Daily Wire suggeriscono che l’accordo riguardava solo l’accesso per scattare immagini ad alta risoluzione delle opere d’arte del Vaticano per un libro in edizione limitata, dal prezzo di oltre 22 mila dollari a copia. I Musei Vaticani hanno dichiarato al Daily Wire che i diritti di licenza di Scripta Maneant sulle immagini ottenute nel 2015 erano contrattualmente ristretti - limitati esclusivamente alla loro società, per un solo progetto».

Il Daily Wire scrive di aver interpellato il vicedirettore dei Musei Vaticani, monsignor Paolo Nicolini, il quale «ha negato di aver concesso alla società in questione l’autorizzazione per la vendita dei diritti sulle opere d’arte», e fa notare che il 7 novembre lo stesso Nicolini è stato ricevuto in udienza da Papa Francesco. Scrive anche che «Scripta Maneant ha venduto i diritti di licenza più di un anno fa a Lighthouse Immersive per la sua mostra “Immersive Vatican”, lanciata a ottobre», e che «la Speno sospetta che quella mostra sia stata agevolata da un contratto di Scripta Maneant molto simile a quello da lei rifiutato».

Dopo la pubblicazione dell’articolo, è arrivata la replica della società chiamata in causa, che parla di «accuse infamanti», scrive che «nulla di quanto è comunicato risponde a verità» e fornisce una ricostruzione ben diversa: «La nostra società, a partire dal marzo 2022, ha trattato con la società “Museum Masters International” (MMI) per una mostra virtuale (“immersive exhibition”) relativa ai Maestri del Rinascimento in Italia, mostra della quale solo una minima parte riguarda opere conservate presso i Musei Vaticani».

Si tratta di mostre realizzare con la tecnica degli «Shooting» fotografici «attraverso i quali si possono ottenere esperienze immersive di alto valore artistico». E comunque «Scripta Maneant non ha mai dichiarato e mai dichiarerà di poter cedere a chiunque alcuna immagine o alcuna licenza di immagine, né per questo tipo di attività né per attività di carattere più squisitamente editoriale».

Nel caso in questione, l’ipotesi di accordo non era per una mostra, ma per quaranta, scrive la società italiana: «La signora Speno, a noi presentatasi come avvocatessa e con una delega firmata dalla presidente della società MMI, dottoressa Marylin Goldberg - delega solo di recente risultata poi estorta dalla Speno secondo dichiarazione della sig.ra Goldberg stessa - a seguito di lunghe trattative con noi, ha da noi ottenuto un accordo secondo il quale Scripta Maneant avrebbe dovuto fornire, per la somma complessiva di euro 550 mila, fino a 40 mostre riguardanti i Maestri del Rinascimento, da esporre in 40 musei compresi tra Canada, Stati Uniti e Messico. Da cui, considerando i costi di riprese fotografiche, licenze ai Musei Vaticani e ad altri musei e i costi di realizzazione dei video, il prezzo richiesto non solo è legittimo ma è al di sotto della media di questi nuovi mercati perché in realtà se MMI avesse attivato tutte le 40 mostre, ciascuna di esse gli sarebbe costata solo 13.750 euro».

In un altro comunicato, la Museum Masters International ha informato di aver licenziato la legale che ha poi denunciato la presunta truffa, e prende le distanze dalla «accuse mosse a Scripta Maneant, ai Musei Vaticani e a Monsignor Paolo Nicolini»: «Non abbiamo nulla a che fare con tutto questo. La signora Speno ci ha detto che stava preparando, da sola, tutta questa pubblicità negativa che sarebbe stata presto pubblicata dalla stampa internazionale. Quando abbiamo saputo di questa cosa, che non abbiamo mai accettato o permesso, l’abbiamo immediatamente licenziata perché non abbiamo mai approvato alcuna negatività contro Scripta Maneant, i Musei Vaticani o il Vaticano».

Scomparso ex capo guardie Papa, amico avvocato 'sta bene' 'Nessuno deve preoccuparsi, decisione per motivi personali'

@ - Sul caso della scomparsa di Daniel Anrig, per cinque anni comandante delle Guardie Svizzere in Vaticano e congedato dallo stesso Papa nel 2014, arrivano le rassicurazioni di un suo amico avvocato.


Anrig è segretario comunale a Zermatt (Svizzera) e da diversi giorni - riporta la stampa elvetica - ha fatto perdere le sue tracce.

Il suo rapporto di lavoro era stato sciolto a fine ottobre ma avrebbe dovuto lavorare nel Comune ai piedi del Cervino sino a fine dicembre. Invece non si è più presentato in ufficio. E' stato cercato anche nella sua abitazione, che risulta vuota.
"Daniel Anrig sta bene. La sua decisione è puramente personale e nessuno deve preoccuparsi. Per rispetto della sua privacy, non mi è consentito dire di più" ma tutto questo" non ha a che fare con il suo lavoro a Zermatt. Il sindaco è stato informato della sua assenza più di una settimana fa", ha fatto sapere al portale cattolico svizzero kath.ch l'avvocato Max Imfeld, che ha reso dichiarazioni analoghe anche al sito del quotidiano svizzero Walliser Bote.
Secondo alcune illazioni il mancato rinnovo del mandato quinquennale in Vaticano, nel 2014, fu legato anche a critiche per comportamenti troppo bruschi nei confronti dei sottoposti.(ANSA).

Agca scrive a Pietro Orlandi, "Emanuela consegnata alle suore" "Vaticano coinvolto in rapimento,come quello di Mirella Gregori"

@ - Ali Agca, l'autore dell'attentato a papa Giovanni Paolo II nel 1981, ha scritto una lunga lettera a Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, raccontando l'ennesima sua versione dei fatti sul rapimento della giovane cittadina vaticana il 22 giugno 1983.


Secondo quanto scrive nella lettera - di cui dà notizia il Corriere della Sera -, Emanuela Orlandi sarebbe stata al centro di un intrigo tutto vaticano, e il suo rapimento era collegato a quello di Mirella Gregori.

"Emanuela Orlandi - le parole di Agca - era un fatto tutto vaticano ed é stata presa in consegna da alcune suore fin dall'inizio, ha compreso l'importanza del suo ruolo e lo ha accettato serenamente. So di lei soprattutto grazie a un padre spagnolo che mi ha visitato in Italia e anche qui a Istanbul. Un uomo, un religioso, animato da una fede autentica, che conosce i misteri del mondo e che non mente".
Agca, che oggi vive in Turchia insieme alla moglie italiana, ha già incontrato Pietro Orlandi nel 2010 durante una riunione segreta. Nella lettera spiega anche quale fosse il coinvolgimento del Vaticano nel rapimento di Emanuela. "Papa Wojtyla credeva profondamente nel Terzo Segreto di Fatima e credeva anche nella missione che Dio gli assegnava, ovvero la conversione della Russia - sostiene -. (Dopo l'attentato) Wojtyla in persona voleva che io accusassi i Servizi segreti bulgari e quindi il Kgb sovietico. Il premio per la mia collaborazione, che loro mi offrirono e che io pretendevo, era la liberazione in due anni. Io potevo essere liberato tuttavia solo a condizione che il presidente Sandro Pertini mi concedesse la grazia ed esattamente per questa ragione Emanuela e Mirella vennero rapite". Pertini, però, sottolinea Agca, "non era manovrabile". Per cui - conclude - "i rapimenti di Emanuela e di Gregori furono decisi dal Governo vaticano ed eseguiti da uomini del Servizio segreto vaticano vicinissimi al Papa. La trattativa pubblica era ovviamente una sceneggiata ben orchestrata da pochi alti prelati operanti all'interno dei servizi vaticani". (ANSA).

sabato, dicembre 10, 2022

Cei: in chiesa si possono usare di nuovo le acquasantiere e scambiarsi il segno di pace

 @Nonostante dia libertà ai singoli vescovi di stabilire le regole per la propria parrocchia, la Cei ha inviato il 2 dicembre scorso una lettera per consigliare le nuove regole anti-covid in chiesa e a messa.


È importante ricordare – scrive nel comunicato la Cei – che non partecipi alle celebrazioni chi ha sintomi influenzali e chi è sottoposto a isolamento perché positivo al Sars-CoV-2; si valuti, in ragione delle specifiche circostanze e delle condizioni dei luoghi, l’opportunità di raccomandare l’uso della mascherina; è consigliata l’indicazione di igienizzare le mani all’ingresso dei luoghi di culto; è possibile tornare nuovamente a ripristinare l’uso delle acquasantiere; è possibile svolgere le processioni offertoriali; non è più obbligatorio assicurare il distanziamento tra i fedeli che partecipino alle celebrazioni; si potrà ripristinare la consueta forma di scambio del segno della pace; si consiglia ai ministri di igienizzare le mani prima di distribuire la Comunione. Nella celebrazione dei Battesimi, delle Cresime, delle Ordinazioni e dell’Unzione dei malati si possono effettuare le unzioni senza l’ausilio di strumenti”.

Si continua a consigliare la mascherina, ma sono state rimosse alcune restrizioni a cui i fedeli avevano iniziato ad abituarsi.