Parco Archeologico Religioso CELio

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venerdì, luglio 24, 2026

La religione che dominerà il mondo entro il 2050

 

La religione che dominerà il mondo entro il 2050

 

La religione che dominerà il mondo entro il 2050

La religione che dominerà il mondo entro il 2050

 

Le religioni sono state a lungo una caratteristica distintiva della civiltà umana e hanno plasmato intere culture e società in tutto il mondo. Ma la composizione religiosa del mondo è tutt'altro che statica: è in costante mutamento a causa dei cambiamenti nella crescita della popolazione, delle migrazioni e persino delle scelte di fede delle singole persone.

Nei prossimi decenni, il panorama religioso subirà trasformazioni significative: alcune fedi cresceranno rapidamente, mentre altre subiranno un processo di stasi o di declino. La demografia gioca un ruolo centrale in questi cambiamenti. I tassi di fertilità, la distribuzione dell'età e la concentrazione geografica contribuiscono all'ascesa e al declino di alcuni gruppi religiosi.

 

Quanto saranno diverse le comunità religiose nel 2050? Che aspetto avranno le loro popolazioni? Quali fedi guadagneranno terreno e quali si dissolveranno lentamente? Cliccate su questa galleria per scoprirlo.

 

Un aumento globale

Se attualmente la popolazione del pianeta è di 8,2 miliardi di persone, si prevede che entro il 2050 il numero salirà a 9,3 miliardi, con un aumento di quasi il 14%. Anche alcune confessioni religiose cresceranno, mentre altre subiranno una battuta d'arresto.

 

Il cristianesimo rimarrà la fede più grande

Nonostante la rapida crescita dell'Islam, si prevede che il cristianesimo rimarrà la religione più diffusa al mondo. Entro il 2050, i cristiani costituiranno circa il 31% della popolazione, superando di poco i musulmani. Ma la sua crescita avverrà soprattutto nell'Africa subsahariana, mentre diminuirà nelle regioni tradizionalmente cristiane come l'Europa.

L'ascesa fulminea dell'Islam

Si prevede che i musulmani cresceranno a un ritmo sorprendente, aumentando del 41% tra il 2025 e il 2050. Il declino degli atei

Nonostante l'aumento dell'irreligiosità in alcune nazioni occidentali, la quota globale di atei, agnostici e persone non affiliate alla religione si ridurrà. Mentre il loro numero assoluto aumenterà leggermente, la loro percentuale sulla popolazione mondiale diminuirà da circa il 16% nel 2025 al 13% nel 2050.

Il futuro del Buddismo

A differenza della maggior parte delle altre grandi religioni, il buddismo dovrebbe registrare una crescita minima o nulla. A causa dei bassi tassi di fertilità e dell'invecchiamento della popolazione in Paesi come la Cina, il Giappone e la Thailandia, la popolazione buddista globale rimarrà probabilmente delle stesse dimensioni del 2025.

La costante ascesa dell'induismo

Gli indù registreranno una crescita moderata, in linea con le tendenze demografiche globali. Si prevede che la popolazione indù crescerà del 34%, passando da poco più di un miliardo nel 2010 a quasi 1,4 miliardi nel 2050.

La lenta espansione dell'ebraismo

La popolazione ebraica crescerà, ma a un ritmo più lento rispetto alla maggior parte degli altri gruppi religiosi. Con un aumento di appena il 16%, la popolazione ebraica globale dovrebbe raggiungere i 16,1 milioni entro il 2050, rimanendo comunque uno dei gruppi religiosi più piccoli.

La resistenza delle religioni popolari

Le religioni tradizionali africane, le credenze popolari cinesi e le tradizioni spirituali indigene registreranno un aumento dell'11%, raggiungendo circa 450 milioni di aderenti entro il 2050. Ma la loro percentuale sulla popolazione globale è destinata a diminuire, poiché non tengono il passo con la crescita della popolazione mondiale.

Fedi come il Sikhismo, il Giainismo e il Taoismo (nella foto) si espanderanno leggermente, passando da 58 milioni di aderenti nel 2010 a oltre 61 milioni nel 2050. Ma, proprio come le credenze popolari e indigene, queste religioni diminuiranno in termini di percentuale della popolazione globale.

Entro il 2050, i musulmani costituiranno il 10% della popolazione europea, quasi raddoppiando rispetto al 2025. Nel frattempo, la quota dei cristiani diminuirà e il laicismo continuerà ad aumentare.

L'irreligiosità diventa dominante

In Europa, paesi come la Francia e i Paesi Bassi avranno una maggioranza di persone non religiose entro il 2050, il che rappresenta un importante cambiamento rispetto alle loro identità storicamente cristiane.

L'India manterrà la sua maggioranza indù, ma supererà anche l'Indonesia per diventare il Paese con la più grande popolazione musulmana. Mentre l'induismo rimane dominante, la crescente presenza musulmana rimodellerà le dinamiche religiose dell'India nei decenni a venire.

Nel 2010, oltre tre quarti degli americani si identificavano come cristiani. Ma entro il 2050 si prevede che questa cifra scenderà a due terzi. Mentre il cristianesimo sarà ancora la religione dominante, l'ateismo e le fedi non cristiane registreranno un aumento sostanziale.

L'ascesa dell'Islam negli Stati Uniti

Entro il 2050, i musulmani supereranno gli ebrei negli Stati Uniti, diventando il secondo gruppo religioso dopo i cristiani. La crescita dell'Islam in America sarà alimentata dall'immigrazione e dai tassi di fertilità più elevati rispetto ad altri gruppi religiosi.

È interessante notare che l'Africa subsahariana diventerà l'epicentro del cristianesimo globale. Entro il 2050, quattro cristiani su 10 nel mondo risiederanno in questa regione.

Sia il cristianesimo che l'islam registreranno la crescita maggiore nell'Africa subsahariana, dato che la popolazione della regione passerà dal 18% al 20% del totale mondiale entro il 2050. Ciò rende questo continente un terreno fertile per le questioni religiose.

Le religioni con alti tassi di natalità, come l'Islam (che ha un tasso di natalità di 3,1 figli per donna) e il Cristianesimo (2,7), registreranno una rapida crescita. D'altro canto, il buddismo e le popolazioni non religiose hanno tassi di fertilità più bassi, che porteranno a una stagnazione o a un declino nel tempo.

Le religioni con popolazioni più giovani si espanderanno in modo significativo. Oltre un terzo dei musulmani e quasi un terzo degli induisti ha meno di 15 anni, rispetto alle popolazioni giovanili più piccole del buddismo, dell'ebraismo e delle comunità laiche.

Prevedere le tendenze migratorie future è una sfida, poiché la migrazione è fortemente influenzata da politiche governative variabili e da eventi globali imprevedibili. Poiché questi fattori possono cambiare rapidamente, molti modelli demografici escludono la migrazione.

Tendenze di conversione religiosa

Si prevede che il cristianesimo subirà le maggiori perdite nette dovute al cambiamento di religione, perdendo 106 milioni di aderenti e guadagnandone solo 40 milioni. Al contrario, i non credenti guadagneranno 61 milioni di persone grazie alle conversioni.

Migrazione religiosa

Con la conversione da una religione all'altra, questo cambiamento darà forma alla demografia (in particolare in Europa e in Nord America). Senza le migrazioni, la crescita dell'Islam in Europa sarebbe molto più lenta e l'espansione dell'Induismo in Nord America rimarrebbe minima.

Anche la migrazione geografica sta influenzando sempre più la demografia. I musulmani che si allontanano dalle regioni di origine in Africa e in Medio Oriente, di solito si dirigono verso l'Europa. In Nord America, la migrazione indù e musulmana contribuirà alla crescente diversità del panorama religioso del continente.

La perdita a livello locale del cristianesimo

Nel Regno Unito, si prevede che il cristianesimo scenderà sotto il 50%, il che significa che questa nazione tradizionalmente cristiana si trasformerà in una maggioranza religiosa diversa o addirittura atea.

Entro il 2050, oltre il 50% della popolazione di 51 Paesi sarà musulmana, una percentuale in aumento rispetto al 2025. Si prevede che la Nigeria e la Macedonia diventeranno nazioni a maggioranza musulmana.

Nonostante si preveda che la Nigeria adotterà l'Islam come religione maggioritaria, la nazione avrà sorprendentemente la terza popolazione cristiana al mondo entro il 2050, dopo gli Stati Uniti e il Brasile.

Il dominio dell'Islam

Nel 2050, il Medio Oriente e il Nord Africa rimarranno a maggioranza musulmana, con poca diversità religiosa. Ma la migrazione cristiana verso gli Stati del Golfo, come l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, compenserà leggermente l'emigrazione cristiana da altre parti della regione, stabilizzando il loro numero a poco più del 3%.

È interessante notare che le statistiche suggeriscono che le comunità musulmane saranno alla pari con i cristiani entro il 2070, con ciascuna religione che comprenderà il 32,3% della popolazione globale. Entro il 2100, si prevede che i musulmani deterranno la maggioranza con il 34,9%, mentre i cristiani saranno al secondo posto con il 33,8%.

Il riassetto delle dinamiche globali

Entro il 2050, la mappa religiosa del mondo sarà molto diversa. Il cristianesimo e l'islam rimarranno le fedi dominanti, ma i loro centri geografici si sposteranno e solo il tempo ci dirà come il mondo si adatterà a questi cambiamenti.

Fonti: (Pew Research Center) (National Geographic) (Britannica)

Vedi anche: Chi è Gesù secondo l'Islam?

Chi è Gesù secondo l'Islam?

Chi è Gesù secondo l'Islam?

Gesù è una delle figure più influenti e riconosciute della storia, venerato da miliardi di persone di diverse fedi. Sebbene sia comunemente associato al cristianesimo, il suo ruolo nell'Islam è altrettanto profondo, anche se spesso meno conosciuto. Nell'Islam, Gesù (chiamato Isa) non è visto come il Figlio di Dio, ma come un profeta e un messaggero di Allah eletto in modo divino. Egli occupa uno status unico tra i profeti, e la tradizione islamica lo descrive come un operatore di miracoli, un maestro di saggezza divina e un giusto servitore di Dio.

Ma quali sono le differenze nel modo in cui Gesù è visto nell'Islam rispetto al credo cristiano? E cosa dice il Corano sulla sua vita, i suoi miracoli e il suo destino? Cliccate su questa galleria per scoprirlo.

Oltre il Cristianesimo

Gesù è ampiamente riconosciuto nel cristianesimo, ma il suo rilievo si estende anche al di fuori di esso, in particolare nell'Islam. Nella tradizione islamica, egli è uno dei più grandi profeti, con titoli come “Messia”, “Parola di Dio” e “Spirito di Dio”. Sono onori che nemmeno Maometto riceve.

Hadith

Gran parte delle scritture religiose dell'Islam è costituita dagli hadith, che sono resoconti di discorsi, azioni o approvazioni del profeta Maometto. Sono una fonte fondamentale degli insegnamenti islamici, insieme al Corano. Gli hadith aiutano a interpretare la legge, le credenze e le pratiche islamiche e variano in termini di autenticità e affidabilità.

Una connessione speciale

Secondo un noto hadith, Maometto (nella foto) ha descritto Gesù come il profeta a lui più vicino sia in questo mondo che nell'aldilà. Gesù è tenuto in grande considerazione nell'Islam ed è legato a Maometto come nessun altro profeta.

Una figura importante

Gesù è citato 93 volte nel Corano, ma anche altre figure come Mosè, Noè, Adamo, Abramo e Giovanni Battista ricevono menzioni significative. Il suo rilievo è notevole, ma la sua unicità nell'Islam risiede in altri aspetti della sua storia.

Il miracolo della nascita

La nascita di Gesù è straordinaria nell'Islam, poiché è stato concepito miracolosamente da una vergine, Maria. La storia è simile nel cristianesimo, ma l'Islam afferma il legame divino di Gesù, pur rifiutando l'idea che egli sia il Figlio di Dio.

La venerazione di Maria

Maria (chiamata Maryam) è la donna più onorata nella tradizione islamica. È l'unica donna nominata nel Corano e un intero capitolo (noto come surah Maryam) è dedicato a lei. I testi islamici sottolineano spesso la sua purezza, la sua devozione e il suo ruolo cruciale nella nascita miracolosa di Gesù.

L'Ora

Nell'Islam, Gesù svolge un ruolo chiave nell'“Ora”, il culmine apocalittico della storia umana. Si profetizza il suo ritorno sulla terra per sconfiggere il Dajjal (l'equivalente islamico dell'Anticristo) e inaugurare un'era di giustizia e pace.

Il Dajjal

Secondo il credo islamico, Gesù tornerà dal Paradiso per uccidere personalmente il Dajjal, impedendo una guerra finale contro l'Islam e assicurando il trionfo della rettitudine.

Apocalisse

Anche il Libro dell'Apocalisse del Nuovo Testamento descrive il ritorno di Gesù, ma il suo linguaggio è altamente simbolico. D'altra parte, gli hadith islamici sull'Ora sono generalmente intesi come una previsione di eventi reali.

Gesù nel Corano

Il Corano cita spesso Gesù, ma non fornisce racconti dettagliati sulla sua vita. Presuppone che i suoi lettori abbiano già familiarità con le narrazioni bibliche, riferendosi a Gesù come maestro, guaritore, profeta e Messia senza raccontare eventi specifici.

Mancanza di narrazioni dettagliate

A differenza della Bibbia, che offre ampi resoconti degli insegnamenti e degli eventi della vita di Gesù, il Corano lo presenta in modo più astratto. I musulmani si basano su tradizioni e hadith aggiuntivi per comprendere Gesù al di là dei brevi riferimenti del Corano.

Elemento non necessario

Il motivo per cui le storie dettagliate di Gesù non sono necessarie è che l'Islam considera Maometto come il profeta finale, il che significa che gli insegnamenti dettagliati dei profeti precedenti sono meno essenziali. Poiché si ritiene che tutti i profeti abbiano predicato lo stesso messaggio fondamentale, scoprire le parole o le azioni esatte di Gesù non è una necessità teologica.

I primi miracoli di Gesù

A differenza del Nuovo Testamento, dove Gesù compie miracoli solo dopo il battesimo, la tradizione islamica include miracoli infantili. Un resoconto lo descrive mentre dà vita a uccelli di argilla, una storia che compare anche nel “Vangelo dell'infanzia di Tommaso”, un testo cristiano non canonico.

Gesù parla quando ancora neonato

Uno dei pochi racconti coranici su Gesù lo descrive mentre difende la castità di sua madre da neonato. Questo evento, in cui egli parla miracolosamente dalla culla, si trova anche nel testo cristiano del secondo secolo “Il Vangelo dell'infanzia di Tommaso”.

Il Vangelo di Gesù

I musulmani credono che Gesù abbia ricevuto una rivelazione divina chiamata Injil (Vangelo), ma non la assimilano al Nuovo Testamento. L'Injil si riferisce al messaggio rivelato da Dio a Gesù, non ai resoconti scritti dai seguaci successivi.

Perso o alterato

Il pensiero islamico ritiene che l'Injil originale dato a Gesù sia andato perduto o sia stato alterato. Il Nuovo Testamento non è considerato un resoconto affidabile del messaggio di Gesù, anche se a volte viene citato nelle discussioni interreligiose per trovare un terreno comune.

Il messaggio di Gesù

Per i cristiani, il Vangelo riguarda la morte e la resurrezione di Gesù, che in ultima analisi offre la salvezza. Per l'Islam, invece, il messaggio di Gesù è semplicemente un'altra prosecuzione della guida di Dio, in linea con gli insegnamenti monoteistici fondamentali dei profeti precedenti, come Abramo e Mosè.

Gesù non è morto sulla croce

È interessante notare che il Corano afferma che Gesù non fu crocifisso. Al contrario, Dio lo salvò e lo portò in cielo. Questa convinzione contraddice direttamente la comprensione cristiana della crocifissione e della risurrezione come elementi centrali della missione di Gesù.

Oltre la morte

Secondo il Corano, Gesù è stato semplicemente accolto alla presenza di Dio senza passare attraverso la morte. Nella Bibbia ebraica, una cosa simile è accaduta al profeta Elia e a Enoch, il bisnonno di Noè.

Un sostituto

Molti musulmani credono che qualcun altro sia stato fatto assomigliare a Gesù e sia stato crocifisso al suo posto. Questa teoria si trova in alcuni hadith e riecheggia le idee di alcuni testi cristiani non canonici, come “Il Vangelo di Giuda” e “Il secondo trattato del Grande Seth”.

Il Vangelo controverso

Un altro testo non canonico, il “Vangelo di Barnaba”, spiega in modo elaborato come uno dei discepoli di Gesù prese volontariamente il suo posto sulla croce. Ma poiché è stato scritto molto tempo dopo l'ascesa dell'Islam, gli studiosi lo considerano uno sviluppo successivo piuttosto che una fonte islamica originale.

Aspetto fisico

A differenza della Bibbia, che non descrive l'aspetto di Gesù, gli hadith islamici offrono dettagli. Viene raffigurato come un uomo dalla carnagione rossastra o marrone, di corporatura leggera e con i capelli ondulati che sembrano bagnati.

La visione di Gesù da parte di Maometto

Il profeta Maometto avrebbe visto Gesù durante il suo miracoloso viaggio notturno verso il cielo, noto come “Israʾ e Miʿraj. Questa visione fornisce ulteriori dettagli sulle caratteristiche di Gesù.

Descrizione contrastante

Rispetto alla confortante descrizione di Gesù, i testi islamici descrivono il Dajjal come un uomo basso, dalle spalle larghe, cieco da un occhio e con la parola kafir (miscredente) sulla fronte.

Gesù contro la Bestia

Nel cristianesimo, Gesù combatte una bestia a più teste nell'Apocalisse (che simboleggia le forze del male) usando una spada che esce dalla sua bocca. Nell'Islam, invece, la battaglia di Gesù è più diretta: egli uccide il Dajjal e ottiene il trionfo finale dell'Islam.

Luogo del riposo finale

Secondo la tradizione islamica, Gesù morirà di morte naturale e sarà sepolto insieme a Maometto a Medina, una città dell'Arabia Saudita considerata la seconda città più sacra dell'Islam. Questo segnerebbe il capitolo finale del viaggio terreno di Gesù.

Stato divino

Mentre il cristianesimo considera Gesù come il Figlio di Dio e parte della Trinità, l'Islam rifiuta completamente questo concetto. Gesù è considerato un profeta umano, un servitore di Dio, e non divino in alcun modo. L'Islam enfatizza il monoteismo assoluto come suo credo principale.

Gesù e il messaggio di Dio

L'Islam non vede Gesù come il fondatore di una nuova religione, ma come un messaggero che riafferma la stessa fede monoteista predicata dai profeti precedenti. I suoi insegnamenti avevano il solo scopo di guidare le persone verso Dio, non di creare un quadro teologico separato come quello sviluppato dal cristianesimo.

Dialogo interreligioso

Gesù è una figura cruciale nelle discussioni tra musulmani e cristiani. Sebbene entrambe le religioni lo venerino, le loro prospettive divergono in modo significativo. Ma la comprensione di queste differenze e dei punti in comune può favorire discussioni interreligiose più profonde e portare al rispetto della teologia nel suo complesso.

sabato, luglio 11, 2026

Benedetto da Norcia, il santo europeo

 @ San Benedetto da Norcia, patrono d’Europa, un titolo solenne che gli venne conferito da papa Paolo VI nel 1964. E lo stesso Montini, disse parlando del santo di Norcia: «Messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà, e soprattutto araldo della religione di Cristo e fondatore della vita monastica in Occidente, San Benedetto e i suoi figli con la croce, con il libro e con l'aratro portarono il progresso cristiano alle popolazioni sparse dal Mediterraneo alla Scandinavia, dall'Irlanda alle pianure della Polonia».

Benedetto da Norcia in una raffigurazione “San Benedetto e Norcia”, Antonio e Giovanni Sparapane 1466, ex chiesa di S. Francesco a Tuscania (Viterbo) | Benedetto da Norcia in una raffigurazione “San Benedetto e Norcia”, Antonio e Giovanni Sparapane 1466, ex chiesa di S. Francesco a Tuscania (Viterbo) | Credit pd

Parole contenute nella Lettera Apostolica Pacis nuntius del 24 ottobre 1964. Con questa proclamazione, la Chiesa riconobbe il ruolo straordinario che il monachesimo benedettino ha avuto nella formazione dell'identità culturale, spirituale e sociale del continente europeo. In un’epoca di profonda crisi, segnata dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente e dalle invasioni barbariche, la sua figura ha rappresentato un faro di stabilità, ordine e rinascita, capace di unire popolazioni diverse sotto un'unica matrice.

Il cuore del contributo benedettino all'Europa risiede nella celebre Regola, sintetizzata nel motto "Ora et labora" (prega e lavora). Questo principio ha rivoluzionato il concetto stesso di lavoro nell'antichità. Dobbiamo infatti precisare che prima di Benedetto, il lavoro manuale era considerato un'attività “degradante”, marginale, riservata quasi esclusivamente agli “schiavi”. Il monachesimo ribalta, invece, questa visione: il lavoro diviene grazie a questa nuova concezione uno strumento di santificazione, dignità umana e progresso sociale. I monaci non si limitavano a pregare. L’ “ora” era associato al “labora”: bonificavano terre incoltivate e in condizioni pessime, introducevano tecniche agricole d’avanguardia e organizzavano l'economia locale attorno alle abbazie, trasformandole in veri centri propulsori di sviluppo.

Ma, assieme a questa tipologia di lavoro, bisogna annoverare altra “tipologia”, quella intellettuale: ossia la salvaguardia della cultura, del patrimonio culturale che rendeva l’Europa uno dei continenti più importanti del mondo: nei monasteri, le prime biblioteche d'Europa. Nello "scriptorium", i monaci amanuensi copiavano a mano non solo i testi sacri e i commentari teologici, ma anche le grandi opere della letteratura greca e latina. Senza questo lavoro meticoloso e silenzioso, gran parte del patrimonio filosofico, scientifico e letterario dell'antichità classica sarebbe andato perduto. Per sempre. Le abbazie divennero, così, centri di diffusione del sapere e nelle prime vere scuole del continente, gettando i semi per la nascita delle future università europee.

L'eredità del santo nel nostro oggi rimane di straordinaria attualità. Essa ricorda al continente che la vera unità non può basarsi esclusivamente su accordi economici o burocratici, ma richiede radici spirituali, culturali e umane profonde. A riguardo, è doveroso ricordare ciò che Benedetto XVI «Oggi l’Europa [...] è alla ricerca della propria identità. Per creare un’unità nuova e duratura, sono certo importanti gli strumenti politici, economici e giuridici, ma occorre anche suscitare un rinnovamento etico e spirituale che attinga alle radici cristiane del Continente, altrimenti non si può ricostruire l’Europa». Parole che pronunciò durante l’Udienza Generale del 9 aprile 2008. Parole che ancora oggi non perdono la loro attualità.

venerdì, luglio 10, 2026

Il latino, i paramenti e l'ecumenismo: il rifiuto della Chiesa troppo modernista


 @  - Non solo differenze nel rito e nella liturgia, ma, in pratica, anche nel mancato riconoscimento del primato del Papa, a cui spettano le nomine dei vescovi. Sono diversi i punti di contrasto tra la Fraternità San Pio X e il Vaticano.
                        
Il latino, i paramenti e l'ecumenismo: il rifiuto della Chiesa troppo "modernista"
Il principale riguarda la riforma liturgica prevista dal Concilio Vaticano II, ovvero la messa moderna con l'abbandono del latino. Ma non è solo la lingua a far divergere i lefebvriani, fondati da Marcel Lefebvre proprio all'indomani del Concilio, e la chiesa cattolica. La messa tridentina è il loro "must", con il latino e il sacerdote che è con le spalle ai fedeli. Se però le celebrazioni seguono le norme liturgiche, la Chiesa Cattolica ammette questo tipo di messe. Il rito dei tradizionalisti è più uniforme, senza originalità, niente chitarre o musica "moderna". Solo canto gregoriano. In una parola, niente "modernismi" introdotti dal Concilio Vaticano II.

Altro elemento di divisione riguarda i paramenti utilizzati durante le celebrazioni. Anche nella messa di consacrazione di ieri a Econe, i celebranti e i consacrandi vescovi hanno indossato, come sempre, i solenni paramenti antichi. Dai guanti rossi per i consacranti, bianchi per i nuovi vescovi alle scarpe bianche su calzini rossi per i quattro nuovi presuli consacrati, contro la volontà del Papa. Secondo l'uso tradizionale, al momento della consacrazione i quattro nuovi vescovi sono stati anche bendati su fronte e mani per ricevere l'olio sacro.

I tradizionalisti della Fraternità San Pio X indossano sempre la talare nera e mai il cosiddetto clergyman, il completo usato dai sacerdoti nella loro vita quotidiana.

Ci sono poi altri tre principi che allontanano i lefebvriani dalla chiesa cattolica: la libertà religiosa dello Stato, l'ecumenismo e il dialogo interreligioso.

I tradizionalisti contestano il principio previsto dalla "Dignitatis Humanae" ("Della dignità della persona umana"), la Dichiarazione approvata a fine Concilio che prevede che uno Stato non debba impedire a una persona di professare la propria religione, qualunque sia. I lefebvriani ci vedono una diminutio della fede cattolica e una contraddizione col magistero precedente.

Inoltre i lefebvriani definiscono "eretici" i protestanti e gli aderenti a tutte le altre confessioni cristiane non cattoliche, dunque non accettano l'ecumenismo. La San Pio X è contraria anche al dialogo con le religioni non cristiane, in nome della lotta al relativismo religioso.

Ma l'elemento di rottura più forte è l'ordinazione dei vescovi senza mandato pontificio. Di fatto, anche se Fraternità riconosce il Papa come capo della Chiesa cattolica e in 56 anni non ha mai detto di voler fondare una nuova Chiesa, l'atto di ieri a Econe consacra il mancato riconoscimento del primato petrino. E il respingimento delle novità, dai lefebvriani definite moderniste, introdotte con il Concilio Vaticano II.

venerdì, giugno 26, 2026

«Galimberti studi prima di parlare a vanvera»: il vescovo teologo Staglianò smonta il filosofo sulle parole di Gesù

 @È un attacco frontale, condotto sul terreno che il teologo considera decisivo: quello delle fonti. Monsignor Antonio Staglianò, presidente della Pontificia Accademia Teologica, interviene nel dibattito aperto dal filosofo Umberto Galimberti dopo la pubblicazione del libro Le parole di Gesù, nel quale l'autore sostiene che il cristianesimo avrebbe tradito il messaggio originario di Cristo.

«Galimberti studi prima di parlare a vanvera»: il vescovo teologo Staglianò smonta il filosofo sulle parole di Gesù© Ansa

Galimberti, presentando il volume, ha affermato che «il cristianesimo è la negazione radicale delle parole di Gesù», sostenendo inoltre che «Gesù non voleva assolutamente fondare una religione, perché l'ha fondata San Paolo», che «non si è mai definito Figlio di Dio, ma sempre Figlio dell'uomo» e che l'espressione «Figlio di Dio» comparirebbe nei Vangeli soltanto sulle labbra di Pilato.

Per Staglianò si tratta di affermazioni che non resistono alla verifica dei testi evangelici. Il presidente della Pontificia Accademia Teologica parla di un fenomeno «intellettualmente disonesto» che vede «illustri filosofi o divulgatori parlare in pubblico del cristianesimo con una sicurezza inversamente proporzionale alla loro conoscenza delle fonti». L'invito rivolto a Galimberti è netto: «Studiare prima di giudicare».

«Affermazioni come queste – pronunciate dal palco di un festival, in un'intervista o nelle prefazioni del suo libro – hanno la forza della provocazione che piace al pubblico», osserva il teologo. «Hanno però il vizio di non corrispondere ai testi che pretendono di interpretare

«Gesù non si è mai definito Figlio di Dio»
È il primo punto che Staglianò contesta, definendolo «l'affermazione più grave e anche la più facile da verificare». Il teologo richiama innanzitutto il Vangelo di Marco (14,61-62), dove il Sommo Sacerdote domanda a Gesù: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». La risposta è inequivocabile: «Io lo sono». Analogo il riferimento al Vangelo di Matteo (16,15-17), quando Pietro proclama: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Gesù non soltanto non lo corregge, ma dichiara beato l'apostolo, attribuendo quella confessione a una rivelazione del Padre. Staglianò richiama poi Giovanni (10,36), dove è Gesù stesso ad affermare: «Ho detto: sono Figlio di Dio», e Luca (22,70), nel quale, alla domanda «Sei tu dunque il Figlio di Dio?», risponde: «Voi stessi dite che io sono». «Come si concilia tutto questo con la tesi di Galimberti?», si chiede il teologo. «Non si concilia. O Galimberti non ha letto questi passi, oppure li ha letti e li ha consapevolmente ignorati. In entrambi i casi, la sua affermazione è falsa. E quando un filosofo che si propone di insegnare il cristianesimo ai cristiani sbaglia su un punto così elementare, viene da chiedersi quale tipo di insegnamento stia offrendo

L'errore su Pilato
Secondo Staglianò, Galimberti sbaglia anche quando sostiene che il titolo di «Figlio di Dio» compaia nei Vangeli soltanto sulle labbra di Pilato. «È semplicemente inesatto», replica. Nei racconti della Passione, osserva, il governatore romano domanda sempre a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». L'espressione «Figlio di Dio» compare invece nel Vangelo di Giovanni (19,7), quando sono i capi dei Giudei a dire a Pilato: «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio». «Non è Pilato a pronunciare quelle parole», sottolinea Staglianò. «E Gesù, in quel momento, non risponde con un "tu l'hai detto". Galimberti confonde i personaggi, attribuisce a Pilato una frase che non pronuncia e a Gesù una risposta che non dà. È un errore che a uno studente del primo anno di teologia verrebbe corretto invitandolo semplicemente a riaprire il testo.»

«Non fu Paolo a fondare il cristianesimo»
L'ultima tesi contestata riguarda il rapporto tra Gesù e san Paolo. Per Galimberti sarebbe stato l'Apostolo delle genti a fondare il cristianesimo, mentre Gesù non avrebbe mai avuto questa intenzione. Anche qui Staglianò parla di una ricostruzione storicamente fragile. «È vero che Gesù non ha lasciato un manuale di fondazione della Chiesa», osserva. «Ma ha scelto dodici apostoli, numero dal forte valore simbolico, ha istituito l'Eucaristia con il comando "Fate questo in memoria di me" e ha affidato a Pietro una missione precisa: "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa".» Ridurre tutto a una costruzione successiva di Paolo significa, secondo il teologo, ignorare elementi centrali dei Vangeli. Lo stesso Paolo, ricorda, non si è mai presentato come fondatore di una nuova religione, ma come apostolo che aveva ricevuto il Vangelo «non da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo» (Galati 1,11-12). «La sua teologia non nasce dal nulla», conclude Staglianò. «È l'elaborazione del mistero pasquale. Senza il Gesù storico, la sua crocifissione e la fede nella risurrezione, la predicazione di Paolo non avrebbe avuto alcun contenuto

L'intervento del presidente della Pontificia Accademia Teologica va oltre la semplice replica a un autore. Tocca un tema più ampio: il rapporto tra divulgazione e rigore scientifico quando si affrontano i testi fondativi del cristianesimo. Per Staglianò il dibattito è sempre legittimo, ma richiede un presupposto irrinunciabile: partire dai testi, non dalle tesi.

mercoledì, giugno 17, 2026

Papa Leone XIV ai nonni e agli anziani: “Non abbiate paura della fragilità”

 @ -  Città del Vaticano , lunedì, 15. giugno, 2026 15:00 (ACI Stampa).
Per bocca del profeta Isaia il Signore promette che non si dimenticherà mai di nessuno di noi. Ci assicura che i nostri volti li porta disegnati sulle palme delle sue mani e che il suo amore è più grande di quello di una madre per suo figlio.
Il Papa in visita ad una casa di riposo | | Vatican Media / EWTN
Il profeta ci lascia intravedere un dialogo intimo e serrato nel quale Dio si rivolge a ciascuno e al popolo stesso dandogli del tu. Con queste parole inizia il Messaggio del Papa dedicato ai Nonni e degli Anziani per la Giornata Mondiale dedicata a loro che si celebra la quarta domenica di luglio -quest’anno il 26 luglio -, sul tema “Io invece non ti dimenticherò mai”. La Sala Stampa della Santa Sede ha reso noto oggi il Messaggio.

Sopra le esistenze di molti anziani, in particolare, sembra essere disteso un velo che sfuma i tratti dei volti e ammanta di oblio. È quello che accade nelle case dove regna la solitudine, e anche in quei luoghi di ricovero dove la singolarità di ogni persona rischia di essere ridotta al numero del suo letto o alla sua patologia. La celebrazione della Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani è un’opportunità per riscoprire che la Chiesa è chiamata a essere madre di tutti e che ad ogni età è sempre possibile scoprirsi figli e figlie di Dio”, scrive Papa Leone XIV nel Messaggio.

Questa Giornata sia dunque uno stimolo per tutti, in particolare per i più giovani, a riprendere la bella abitudine di visitare i propri nonni, gli anziani della famiglia, e anche coloro che non ricevono alcuna visita. Portate loro, con questo messaggio e la vostra presenza, la vicinanza e l’affetto del Papa. Fate in modo che le parole del profetaIo invece non ti dimenticherò maiprendano la forma di un tenero e affettuoso incontro. «In un’epoca che tende a velocizzare e frammentare, la carne umana continua a chiedere di essere curata e riconosciuta da mani capaci di tenerezza, da menti attente e da parole buone”, dice ancora il Papa.

La Chiesa conosce la sofferenza dei suoi figli più anziani, sa bene che troppo spesso si guarda a loro con pregiudizio e li si considera un peso; è consapevole che un’economia incentrata sul profitto indebolisce i legami familiari; sa che molti anziani vengono lasciati dai figli costretti a migrare o, in alcuni casi, a combattere in guerra. Per ognuno di questi motivi, è lieta di annunciare la promessa del Signore: “Io invece non ti dimenticherò mai!”, questo l’appello di Papa Leone XIV.

La scoperta della tenerezza di Dio, per molti, avviene nel corso dell’esistenza, talvolta proprio nell’ultimo tratto della vita. Sempre più spesso, infatti, a differenza del passato, è possibile diventare anziani senza aver avuto una reale esperienza di fede. L’età avanzata, in questo caso, a partire dalle domande che in questa stagione della vita con più urgenza ci si pone, può divenire il tempo opportuno per iniziare o riprendere una vita spirituale… Mi sento di dirvi: non abbiate paura della fragilità! Proprio questa debolezza cela in sé una nuova potenzialità che illumina anche le altre età della vita”, conclude infine il Pontefice.