Parco Archeologico Religioso CELio

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martedì, maggio 24, 2022

Il cardinale Zuppi è il nuovo presidente dei vescovi italiani

@- La nomina del Papa dopo la terna scelta dalla CEI riunita a Roma per l’Assemblea generale.


Il presidente uscente Bassetti ha dato lettura della comunicazione del Pontefice. Romano, appartenente alla Comunità di Sant'Egidio, pastore di Bologna dal 2015, è noto per il suo impegno in favore degli emarginati e degli ultimi. Gli auguri da politici, associazioni, Comunità ebraica e Unione buddhisti

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano
Il Papa ha scelto. È il cardinale Matteo Maria Zuppi, 66 anni, arcivescovo di Bologna, il nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana. La nomina è giunta questa mattina, poco dopo il termine della prima sessione di lavori della 76.ma Assemblea generale della Cei all’Hilton Rome Airport di Fiumicino, durante la quale i vescovi di tutta Italia hanno proceduto all’elezione della terna per la nomina del presidente che avrebbe sostituto il cardinale Gualtiero Bassetti, 80 anni, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve. Ed è stato proprio Bassetti – che ha terminato il mandato quinquennale e questa mattina ha pronunciato la sua ultima prolusione – a dare lettura della comunicazione del Papa con la scelta di Zuppi, "primo della terna presentatami". Scelta, accolta con un fragoroso applauso dei presenti, che ripete una storia già avvenuta nel decennio 1969-1979, quando a guidare la Cei fu sempre un arcivescovo di Bologna, Antonio Poma, alla guida della Chiesa felsinea dal 1968.

Gli studi e l'impegno per gli ultimi a Roma
Prima di approdare a Bologna, dove Papa Francesco lo aveva nominato pastore il 27 ottobre 2015, succedendo al cardinale Carlo Caffarra, Zuppi – da tutti conosciuto da sempre come “don Matteo” e ancora chiamato così – inizia la sua storia personale e sacerdotale a Roma. Nasce infatti nella Capitale, in una famiglia di sei figli: lui è il quinto. Una prima tappa importante è il 1973, anni in cui studia al liceo Virgilio, dove conosce David Sassoli, futuro presidente del Parlamento Europeo (Zuppi ha celebrato i funerali il 14 gennaio scorso) e stringe un legame profondo e duraturo con Andrea Riccardi, il fondatore di Sant’Egidio.

Inizia a frequentare la Comunità e collabora alle attività al servizio degli ultimi da essa promosse: dalle scuole popolari per i bambini emarginati delle baraccopoli romane, alle iniziative per anziani soli e non autosufficienti, per gli immigrati e i senza fissa dimora, i malati terminali e i nomadi, i disabili e i tossicodipendenti, i carcerati e le vittime dei conflitti; da quelle ecumeniche per l’unità tra i cristiani a quelle per il dialogo interreligioso, concretizzatesi negli Incontri di Assisi.

A 22 anni, dopo la laurea in Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza, con una tesi in Storia del Cristianesimo, il futuro cardinale entra nel seminario della diocesi suburbicaria di Palestrina, seguendo i corsi di preparazione al sacerdozio alla Pontificia Università Lateranense, dove consegue il baccellierato in Teologia. Viene ordinato presbitero per il clero di Palestrina il 9 maggio 1981 e subito dopo vicario del parroco della Basilica romana di Santa Maria in Trastevere, succedendo a monsignor Vincenzo Paglia.

Mediatore in Mozambico
Incardinato a Roma il 15 novembre 1988, Zuppi nella Capitale svolge diversi incarichi: dal 1983 al 2012, rettore della chiesa di Santa Croce alla Lungara, membro del consiglio presbiterale diocesano dal 1995 al 2012; dal 2005 al 2010, prefetto della terza prefettura di Roma. Dal 2000 al 2012 è assistente ecclesiastico generale della Comunità di Sant’Egidio ed è proprio in quegli anni che vive un altro momento fondamentale: per conto della Comunità di Sant’Egidio, Zuppi fa da mediatore in Mozambico nel processo che porta alla pace dopo oltre diciassette anni di sanguinosa guerra civile.

Vescovo ausiliare
Intanto, nel 2010 viene chiamato a guidare la parrocchia dei Santi Simone e Giuda Taddeo a Torre Angela, periferia orientale della città, dove ancora viene ricordato con grande affetto. Nel 2011 è prefetto della diciassettesima prefettura di Roma; poco dopo, il 31 gennaio 2012, Benedetto XVI lo nomina vescovo titolare di Villanova e ausiliare di Roma (per il Settore Centro). Riceve l’ordinazione episcopale il successivo 14 aprile per le mani dell’allora cardinale Vicario Agostino Vallini. Gaudium Domini fortitudo vestra è il motto scelto.

La nomina a Bologna
Il 2015, come detto, è l’anno della nomina alla sede metropolitana di Bologna, dove Zuppi ha ricevuto presto grande apprezzamento dal clero locale e dove da subito ha mostrato un forte impegno per la pastorale degli ultimi: dai disoccupati, ai malati e, soprattutto, i migranti. Come arcivescovo, il 1° ottobre 2017, ha accolto Papa Francesco in visita pastorale nell’Arcidiocesi. Il Pontefice lo ha poi creato cardinale nel Concistoro del 5 ottobre 2019 con il titolo di Sant’Egidio. Zuppi è anche membro del Dicastro per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e dell’APSA.

Auguri da tutta Italia
Numerosi i messaggi di auguri inviati in queste ore al nuovo presidente da parte di politici di ogni partito o del mondo dell'associazionismo, come Azione Cattolica, Acli, ProVita&Famiglia, Forum delle Famiglie, Migrantes e la Comunità Giovanni XXIII. Auguri al cardinale anche da parte della Unione Buddhista Italiana che assicura di proseguire il "fruttuoso e amichevole rapporto" con la Cei. Il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, in un messaggio a nome della Comunità ebraica di Roma, scrive che al cardinale Zuppi "ci lega un rapporto di amicizia e stima consolidata nel tempo. Sono certo che la sua guida autorevole e sapiente della Cei sarà fondamentale per continuare nel percorso di collaborazione tra ebrei e cattolici''.

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24/05/2022


08/12/2021

mercoledì, maggio 18, 2022

Guerra in Ucraina, i russi sequestrano un monastero a Mariupol: ora è la sede locale della Repubblica popolare di Donetsk

@ - Lo dice padre Pavlo Tomaszewski, il parroco paolino della parrocchia di Nostra Signora di Czestochowa della città portuale. L'amministrazione è stata istituita a fine marzo, ma solo ora si è saputo che la sua sede è ospitata nel monastero cattolico.


Il monastero dell’Ordine di San Paolo primo eremita a Mariupol dove vivevano e prestavano servizio i padri paolini, è stato sequestrato dai russi ed è diventato la sede della dell’amministrazione locale della cosiddetta Repubblica popolare di Donetsk, istituita a fine marzo. Solo ora si è saputo che la sua sede è ospitata nel monastero cattolico. A dare la notizia padre Pavlo Tomaszewski, il parroco paolino della parrocchia di Nostra Signora di Czestochowa di Mariupol, con un post su Facebook, ripreso dall’agenzia Sir.

“Cristo è risorto!”, scrive il religioso. “Ho ricevuto una triste notizia oggi. Nel nostro monastero, a Mariupol, gli occupanti hanno fatto l’amministrazione della DPR per tutta la città! Vi chiedo di pregare per la nostra bella città, per i suoi difensori e per noi, e perché possano essere liberati la nostra città e il nostro santuario dagli invasori!”. Il 5 marzo scorso, insieme ad un altro confratello dell’Ordine di San Paolo Primo Eremita (Paolini), il sacerdote era riuscito a fuggire dalla città sotto assedio dai russi insieme ad alcuni parrocchiani, e adesso si trovano nel monastero della parrocchia di San Nicola a Kamianets-Podilskyi. In precedenza, è stato riferito che il monastero di Mariupol era stato anche saccheggiato.

sabato, maggio 14, 2022

A cosa serve il dialogo tra le religioni? (... considerazioni oggi !!! ...da un vecchio articolo trovato in archivio e letto oggi)

@ - A cosa serve il dialogo tra le religioni?  .... Questa domanda è risuonata da varie parti mentre si preparava il trentesimo anniversario dello Spirito di Assisi nella città di San Francesco. 

Nel 1986, nello stesso luogo, molti non capirono il valore storico e profetico del gesto voluto dal papa santo, Giovanni Paolo II. 

Allora, tra le critiche anche aspre a un gesto visto come sincretico, si sentì risuonare la domanda: a che serve? Si diceva: questa è la realtà, la guerra fredda e l’Europa divisa dalla cortina di ferro. Ma Il Papa guardava lontano. Convocò una riunione inedita di responsabili delle religioni mondiali. Era convinto che le religioni dovessero fare di più per la pace, non accettando la realtà della guerra e della divisione tra i popoli. 

Quell’incontro diede vita a tante novità: non più la sfida o la contrapposizione tra le religioni, ma il dialogo e l’incontro per favorire la pace nel mondo. I risultati di questa nuova visione sono sotto gli occhi di tutti.

Tanto è cambiato da allora. Basta guardare ai popoli europei che allora mancavano di libertà e di democrazia: il 1989 ha cambiato la storia. Basta interrogare alcuni popoli africani, come quelli del Sudafrica, del Mozambico, della Guinea, della Costa d’Avorio, del Centrafrica. Tutti hanno beneficiato, in un modo o nell’altro, di un nuovo modo di incontrarsi dei credenti e del loro lavoro per la pace. Ne abbiamo beneficiato in Europa, negli snodi vitali delle nostre città, dalle scuole alle periferie. La convivenza con persone di culture e religioni diverse, portata dalla globalizzazione, è una realtà diffusa nonostante le criticità. Non va poi dimenticato – come ha sottolineato il rabbino Rosen – il cammino di amicizia percorso tra cristiani ed ebrei, dopo secoli in cui l’antisemitismo aveva prodotto frutti amari e avvelenati.

Aveva ragione papa Wojtyla: l’orizzonte della pace è molto più vasto di quello degli stretti conti dei realisti. E poi “lo spirito di Assisi” non è soltanto dialogo tra le religioni, ma preghiera per la pace. Come si fa a calcolare a che cosa serve la preghiera? Si può però certamente dire, come ha fatto Andrea Riccardi ad Assisi, che un mondo senza preghiera, senza dialogo sarebbe invivibile e disumano.

Certo oggi ci sono ancora forze distruttrici. Per primo, il terrorismo jihadista, che distorce gli insegnamenti di una delle religioni più diffuse e semina il male: martirio dei cristiani, massacri di yazidi, stragi di musulmani in Medio Oriente, terrore e morte in Africa e nelle città occidentali. Un progetto del male che mette in causa l’esistenza stessa del dialogo tra le religioni.

Eppure ad Assisi, il patriarca ecumenico Bartolomeo ha ricordato l’antica lezione di un santo patriarca che fece la pace con la Chiesa cattolica, Athenagoras. Questi amava dire che il vero incontro si fa guardandosi negli occhi con l’altro e approfondendo la propria tradizione.

Il dialogo è qualcosa di profondo. È comprensione dell’altro, riscoperta della propria fede, volontà di andare avanti insieme, nonostante le differenze, superando l’appiattimento di una fraternità a basso prezzo. Non si spiegherebbero altrimenti le parole toccanti del vescovo di Rouen a Assisi, che ricordando il “suo” prete, Jacques Hamel, ucciso alla fine della Messa lo scorso agosto, ha affermato: «Mentre chiedo la grazia di un dialogo vero con i nostri amici musulmani, allo stesso tempo non vorrei che la memoria del martirio di padre Jacques sia usata come una bandiera alzata per combattere e condannare».

Non sono queste parole un frutto dello “spirito di Assisi”? L’incontro con l’altro sta divenendo una cultura maggioritaria, sfidato dalla violenza terrorista e da quel «paganesimo dell’indifferenza», di cui ha parlato papa Francesco.

La globalizzazione ci ha spinto a incontraci e conoscerci, ma è un percorso che va preparato con intelligenza e amore. È una delle sfide più grandi davanti a noi: vivere in pace nella città globalizzata. Per questo lo “spirito di Assisi” è più necessario di quello che si crede. La sete di pace dell’umanità ha trovato un’importante risposta nelle parole di Francesco che ha chiamato tutti «i credenti a essere artigiani di pace nell’invocazione a Dio e nell’azione per l’uomo». È un movimento di uomini e donne di religioni diverse, insieme agli umanisti, che mosso da uno spirito buono si incammina nelle strade del mondo per dissetare chi ha sete di pace.

(.... quanto sopra, letto oggi sicuramente farà riflettere ...... !!! ????? !!! ) 

giovedì, maggio 12, 2022

Il Papa: i migranti non sono invasori, il loro contributo arricchisce la società

@ - Messaggio per la 108.ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 25 settembre: “Il loro lavoro, la loro capacità di sacrificio, la loro giovinezza e il loro entusiasmo arricchiscono le comunità che li accolgono”. “L’inclusione delle persone più vulnerabili è condizione necessaria per il Regno di Dio”.

Non invasori, non distruttori, non usurpatori, ma lavoratori volenterosi, strumenti per “conoscere meglio il mondo e la bellezza della sua diversità”, portatori di “dinamiche rivitalizzanti e animatori di celebrazioni vibranti” nel caso dei cattolici. È un nuovo, accorato, appello a cambiare approccio e percezione dei “fratelli” migranti, quello del Papa nel Messaggio per la 108.ma Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebra il prossimo 25 settembre.

Un mondo dove vivere in pace e dignità
Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati” si intitola il documento, firmato a San Giovanni in Laterano lo scorso 9 maggio e presentato oggi, in cui il Pontefice intesse la sua disamina del fenomeno migratorio - ancora attuale e reso più urgente dalla guerra in Ucraina - con brani biblici dei Profeti e del Vangelo. La visione di fondo è escatologica, il Regno di Dio, la “Nuova Gerusalemme”, dimora di Dio e meta degli uomini; lo sguardo è sull’attualità, le “tribolazioni degli ultimi tempi” che ci chiamano a rinnovare l’impegno per l’edificazione di “un mondo dove tutti possano vivere in pace e dignità”.

Nessuno deve essere escluso
Perché regni questa “meravigliosa armonia”, scrive il Papa, bisogna “accogliere la salvezza di Cristo, il suo Vangelo d’amore, perché siano eliminate le disuguaglianze e le discriminazioni del mondo presente”. “Nessuno dev’essere escluso”, ribadisce a chiare lettere Papa Francesco nel Messaggio. Il progetto di Dio è infatti “essenzialmente inclusivo” e “mette al centro gli abitanti delle periferie esistenziali”. Quindi i migranti, i rifugiati, gli sfollati, le vittime della tratta.

La costruzione del Regno di Dio è con loro, perché senza di loro non sarebbe il Regno che Dio vuole. L’inclusione delle persone più vulnerabili è condizione necessaria per ottenervi piena cittadinanza

Fonte di arricchimento
Costruire il futuro con migranti e rifugiati significa anche riconoscere e valorizzare quanto ciascuno di loro può apportare al processo di costruzione. Francesco richiama la profezia di Isaia, in cui “gli stranieri non figurano come invasori e distruttori, ma come lavoratori volenterosi che ricostruiscono le mura della nuova Gerusalemme”. L’arrivo degli stranieri è presentato dunque come una “fonte di arricchimento”.

Programmi mirati
È “storia” stessa, d’altronde, a insegnarci “che il contributo dei migranti e dei rifugiati è stato fondamentale per la crescita sociale ed economica delle nostre società. E lo è anche oggi”.

Il loro lavoro, la loro capacità di sacrificio, la loro giovinezza e il loro entusiasmo arricchiscono le comunità che li accolgono. Ma questo contributo potrebbe essere assai più grande se valorizzato e sostenuto attraverso programmi mirati. Si tratta di un potenziale enorme, pronto ad esprimersi, se solo gliene viene offerta la possibilità

Energia nuova alla vita ecclesiale
Certamente, rileva il Papa, “la presenza di migranti e rifugiati rappresenta una grande sfida”, ma più di tutto è “un’opportunità di crescita culturale e spirituale per tutti”. Grazie a loro “possiamo maturare in umanità e costruire insieme un noi più grande”, afferma il Francesco. Si generano così “spazi di fecondo confronto tra visioni e tradizioni diverse” e si scopre “la ricchezza contenuta in religioni e spiritualità a noi sconosciute”.

L’arrivo di migranti e rifugiati cattolici offre infatti “energia nuova alla vita ecclesiale delle comunità che li accolgono”, assicura il Papa.

La condivisione di espressioni di fede e devozioni diverse rappresenta un’occasione privilegiata per vivere più pienamente la cattolicità del Popolo di Dio

L’appello è allora per tutti i credenti, in particolare i giovani: “Se vogliamo cooperare con il nostro Padre celeste nel costruire il futuro, facciamolo insieme con i nostri fratelli e le nostre sorelle migranti e rifugiati. Costruiamolo oggi! Perché il futuro comincia oggi e comincia da ciascuno di noi”.

"Non possiamo lasciare alle prossime generazioni la responsabilità di decisioni che è necessario prendere adesso, perché il progetto di Dio sul mondo possa realizzarsi e venga il suo Regno di giustizia, di fraternità e di pace"

La preghiera
A conclusione del Messaggio del Papa, una preghiera appositamente composta in cui Francesco chiede a Dio che “dove c’è esclusione fiorisca la fraternità” e che possiamo tutti diventare “costruttori del tuo Regno”, insieme “con tutti gli abitanti delle periferie”.

martedì, maggio 10, 2022

Un autorevole cardinale: ecco perché il Papa lascia la porta aperta a Putin

@ - Il card. Kurt Koch, presidente del dicastero per l’unità dei cristiani, ha spiegato qual è la strategia (ben ragionata) del pontefice

Papa Francesco accusato da alcuni di essere addirittura filo russo perché non attacca in modo frontale Vladimir Putin? Una clamorosa fake news: anzi, stando ai gesti concreti, il Papa è tra i pochi leader al mondo che stanno impegnando tante energie per cercare una vera pace nel conflitto tra Russia e Ucraina.

“La chiave della pace”
La strategia del pontefice è molto chiara, e passa, non a caso, dalla Russia, da Mosca, da Putin. «La chiave della pace in Ucraina sta a Mosca. Ecco perché Papa Francesco tiene tutte le porte aperte», spiega l’autorevole cardinale Kurt Koch, presidente del dicastero per l’unità dei cristiani, in una intervista all’agenzia cattolica svizzera kath.ch (8 maggio).

Il cardinale Koch.
© M. MIGLIORATO I CPP I CIRIC

“Nessun altro capo di stato lo fa”
«Se sbatti la porta ad attori – prosegue il cardinale Koch – che hanno in mano la chiave della pace, non ti avvicinerai più alla pace. Il presidente russo ha visitato due volte il Papa a Roma. Subito dopo l’inizio della guerra, il Papa si recò presso l’ambasciata russa in Vaticano. Nessun altro capo di stato lo fa. Di solito vengono convocati gli ambasciatori. Il Papa sta facendo tutto ciò che è in suo potere per lavorare per la pace».

A cosa vuole puntare il Papa
Se il Papa non ha mai usato invettive o strali contro il presidente russo è proprio perché «vuole porre fine alla guerra, anche lasciando tutte le porte aperte per raggiungere questo obiettivo», ha spiegato il porporato svizzero che era presente alla videoconferenza quando il Papa ha parlato con il patriarca di Mosca Kyril e il metropolita Hilarion.

“Non siamo chierici di Stato”
Il cardinale Koch evidenzia il senso del colloquio tra Kyrill e Papa Francesco. «Il Papa prima ha lasciato parlare il Patriarca. Ha spiegato in dettaglio la sua visione delle cause della guerra. Il Papa non ha sostenuto questo punto di vista politico, ma ha chiarito: non siamo chierici di Stato, siamo pastori del popolo – e dobbiamo trovare insieme soluzioni per la pace».

“Assurda”
«La guerra in Ucraina è terribile e, come ha più volte sottolineato il Papa, assurda». Koch si è detto «scioccato dal fatto che il patriarca Kyrill legittimi religiosamente la guerra» (Faro di Roma, 8 maggio).

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mercoledì, maggio 04, 2022

Il Papa ai giovani: rischiate, se volete costruire un mondo migliore

@ - Nel video con l’intenzione di preghiera per il mese di maggio, dedicato a ragazzi e ragazze di tutto il mondo, Francesco domanda “coraggio” e “ascolto” ed esorta a vivere una vita piena, 


frutto del donarsi al servizio degli altri. L’invito a parlare con i nonni: “La loro saggezza porta oltre i problemi del momento”. Primo video di un trittico che vedrà protagonisti la famiglia e gli anziani

Ascolto”, “servizio”, ma soprattuttocoraggio”, perché se si vuole “costruire qualcosa di nuovo, un mondo migliore”, bisogna rischiare. Papa Francesco stimola la creatività e l’entusiasmo delle nuove generazioni nel videomessaggio con le intenzioni di preghiera del mese di maggio, dedicato alla "fede dei giovani", affinché esse possano ridisegnare un futuro diverso dal presente segnato da diversi drammi, in primis quello della guerra. Al contempo, il Pontefice esorta al dialogo con gli anziani e invoca un maggiore protagonismo dei ragazzi negli spazi pubblici.

Trittico su giovani, famiglia, anziani
Auspici e raccomandazioni che richiamano la Chritus vivit, l’esortazione apostolica pubblicata dopo il Sinodo dedicato proprio ai giovani, in cui Francesco affermava: “Abbiamo bisogno di creare più spazi dove risuoni la voce dei giovani”. Una richiesta, questa, fatta propria già nel 2019 dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, il quale ha istituito un organismo internazionale di rappresentanza dei giovani per favorire la loro partecipazione e corresponsabilità nelle Chiese particolari. Proprio in collaborazione con il Dicastero è stato realizzato il video del Papa di maggio - diffuso oggi dalla Rete Mondiale di Preghiera del Papa - che rappresenta la prima puntata di un trittico di intenzioni di preghiera che vedrà protagonisti a giugno la famiglia e a luglio gli anziani.

L'esempio di Maria
Nel filmato tradotto in 23 lingue, con una copertura stampa in 114 Paesi, il Papa indica la Madonna come esempio e guida delle nuove generazioni.

“Quando penso a un modello in cui voi giovani possiate identificarvi, mi viene sempre in mente nostra Madre, Maria. Il suo coraggio, la sua capacità di ascoltare 
e la sua dedizione al servizio

Rischiare
Maria “è stata coraggiosa e decisa nel dire ‘sì’ al Signore”. In quel momento, per Lei, un rischio. E “voi giovani che volete costruire qualcosa di nuovo, un mondo migliore, seguite il suo esempio, rischiate”, sottolinea il Pontefice, mentre scorrono le immagini di una ragazzina intenta a disegnare il volto della Madonna. "Non dimenticate che per seguire Maria dovete discernere e scoprire cosa Gesù vuole da voi, non quello che a voi viene in mente di poter fare".

Parlare con i nonni
In questo discernimento,di grande aiutoè ascoltare le parole dei nonni.

Nelle parole dei nonni troverete una saggezza che vi porterà al di là dei problemi del momento. Collocheranno in una prospettiva più ampia le vostre inquietudini

Ancora una volta, il Papa rilancia l'invito a un'alleanza intergenerazionale che è fondamentale per l’intera società. Al termine del filmato, prega quindi perché ragazzi e ragazze “chiamati a una vita in pienezza”, possano scoprire “lo stile dell’ascolto, la profondità del discernimento, il coraggio della fede e la dedizione al servizio”. E possano farlo guardando alla Vergine Maria.

Il legame con la Gmg di Lisbona
Il riferimento alla Madonna lega le intenzioni di preghiera del Papa alla prossima Giornata Mondiale della Gioventù che si celebrerà nel 2023 a Lisbona, il cui tema sarà proprio un tema mariano, tratto da un versetto del Vangelo di Luca: “Maria si alzò e andò in fretta” (Lc 1,39). “Tutto il cammino di preparazione a questo evento è un invito ai giovani a rialzarsi e aiutare il mondo a farlo”, sottolinea padre João Chagas, responsabile dell’Ufficio Giovani del Dicastero Laici, Famiglia e Vita. Nel suo ultimo messaggio ai giovani, il Santo Padre li invitava: aiutiamoci ‘gli uni gli altri a rialzarci insieme, e in questo difficile momento storico diventeremo profeti di tempi nuovi, pieni di speranza! La Beata Vergine Maria interceda per noi’”.

Anziani in aiuto dei giovani
Per padre Frédéric Fornos S.J., direttore internazionale della Rete Mondiale di Preghiera del Papa, opera pontificia che conta su una sezione giovanile (il Movimento Eucaristico Giovanile), con l’intenzione di preghiera di questo mese, nel contesto peraltro del processo sinodale, Francesco vuole sottolineare l’importanza della formazione dei giovani nel discernimento. “Come aiutare i giovani, seguendo lo stile di Maria, ad ascoltare, a discernere, per riconoscere la chiamata del Signore e servire nel mondo di oggi? Qui entra sicuramente in ballo il ruolo degli anziani, che possono aiutarli in questo compito”.


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sabato, aprile 30, 2022

Il Papa: 'Non posso camminare, devo obbedire al medico'

 @La gamba non funziona, resto seduto. E' una umiliazione ma la offro' ha detto il Pontefice


Il Papa continua a soffrire di problemi di deambulazione.

Alla fine dell'udienza con i pellegrini della Slovacchia, in Aula Paolo VI, ha detto: "Dopo io vi saluterò ma c'è un problema: questa gamba non va bene, non funziona, e il medico mi ha detto di non camminare. A me piace andare ma questa volta devo obbedire al medico. Per questo vi chiederò il sacrificio di salire le scale e vi saluto da qui, seduto. E' una umiliazione ma lo offro per il vostro Paese", ha detto il Pontefice.