Parco Archeologico Religioso CELio

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venerdì, giugno 26, 2026

«Galimberti studi prima di parlare a vanvera»: il vescovo teologo Staglianò smonta il filosofo sulle parole di Gesù

 @È un attacco frontale, condotto sul terreno che il teologo considera decisivo: quello delle fonti. Monsignor Antonio Staglianò, presidente della Pontificia Accademia Teologica, interviene nel dibattito aperto dal filosofo Umberto Galimberti dopo la pubblicazione del libro Le parole di Gesù, nel quale l'autore sostiene che il cristianesimo avrebbe tradito il messaggio originario di Cristo.

«Galimberti studi prima di parlare a vanvera»: il vescovo teologo Staglianò smonta il filosofo sulle parole di Gesù© Ansa

Galimberti, presentando il volume, ha affermato che «il cristianesimo è la negazione radicale delle parole di Gesù», sostenendo inoltre che «Gesù non voleva assolutamente fondare una religione, perché l'ha fondata San Paolo», che «non si è mai definito Figlio di Dio, ma sempre Figlio dell'uomo» e che l'espressione «Figlio di Dio» comparirebbe nei Vangeli soltanto sulle labbra di Pilato.

Per Staglianò si tratta di affermazioni che non resistono alla verifica dei testi evangelici. Il presidente della Pontificia Accademia Teologica parla di un fenomeno «intellettualmente disonesto» che vede «illustri filosofi o divulgatori parlare in pubblico del cristianesimo con una sicurezza inversamente proporzionale alla loro conoscenza delle fonti». L'invito rivolto a Galimberti è netto: «Studiare prima di giudicare».

«Affermazioni come queste – pronunciate dal palco di un festival, in un'intervista o nelle prefazioni del suo libro – hanno la forza della provocazione che piace al pubblico», osserva il teologo. «Hanno però il vizio di non corrispondere ai testi che pretendono di interpretare

«Gesù non si è mai definito Figlio di Dio»
È il primo punto che Staglianò contesta, definendolo «l'affermazione più grave e anche la più facile da verificare». Il teologo richiama innanzitutto il Vangelo di Marco (14,61-62), dove il Sommo Sacerdote domanda a Gesù: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». La risposta è inequivocabile: «Io lo sono». Analogo il riferimento al Vangelo di Matteo (16,15-17), quando Pietro proclama: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Gesù non soltanto non lo corregge, ma dichiara beato l'apostolo, attribuendo quella confessione a una rivelazione del Padre. Staglianò richiama poi Giovanni (10,36), dove è Gesù stesso ad affermare: «Ho detto: sono Figlio di Dio», e Luca (22,70), nel quale, alla domanda «Sei tu dunque il Figlio di Dio?», risponde: «Voi stessi dite che io sono». «Come si concilia tutto questo con la tesi di Galimberti?», si chiede il teologo. «Non si concilia. O Galimberti non ha letto questi passi, oppure li ha letti e li ha consapevolmente ignorati. In entrambi i casi, la sua affermazione è falsa. E quando un filosofo che si propone di insegnare il cristianesimo ai cristiani sbaglia su un punto così elementare, viene da chiedersi quale tipo di insegnamento stia offrendo

L'errore su Pilato
Secondo Staglianò, Galimberti sbaglia anche quando sostiene che il titolo di «Figlio di Dio» compaia nei Vangeli soltanto sulle labbra di Pilato. «È semplicemente inesatto», replica. Nei racconti della Passione, osserva, il governatore romano domanda sempre a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». L'espressione «Figlio di Dio» compare invece nel Vangelo di Giovanni (19,7), quando sono i capi dei Giudei a dire a Pilato: «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio». «Non è Pilato a pronunciare quelle parole», sottolinea Staglianò. «E Gesù, in quel momento, non risponde con un "tu l'hai detto". Galimberti confonde i personaggi, attribuisce a Pilato una frase che non pronuncia e a Gesù una risposta che non dà. È un errore che a uno studente del primo anno di teologia verrebbe corretto invitandolo semplicemente a riaprire il testo.»

«Non fu Paolo a fondare il cristianesimo»
L'ultima tesi contestata riguarda il rapporto tra Gesù e san Paolo. Per Galimberti sarebbe stato l'Apostolo delle genti a fondare il cristianesimo, mentre Gesù non avrebbe mai avuto questa intenzione. Anche qui Staglianò parla di una ricostruzione storicamente fragile. «È vero che Gesù non ha lasciato un manuale di fondazione della Chiesa», osserva. «Ma ha scelto dodici apostoli, numero dal forte valore simbolico, ha istituito l'Eucaristia con il comando "Fate questo in memoria di me" e ha affidato a Pietro una missione precisa: "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa".» Ridurre tutto a una costruzione successiva di Paolo significa, secondo il teologo, ignorare elementi centrali dei Vangeli. Lo stesso Paolo, ricorda, non si è mai presentato come fondatore di una nuova religione, ma come apostolo che aveva ricevuto il Vangelo «non da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo» (Galati 1,11-12). «La sua teologia non nasce dal nulla», conclude Staglianò. «È l'elaborazione del mistero pasquale. Senza il Gesù storico, la sua crocifissione e la fede nella risurrezione, la predicazione di Paolo non avrebbe avuto alcun contenuto

L'intervento del presidente della Pontificia Accademia Teologica va oltre la semplice replica a un autore. Tocca un tema più ampio: il rapporto tra divulgazione e rigore scientifico quando si affrontano i testi fondativi del cristianesimo. Per Staglianò il dibattito è sempre legittimo, ma richiede un presupposto irrinunciabile: partire dai testi, non dalle tesi.

mercoledì, giugno 17, 2026

Papa Leone XIV ai nonni e agli anziani: “Non abbiate paura della fragilità”

 @ -  Città del Vaticano , lunedì, 15. giugno, 2026 15:00 (ACI Stampa).
Per bocca del profeta Isaia il Signore promette che non si dimenticherà mai di nessuno di noi. Ci assicura che i nostri volti li porta disegnati sulle palme delle sue mani e che il suo amore è più grande di quello di una madre per suo figlio.
Il Papa in visita ad una casa di riposo | | Vatican Media / EWTN
Il profeta ci lascia intravedere un dialogo intimo e serrato nel quale Dio si rivolge a ciascuno e al popolo stesso dandogli del tu. Con queste parole inizia il Messaggio del Papa dedicato ai Nonni e degli Anziani per la Giornata Mondiale dedicata a loro che si celebra la quarta domenica di luglio -quest’anno il 26 luglio -, sul tema “Io invece non ti dimenticherò mai”. La Sala Stampa della Santa Sede ha reso noto oggi il Messaggio.

Sopra le esistenze di molti anziani, in particolare, sembra essere disteso un velo che sfuma i tratti dei volti e ammanta di oblio. È quello che accade nelle case dove regna la solitudine, e anche in quei luoghi di ricovero dove la singolarità di ogni persona rischia di essere ridotta al numero del suo letto o alla sua patologia. La celebrazione della Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani è un’opportunità per riscoprire che la Chiesa è chiamata a essere madre di tutti e che ad ogni età è sempre possibile scoprirsi figli e figlie di Dio”, scrive Papa Leone XIV nel Messaggio.

Questa Giornata sia dunque uno stimolo per tutti, in particolare per i più giovani, a riprendere la bella abitudine di visitare i propri nonni, gli anziani della famiglia, e anche coloro che non ricevono alcuna visita. Portate loro, con questo messaggio e la vostra presenza, la vicinanza e l’affetto del Papa. Fate in modo che le parole del profetaIo invece non ti dimenticherò maiprendano la forma di un tenero e affettuoso incontro. «In un’epoca che tende a velocizzare e frammentare, la carne umana continua a chiedere di essere curata e riconosciuta da mani capaci di tenerezza, da menti attente e da parole buone”, dice ancora il Papa.

La Chiesa conosce la sofferenza dei suoi figli più anziani, sa bene che troppo spesso si guarda a loro con pregiudizio e li si considera un peso; è consapevole che un’economia incentrata sul profitto indebolisce i legami familiari; sa che molti anziani vengono lasciati dai figli costretti a migrare o, in alcuni casi, a combattere in guerra. Per ognuno di questi motivi, è lieta di annunciare la promessa del Signore: “Io invece non ti dimenticherò mai!”, questo l’appello di Papa Leone XIV.

La scoperta della tenerezza di Dio, per molti, avviene nel corso dell’esistenza, talvolta proprio nell’ultimo tratto della vita. Sempre più spesso, infatti, a differenza del passato, è possibile diventare anziani senza aver avuto una reale esperienza di fede. L’età avanzata, in questo caso, a partire dalle domande che in questa stagione della vita con più urgenza ci si pone, può divenire il tempo opportuno per iniziare o riprendere una vita spirituale… Mi sento di dirvi: non abbiate paura della fragilità! Proprio questa debolezza cela in sé una nuova potenzialità che illumina anche le altre età della vita”, conclude infine il Pontefice.

giovedì, maggio 21, 2026

CENTRI D'ITALIA

 @ - Centri d’Italia è la prima piattaforma liberamente accessibile da cui è possibile scaricare dati di dettaglio sul sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati in Italia. 


Territorio per territorio, è possibile conoscere i tipi di centri, i posti disponibili, le presenze, i gestori e i prezzi giornalieri. Uno strumento per ricercatori, giornalisti e cittadini, che vogliono conoscere il sistema di accoglienza, dati alla mano. Centri D'Italia

giovedì, aprile 16, 2026

Il Papa e Trump: un contrasto esplosivo

 @Dopo le invettive del presidente Trump contro Papa Leone XIV, la deplorazione è d’obbligo, e bene ha fatto la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ad esprimerla, come leader di una nazione che ospita la Cattedra di Pietro. Leone XIV è il Capo della Chiesa universale, al di sopra di tutti i potenti della terra, e mai come in questo caso il rispetto della forma è rispetto della sostanza.


15 Aprile 2026 ore 09:39

Ma alla deplorazione deve seguire l’analisi delle parole e dei fatti, se non si vuole essere vittima delle sabbie mobili del caos che inghiottiscono chiunque rinunci all’uso della ragione in un’epoca di turbolenza come quella che viviamo. E la prima domanda che deve porsi chi vuole usare la ragione è perché Donald Trump abbia attaccato frontalmente Leone XIV, accusandolo di essere «liberal» e di «assecondare la sinistra radicale» quando, nel suo primo mandato presidenziale, non ha mai attaccato con tanta veemenza papa Francesco, che era certamente più «liberal» e di sinistra del suo successore.

Ripercorriamo innanzitutto gli eventi: «Un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita», ha scritto Trump il 7 aprile su Truth, a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum con cui tentava di far accettare a Teheran una resa incondizionata. Leone XIV ha preso sul serio la minaccia roboante di Trump e lo stesso giorno, uscendo da Castel Gandolfo ha definito «inaccettabile» la minaccia al popolo iraniano. Non era la prima volta che in maniera diretta o indiretta rimproverava il presidente americano per la sua gestione della crisi.

L’11 aprile, dopo la veglia di preghiera tenuta nella basilica di San Pietro nelle stesse ore in cui Stati Uniti e Iran stavano tenendo i colloqui di pace, poi falliti in Pakistan, Trump si è sfogato contro il Papa sul suo social, Truth definendolo «debole sui fatti criminosi» e «pessimo in politica estera». Il presidente americano ha aggiunto: «Non voglio un papa che trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e, cosa ancora peggiore, svuotando le proprie prigioni – inclusi assassini, spacciatori e killer – mandandoli nel nostro Paese». Trump ha detto ancora, «Non voglio un Papa che critichi il presidente americano perché sto facendo esattamente quello per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia. Preferisco di gran lunga suo fratello Louis che ha capito tutto». Il duro post è stato seguito dalla pubblicazione di un’immagine creata con l’intelligenza artificiale di un Trump-Messia, presto rimossa dopo la pioggia di critiche.

All’attacco frontale di Trump, è seguita una sobria replica di Leone XIV. «Non mi fa paura» e «non voglio aprire un dibattito», ha detto il Papa ai giornalisti. sbarcando in Algeria, nel suo viaggio in Africa. «Non sono un politico: smettiamola con le guerre!», ha spiegato ancora il Pontefice ricordando di parlare «del Vangelo: continuerò a farlo ad alta voce» contro i conflitti.

Trump, che non mostra di conoscere né le regole della diplomazia, né quelle della buona educazione, si serve dell’iperbole come arma di negoziato, Non è l’unico a farlo. Fin dall’inizio del conflitto in Ucraina, Putin, e soprattutto, l’ex Presidente russo Dmitry Medvedev, continuano a minacciare l’uso dell’arma nucleare. È molto inquietante, ma non è detto che abbiano intenzione di far seguire i fatti alle parole. Il problema è che la Russia, come la Cina e la Corea del Nord, dispone di un arsenale nucleare, l’Iran non ancora. Qui cade la domanda di fondo, formulata da Mario Sechi su “Libero” del 14 aprile in questi termini: «Cosa si fa con l’Iran che ribadisce di voler continuare il suo programma nucleare»? La trattativa, infatti, è fallita proprio perché l’Iran non vuole rinunciare all’uso della bomba atomica. Un intervento militare svolto a sventare questa minaccia non rientra in quel caso di “guerra giusta” che George Weigel ha evocato nel suo articolo On War, Peace, the President and the Pope sul “Washington Post” del 13 aprile? Weigel sottolinea che il conflitto non può essere affrontato solo con argomentazioni politiche, ma deve essere valutato secondo criteri etici, invitando a un dialogo più serio e responsabile tra autorità politica e religiosa sui temi della guerra e della pace.

Il Papa ha giustamente ricordato che la sua voce non è quella di un leader politico, ma quella della Chiesa che annuncia il Vangelo e richiama il mondo alla pace. Tuttavia, il 4 aprile, ha invitato i cittadini americani a far sentire la propria voce presso i membri del Congresso per por fine alla guerra. Probabilmente non era mai accaduto che un Pontefice si rivolgesse direttamente a un popolo per invitare i cittadini a far pressione sui propri rappresentanti. Non a caso, “La Repubblica” del 14 aprile ha pubblicato un’intera pagina contro Trump del gesuita padre Antonio Spadaro, intitolandola: «La voce di Prevost come atto politico contro la legge del presidente».

Il regime sanguinario di Teheran, strumentalizzando la situazione, è intervenuto, a sua volta, con un messaggio rivolto al Papa. Mentre Leone XIV visitava la grande Moschea di Algeri, il presidente dell’Iran Masoud Pezeshkian, rivolgendosi al Pontefice, così si è espresso: «A nome della grande nazione iraniana, condanno l’insulto rivolto a Vostra Eccellenza e dichiaro che la profanazione di Gesù (la pace sia con lui), il Profeta della pace e della fratellanza, è inaccettabile per qualsiasi persona libera. Le auguro che Allah le conceda la gloria».

Di fatto si sta rinnovando una polarizzazione tra la Santa Sede e gli Stati Uniti, che ha radici culturali antiche. Nel 1776, l’anno della Dichiarazione di Indipendenza di cui ricorre il 4 luglio il 250esimo anniversario, gli Stati Uniti definirono la loro identità rifiutando qualsiasi autorità religiosa che ambisse ad esseresuprema”, a cominciare dalla “Monarchia Romana”. Gli scandali finanziari e morali degli ultimi anni hanno inoltre screditato una parte della gerarchia americana e la rinascita del cattolicesimo sta avvenendo negli ambienti tradizionali, che criticavano papa Francesco e ancora diffidano del suo successore. Ciò fa capire le difficoltà che incontrerà, fin dall’inizio del suo incarico, mons. Gabriele Caccia, nuovo nunzio a Washington.

Trump pagherà le conseguenze dei suoi errori nelle prossime elezioni di Midterm, ma Leone XIV non ha scadenze elettorali né preoccupazioni mediatiche di cui deve tener conto. È sufficiente che svolga bene il suo ministero petrino, ricordando l’insegnamento immutabile della Chiesa in termini di guerra e di pace.

Il Papa, che è un figlio di sant’Agostino, conosce certamente un celebre passo del Dottore di Ippona, ricordato da Pio XII nell’enciclica Communium interpretes dolorum del 15 aprile 1945: «Desideri la pace? Opera giusto e avrai la pace: poiché la giustizia e la pace si sono baciate (Sal 84, 11). Se non ami la giustizia, non avrai la pace: infatti la giustizia e la pace si amano e sono tra loro talmente unite, che se fai giusto, troverai la pace che bacia la giustizia… Se dunque vuoi venire alla pace, opera giusto: allontanati dal male e segui il bene, questo significa amare la giustizia; e quando avrai lasciato il male e avrai fatto il bene, cerca la pace e seguila (Ps. 84, 12: PL 37, 1078)».

Erano gli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale e Pio XII chiedeva «al Redentore divino e alla sua santissima Madre, in spirito di preghiera e di penitenza che sia vera e sincera la pace che porrà termine a questa guerra funesta e sanguinosa». Questo è sempre stato l’insegnamento della Chiesa: non basta invocare a parole la pace, bisogna operare fattivamente, per instaurare la giustizia, e soprattutto chiedere l’aiuto soprannaturale della grazia per portare al mondo la pace di Cristo, che è ben diversa da quella falsa del mondo (Gv 14-27-31).

giovedì, aprile 02, 2026

Camminare non basta più: cosa serve davvero per restare forti dopo i 70 anni

@ Camminare fa bene al cuore e all’umore, su questo non ci sono dubbi. Tuttavia, dopo i 70 anni, la semplice passeggiata potrebbe non bastare più per proteggere la salute generale.

Come costruire i muscoli dopo i 50 anni, secondo gli esperti che allenano le donne anziane© Edward Berthelot - Getty Images

Con il passare del tempo, infatti, il corpo cambia. I muscoli tendono a ridursi, l’equilibrio diventa meno sicuro e i riflessi si fanno più lenti, aumentando (purtroppo) il rischio di cadute. La buona notizia è che il nostro organismo non smette mai di rispondere agli stimoli, nemmeno quando il tempo avanza. Se allenato nel modo corretto, il corpo può recuperare forza e stabilità, restituendo quella sicurezza nei movimenti che è alla base dell’indipendenza quotidiana. Diventare più forti non solo è possibile, ma è anche una strategia vincente per migliorare la qualità della vita.


Perché camminare non basta più
Molti pensano che una passeggiata quotidiana sia la panacea contro tutti i mali, un modo semplice e pratico per mantenersi in buona salute. In realtà, oggi la scienza ci dice che, sebbene camminare sia un’ottima abitudine, non è più sufficiente per contrastare i processi biologici dell'invecchiamento. Il motivo è semplice. La camminata è un’attività prevalentemente aerobica che non fornisce uno stimolo abbastanza intenso per frenare il deterioramento della nostra “armatura”. “L’invecchiamento non è un evento isolato, ma un processo che colpisce contemporaneamente tre fronti critici ovvero ossa, articolazioni e muscoli.

Tutto inizia con il declino della densità ossea che, unito alla sedentarietà, accelera verso l'osteoporosi. Di riflesso, le articolazioni perdono elasticità, rendendo i movimenti meno fluidi e più faticosi. Il segnale più critico resta però il declino muscolare. La perdita di massa e forza altera l’equilibrio e rallenta i riflessi, aumentando il rischio di cadute. Intorno ai 70 anni, questa combinazione crea una “fragilità globale” che minaccia direttamente l'indipendenza quotidiana. Per invertire la rotta, la semplice passeggiata non basta più, bisogna allenare la forza. Solo un carico meccanico specifico è in grado di “dialogarecon le cellule, spingendo le ossa a rinforzarsi e i muscoli a rigenerarsi. È questa la vera chiave per una vecchiaia attiva, sicura e autonoma”, spiega Alfonso Jiménez, Professore Ordinario di Scienze motorie e della salute e Direttore del Centro di Ricerca per le scienze dello sport presso l'Università Rey Juan Carlos (URJC) e Direttore di GOfit LAB.

Forza ed equilibrio, le priorità dopo i 70 anni
Per mantenere forza, equilibrio e indipendenza dopo i 70 anni è indispensabile combinare l'allenamento della forza con esercizi di instabilità controllata, garantendo sempre un recupero di almeno 48 ore tra le sessioni per permettere il necessario adattamento dei tessuti. Oltre all’efficienza meccanica di ossa, muscoli e articolazioni, è fondamentale considerare il ruolo del sistema nervoso, il vero regista che coordina ogni movimento”, prosegue il dottor Jiménez. L’esercizio fisico, dunque, non deve limitarsi al potenziamento muscolare, ma deve porsi l’obiettivo di stimolare attivamente il cervello per affinare l’equilibrio e ridurre drasticamente il rischio di cadute. “In questa fascia d'età, risulta particolarmente efficace non solo sollecitare la muscolatura tramite carichi esterni o il peso corporeo, ma farlo all'interno di situazioni dinamiche che obblighino il sistema nervoso a una coordinazione complessa, come per esempio salire e scendere da uno step mentre si lancia o si riceve una palla”, specifica il Direttore del Centro di Ricerca per le scienze dello sport presso l'Università Rey Juan Carlos (URJC).

Come invertire il declino muscolare
Recenti studi sui centenari mostrano come il corpo sia capace di evolvere anche in età avanzata. Seppur se dopo i 70 anni il declino fisico sia comune, le ricerche confermano che questo processo non è inevitabile. “L’allenamento della forza si è rivelato uno strumento straordinario, in grado di migliorare la capacità funzionale in soggetti di qualsiasi età. Questo beneficio si manifesta indipendentemente dal passato sportivo dell'individuo. I miglioramenti strutturali e prestazionali sono tangibili sia nei settantenni che negli ottantenni, estendendosi persino alla soglia dei 90 anni. Il tessuto muscolare, infatti, conserva la capacità di rispondere positivamente ogni qualvolta riceva uno stimolo meccanico adeguato e sufficiente”, chiarisce il dottor Jiménez. In quest’ottica, l’esercizio di resistenza, se ben calibrato, non rappresenta mai un rischio, ma diventa una risorsa fondamentale per contrastare la fragilità e recuperare margini di autonomia che si credevano perduti.

Muoversi in sicurezza e senza rischi
Mantenere l’autonomia e la vitalità dopo i 70 anni richiede un approccio che superi il concetto di semplice movimento, puntando su strategie per rinforzare il corpo e proteggere la salute del sistema nervoso. “Il punto di partenza ideale consiste nel rivolgersi a professionisti qualificati per impostare un percorso sicuro. L’approccio iniziale si focalizza su esercizi a corpo libero, dando priorità assoluta alla coordinazione e alla corretta esecuzione tecnica piuttosto che al carico sollevato. In questa fase, la sicurezza è l'elemento centrale. Attraverso una progressione ragionevole e costante, è possibile ottenere risultati significativi a qualsiasi età, superando i timori iniziali legati agli infortuni”, commenta l’esperto.

Allenarsi per restare indipendenti
Poiché non si tratta di un obiettivo irraggiungibile, ma di una necessità funzionale, iniziare un percorso di rinforzo fisico non è mai troppo tardi. “Per chi ha superato i 70 anni, il mantenimento della forza è un elemento vitale per preservare l'indipendenza quotidiana. La capacità muscolare è ciò che permette di svolgere le attività fondamentali, ovvero muoversi in autonomia, fare la spesa e mantenere una vita attiva. Preservare un livello minimo di funzionalità non migliora solo la salute fisica, ma ha un impatto diretto sul benessere mentale ed emotivo. Muoversi con sicurezza e fiducia facilita infatti la partecipazione alla vita comunitaria e il mantenimento delle relazioni sociali, contrastando la solitudine involontaria. L’esercizio fisico non serve solo a prevenire cadute o dipendenza, ma agisce come uno strumento essenziale per restare connessi con il mondo esterno e migliorare la qualità della vita”, conclude il Direttore di GOfit LAB.