Papa Gregorio Magno
L'eredità Spirituale di Gregorio Magno "...OGGI "
lunedì, giugno 01, 2026
Place of Ancient Roman Countryside for European Life - Esarcato Area PARCEL: PENA DI MORTE - I PAESI DOVE APPLICATA !!!!.... Ri...
Place of Ancient Roman Countryside for European Life - Esarcato Area PARCEL: PENA DI MORTE - I PAESI DOVE APPLICATA !!!!.... Ri...: Nel mondo la situazione della pena di morte è divisa in due: la stragrande maggioranza delle nazioni l'ha abolita per legge o non la pr...
domenica, maggio 24, 2026
giovedì, maggio 21, 2026
CENTRI D'ITALIA
@ - Centri d’Italia è la prima piattaforma liberamente accessibile da cui è possibile scaricare dati di dettaglio sul sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati in Italia.
Territorio per territorio, è possibile conoscere i tipi di centri, i posti disponibili, le presenze, i gestori e i prezzi giornalieri. Uno strumento per ricercatori, giornalisti e cittadini, che vogliono conoscere il sistema di accoglienza, dati alla mano. Centri D'Italia
giovedì, aprile 16, 2026
Il Papa e Trump: un contrasto esplosivo
@- Dopo le invettive del presidente Trump contro Papa Leone XIV, la deplorazione è d’obbligo, e bene ha fatto la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ad esprimerla, come leader di una nazione che ospita la Cattedra di Pietro. Leone XIV è il Capo della Chiesa universale, al di sopra di tutti i potenti della terra, e mai come in questo caso il rispetto della forma è rispetto della sostanza.
15 Aprile 2026 ore 09:39
Ma alla deplorazione deve seguire l’analisi delle parole e dei fatti, se non si vuole essere vittima delle sabbie mobili del caos che inghiottiscono chiunque rinunci all’uso della ragione in un’epoca di turbolenza come quella che viviamo. E la prima domanda che deve porsi chi vuole usare la ragione è perché Donald Trump abbia attaccato frontalmente Leone XIV, accusandolo di essere «liberal» e di «assecondare la sinistra radicale» quando, nel suo primo mandato presidenziale, non ha mai attaccato con tanta veemenza papa Francesco, che era certamente più «liberal» e di sinistra del suo successore.
Ripercorriamo innanzitutto gli eventi: «Un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita», ha scritto Trump il 7 aprile su Truth, a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum con cui tentava di far accettare a Teheran una resa incondizionata. Leone XIV ha preso sul serio la minaccia roboante di Trump e lo stesso giorno, uscendo da Castel Gandolfo ha definito «inaccettabile» la minaccia al popolo iraniano. Non era la prima volta che in maniera diretta o indiretta rimproverava il presidente americano per la sua gestione della crisi.
L’11 aprile, dopo la veglia di preghiera tenuta nella basilica di San Pietro nelle stesse ore in cui Stati Uniti e Iran stavano tenendo i colloqui di pace, poi falliti in Pakistan, Trump si è sfogato contro il Papa sul suo social, Truth definendolo «debole sui fatti criminosi» e «pessimo in politica estera». Il presidente americano ha aggiunto: «Non voglio un papa che trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e, cosa ancora peggiore, svuotando le proprie prigioni – inclusi assassini, spacciatori e killer – mandandoli nel nostro Paese». Trump ha detto ancora, «Non voglio un Papa che critichi il presidente americano perché sto facendo esattamente quello per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia. Preferisco di gran lunga suo fratello Louis che ha capito tutto». Il duro post è stato seguito dalla pubblicazione di un’immagine creata con l’intelligenza artificiale di un Trump-Messia, presto rimossa dopo la pioggia di critiche.
All’attacco frontale di Trump, è seguita una sobria replica di Leone XIV. «Non mi fa paura» e «non voglio aprire un dibattito», ha detto il Papa ai giornalisti. sbarcando in Algeria, nel suo viaggio in Africa. «Non sono un politico: smettiamola con le guerre!», ha spiegato ancora il Pontefice ricordando di parlare «del Vangelo: continuerò a farlo ad alta voce» contro i conflitti.
Trump, che non mostra di conoscere né le regole della diplomazia, né quelle della buona educazione, si serve dell’iperbole come arma di negoziato, Non è l’unico a farlo. Fin dall’inizio del conflitto in Ucraina, Putin, e soprattutto, l’ex Presidente russo Dmitry Medvedev, continuano a minacciare l’uso dell’arma nucleare. È molto inquietante, ma non è detto che abbiano intenzione di far seguire i fatti alle parole. Il problema è che la Russia, come la Cina e la Corea del Nord, dispone di un arsenale nucleare, l’Iran non ancora. Qui cade la domanda di fondo, formulata da Mario Sechi su “Libero” del 14 aprile in questi termini: «Cosa si fa con l’Iran che ribadisce di voler continuare il suo programma nucleare»? La trattativa, infatti, è fallita proprio perché l’Iran non vuole rinunciare all’uso della bomba atomica. Un intervento militare svolto a sventare questa minaccia non rientra in quel caso di “guerra giusta” che George Weigel ha evocato nel suo articolo On War, Peace, the President and the Pope sul “Washington Post” del 13 aprile? Weigel sottolinea che il conflitto non può essere affrontato solo con argomentazioni politiche, ma deve essere valutato secondo criteri etici, invitando a un dialogo più serio e responsabile tra autorità politica e religiosa sui temi della guerra e della pace.
Il Papa ha giustamente ricordato che la sua voce non è quella di un leader politico, ma quella della Chiesa che annuncia il Vangelo e richiama il mondo alla pace. Tuttavia, il 4 aprile, ha invitato i cittadini americani a far sentire la propria voce presso i membri del Congresso per por fine alla guerra. Probabilmente non era mai accaduto che un Pontefice si rivolgesse direttamente a un popolo per invitare i cittadini a far pressione sui propri rappresentanti. Non a caso, “La Repubblica” del 14 aprile ha pubblicato un’intera pagina contro Trump del gesuita padre Antonio Spadaro, intitolandola: «La voce di Prevost come atto politico contro la legge del presidente».
Il regime sanguinario di Teheran, strumentalizzando la situazione, è intervenuto, a sua volta, con un messaggio rivolto al Papa. Mentre Leone XIV visitava la grande Moschea di Algeri, il presidente dell’Iran Masoud Pezeshkian, rivolgendosi al Pontefice, così si è espresso: «A nome della grande nazione iraniana, condanno l’insulto rivolto a Vostra Eccellenza e dichiaro che la profanazione di Gesù (la pace sia con lui), il Profeta della pace e della fratellanza, è inaccettabile per qualsiasi persona libera. Le auguro che Allah le conceda la gloria».
Di fatto si sta rinnovando una polarizzazione tra la Santa Sede e gli Stati Uniti, che ha radici culturali antiche. Nel 1776, l’anno della Dichiarazione di Indipendenza di cui ricorre il 4 luglio il 250esimo anniversario, gli Stati Uniti definirono la loro identità rifiutando qualsiasi autorità religiosa che ambisse ad essere “suprema”, a cominciare dalla “Monarchia Romana”. Gli scandali finanziari e morali degli ultimi anni hanno inoltre screditato una parte della gerarchia americana e la rinascita del cattolicesimo sta avvenendo negli ambienti tradizionali, che criticavano papa Francesco e ancora diffidano del suo successore. Ciò fa capire le difficoltà che incontrerà, fin dall’inizio del suo incarico, mons. Gabriele Caccia, nuovo nunzio a Washington.
Trump pagherà le conseguenze dei suoi errori nelle prossime elezioni di Midterm, ma Leone XIV non ha scadenze elettorali né preoccupazioni mediatiche di cui deve tener conto. È sufficiente che svolga bene il suo ministero petrino, ricordando l’insegnamento immutabile della Chiesa in termini di guerra e di pace.
Il Papa, che è un figlio di sant’Agostino, conosce certamente un celebre passo del Dottore di Ippona, ricordato da Pio XII nell’enciclica Communium interpretes dolorum del 15 aprile 1945: «Desideri la pace? Opera giusto e avrai la pace: poiché la giustizia e la pace si sono baciate (Sal 84, 11). Se non ami la giustizia, non avrai la pace: infatti la giustizia e la pace si amano e sono tra loro talmente unite, che se fai giusto, troverai la pace che bacia la giustizia… Se dunque vuoi venire alla pace, opera giusto: allontanati dal male e segui il bene, questo significa amare la giustizia; e quando avrai lasciato il male e avrai fatto il bene, cerca la pace e seguila (Ps. 84, 12: PL 37, 1078)».
Erano gli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale e Pio XII chiedeva «al Redentore divino e alla sua santissima Madre, in spirito di preghiera e di penitenza che sia vera e sincera la pace che porrà termine a questa guerra funesta e sanguinosa». Questo è sempre stato l’insegnamento della Chiesa: non basta invocare a parole la pace, bisogna operare fattivamente, per instaurare la giustizia, e soprattutto chiedere l’aiuto soprannaturale della grazia per portare al mondo la pace di Cristo, che è ben diversa da quella falsa del mondo (Gv 14-27-31).
giovedì, aprile 02, 2026
Camminare non basta più: cosa serve davvero per restare forti dopo i 70 anni
@ - Camminare fa bene al cuore e all’umore, su questo non ci sono dubbi. Tuttavia, dopo i 70 anni, la semplice passeggiata potrebbe non bastare più per proteggere la salute generale.
Come costruire i muscoli dopo i 50 anni, secondo gli esperti che allenano le donne anziane© Edward Berthelot - Getty Images
Con il passare del tempo, infatti, il corpo cambia. I muscoli tendono a ridursi, l’equilibrio diventa meno sicuro e i riflessi si fanno più lenti, aumentando (purtroppo) il rischio di cadute. La buona notizia è che il nostro organismo non smette mai di rispondere agli stimoli, nemmeno quando il tempo avanza. Se allenato nel modo corretto, il corpo può recuperare forza e stabilità, restituendo quella sicurezza nei movimenti che è alla base dell’indipendenza quotidiana. Diventare più forti non solo è possibile, ma è anche una strategia vincente per migliorare la qualità della vita.
Perché camminare non basta più
Molti pensano che una passeggiata quotidiana sia la panacea contro tutti i mali, un modo semplice e pratico per mantenersi in buona salute. In realtà, oggi la scienza ci dice che, sebbene camminare sia un’ottima abitudine, non è più sufficiente per contrastare i processi biologici dell'invecchiamento. Il motivo è semplice. La camminata è un’attività prevalentemente aerobica che non fornisce uno stimolo abbastanza intenso per frenare il deterioramento della nostra “armatura”. “L’invecchiamento non è un evento isolato, ma un processo che colpisce contemporaneamente tre fronti critici ovvero ossa, articolazioni e muscoli.
Tutto inizia con il declino della densità ossea che, unito alla sedentarietà, accelera verso l'osteoporosi. Di riflesso, le articolazioni perdono elasticità, rendendo i movimenti meno fluidi e più faticosi. Il segnale più critico resta però il declino muscolare. La perdita di massa e forza altera l’equilibrio e rallenta i riflessi, aumentando il rischio di cadute. Intorno ai 70 anni, questa combinazione crea una “fragilità globale” che minaccia direttamente l'indipendenza quotidiana. Per invertire la rotta, la semplice passeggiata non basta più, bisogna allenare la forza. Solo un carico meccanico specifico è in grado di “dialogare” con le cellule, spingendo le ossa a rinforzarsi e i muscoli a rigenerarsi. È questa la vera chiave per una vecchiaia attiva, sicura e autonoma”, spiega Alfonso Jiménez, Professore Ordinario di Scienze motorie e della salute e Direttore del Centro di Ricerca per le scienze dello sport presso l'Università Rey Juan Carlos (URJC) e Direttore di GOfit LAB.
Forza ed equilibrio, le priorità dopo i 70 anni
“Per mantenere forza, equilibrio e indipendenza dopo i 70 anni è indispensabile combinare l'allenamento della forza con esercizi di instabilità controllata, garantendo sempre un recupero di almeno 48 ore tra le sessioni per permettere il necessario adattamento dei tessuti. Oltre all’efficienza meccanica di ossa, muscoli e articolazioni, è fondamentale considerare il ruolo del sistema nervoso, il vero regista che coordina ogni movimento”, prosegue il dottor Jiménez. L’esercizio fisico, dunque, non deve limitarsi al potenziamento muscolare, ma deve porsi l’obiettivo di stimolare attivamente il cervello per affinare l’equilibrio e ridurre drasticamente il rischio di cadute. “In questa fascia d'età, risulta particolarmente efficace non solo sollecitare la muscolatura tramite carichi esterni o il peso corporeo, ma farlo all'interno di situazioni dinamiche che obblighino il sistema nervoso a una coordinazione complessa, come per esempio salire e scendere da uno step mentre si lancia o si riceve una palla”, specifica il Direttore del Centro di Ricerca per le scienze dello sport presso l'Università Rey Juan Carlos (URJC).
Come invertire il declino muscolare
Recenti studi sui centenari mostrano come il corpo sia capace di evolvere anche in età avanzata. Seppur se dopo i 70 anni il declino fisico sia comune, le ricerche confermano che questo processo non è inevitabile. “L’allenamento della forza si è rivelato uno strumento straordinario, in grado di migliorare la capacità funzionale in soggetti di qualsiasi età. Questo beneficio si manifesta indipendentemente dal passato sportivo dell'individuo. I miglioramenti strutturali e prestazionali sono tangibili sia nei settantenni che negli ottantenni, estendendosi persino alla soglia dei 90 anni. Il tessuto muscolare, infatti, conserva la capacità di rispondere positivamente ogni qualvolta riceva uno stimolo meccanico adeguato e sufficiente”, chiarisce il dottor Jiménez. In quest’ottica, l’esercizio di resistenza, se ben calibrato, non rappresenta mai un rischio, ma diventa una risorsa fondamentale per contrastare la fragilità e recuperare margini di autonomia che si credevano perduti.
Muoversi in sicurezza e senza rischi
Mantenere l’autonomia e la vitalità dopo i 70 anni richiede un approccio che superi il concetto di semplice movimento, puntando su strategie per rinforzare il corpo e proteggere la salute del sistema nervoso. “Il punto di partenza ideale consiste nel rivolgersi a professionisti qualificati per impostare un percorso sicuro. L’approccio iniziale si focalizza su esercizi a corpo libero, dando priorità assoluta alla coordinazione e alla corretta esecuzione tecnica piuttosto che al carico sollevato. In questa fase, la sicurezza è l'elemento centrale. Attraverso una progressione ragionevole e costante, è possibile ottenere risultati significativi a qualsiasi età, superando i timori iniziali legati agli infortuni”, commenta l’esperto.
Allenarsi per restare indipendenti
Poiché non si tratta di un obiettivo irraggiungibile, ma di una necessità funzionale, iniziare un percorso di rinforzo fisico non è mai troppo tardi. “Per chi ha superato i 70 anni, il mantenimento della forza è un elemento vitale per preservare l'indipendenza quotidiana. La capacità muscolare è ciò che permette di svolgere le attività fondamentali, ovvero muoversi in autonomia, fare la spesa e mantenere una vita attiva. Preservare un livello minimo di funzionalità non migliora solo la salute fisica, ma ha un impatto diretto sul benessere mentale ed emotivo. Muoversi con sicurezza e fiducia facilita infatti la partecipazione alla vita comunitaria e il mantenimento delle relazioni sociali, contrastando la solitudine involontaria. L’esercizio fisico non serve solo a prevenire cadute o dipendenza, ma agisce come uno strumento essenziale per restare connessi con il mondo esterno e migliorare la qualità della vita”, conclude il Direttore di GOfit LAB.
domenica, febbraio 01, 2026
Papa Leone XIV: “Madre Teresa di Calcutta profetica, il più grande distruttore della pace è l’aborto”
@ - CITTÀ DEL VATICANO (ITALPRESS) – “La pace è soprattutto un dono, perché la riceviamo da chi ci precede nella storia: ........................... è un bene del quale ringraziare.
Papa Leone XIV “Madre Teresa di Calcutta profetica,
il più grande distruttore della pace è l’aborto”
La pace è alleanza, che ci incarica di un impegno comune: quello di onorarla, quando c’è, e di realizzarla, quando manca. La pace, infine, è promessa, perché sostiene la nostra speranza in un mondo migliore, e come tale viene cercata da tutte le persone di buona volontà”. Lo ha detto Papa Leone XIV, ricevendo in udienza al Palazzo Apostolico i partecipanti al convegno “One Humanity, One Planet”. “La politica svolge qui una funzione sociale insostituibile: vi esorto perciò a cooperare sempre più nello studio di forme partecipative che coinvolgano tutti i cittadini, uomini e donne, nella vita istituzionale degli Stati. Su queste basi sarà possibile edificare quella fraternità universale che già tra voi giovani si annuncia come segno di un tempo nuovo: il vostro lavoro, infatti, trova la sua espressione più alta quando opera per un’umanità pacificata nella giustizia – ha aggiunto il Pontefice -. A tal fine, vi invito a riflettere sul fatto che non ci sarà pace senza porre fine alla guerra che l’umanità fa a sé stessa quando scarta chi è debole, quando esclude chi è povero, quando resta indifferente davanti al profugo e all’oppresso. Solo chi ha cura dei più piccoli può fare cose davvero grandi. Madre Teresa di Calcutta, santa degli ultimi e premio Nobel per la pace, affermava a riguardo che “il più grande distruttore della pace è l’aborto” (Discorso al National Prayer Breakfast, 3 febbraio 1994). La sua voce rimane profetica: nessuna politica può infatti porsi a servizio dei popoli se esclude dalla vita coloro che stanno per venire al mondo, se non soccorre chi è nell’indigenza materiale e spirituale”.
“Davanti alle molte sfide del presente abbiate dunque coraggio, ricordando che non siete soli a cercare la fraternità universale: l’unico Dio ci dona la terra come casa comune per tutti i popoli. Il titolo del vostro convegno, “One Humanity, One Planet”, merita perciò di essere completato con “One God” – ha concluso il Papa –: riconoscendo in Lui il creatore buono, le nostre religioni ci chiamano a contribuire al progresso sociale, ricercando sempre quel bene comune che ha per fondamenta la giustizia e la pace”.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
mercoledì, dicembre 31, 2025
L'allarme (inascoltato) di Ratzinger sull'Islam
@ - Tre anni fa Benedetto XVI concludeva il suo pellegrinaggio terreno. Un Papa entrato nella Storia per un gesto, quello della rinuncia nel 2013, ma anche per diversi discorsi memorabili. Tra di essi c'è senz'altro la lectio magistralis di Ratisbona nel 2006.
L'allarme (inascoltato) di Ratzinger sull'Islam
Un testo teologico dedicato ai mali dell'Europa che, in un solo ma significativo passaggio, inchiodava l'islam ad un dato di fatto: il suo problema con la violenza. Ratzinger lo attribuiva alla separazione tra fede e ragione che nel cristianesimo, invece, non c'è. La famosa citazione dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo secondo cui Maometto aveva "portato di nuovo (...) soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava" fece il giro del mondo ed infiammò le piazze islamiche contro il Papa. A Mogadiscio venne persino uccisa una religiosa, suor Leonella Sgorbati.
Mentre quel discorso veniva pronunciato nell'università di Ratisbona, il cardinale Gerhard Ludwig Müller sedeva accanto a Benedetto XVI in quanto vescovo locale. "La reazione dei professori presenti in aula fu positiva - ricorda il porporato con il nostro giornale - ma nei giorni successivi venne rilanciata quella sola citazione presentando Benedetto XVI come un nemico della libertà religiosa e i manifestanti islamici, che non avevano letto il discorso, finirono per diventare strumento di questa propaganda antiratzingeriana". Müller non può che constatare che "quelle reazioni paradossalmente confermarono quanto Ratzinger avesse ragione". Lui che lo frequentò fino all'ultimo afferma che "Benedetto XVI non si è mai pentito della lectio di Ratisbona perché ciò che aveva detto era la verità". Basta rileggere il libro-intervista Luce del mondo scritto con Peter Seewald per capire che idea si fosse fatto Ratzinger dopo le proteste islamiche al suo discorso. "È risultato chiaro - sostenne il Papa tedesco nel volume del 2010 - che nel dibattito pubblico l'islam deve chiarire due questioni: quelle del suo rapporto con la violenza e con la ragione".
Non un crociato né un islamofobo: Benedetto XVI era un europeo che alla "sua" Europa poneva il tema concreto della presenza islamica in una società plasmata dalla tradizione greco-romana e con principi scaturiti dalla civiltà giudaico-cristiana. "Secondo Ratzinger - spiega Müller - l'islam contempla concetti di Dio, di società e di Stato molto diversi dai nostri e dunque poneva la questione della compatibilità con la nostra cultura" specialmente sulla condizione della donna. Come rileva don Roberto Regoli, professore di Storia della Chiesa dell'università Gregoriana, "in relazione all'islam, Benedetto XVI chiedeva con fermezza una reciprocità tra cattolici e musulmani, preoccupandosi che alle minoranze cristiane presenti nei Paesi islamici fosse riconosciuta la stessa libertà religiosa che godono i musulmani in Occidente". Una reciprocità che Ratzinger, però, non vedeva dal momento che si lamentava di come persino gli interlocutori islamici più dialoganti non ammettessero il diritto a cambiare religione.
Di fronte alle proteste e alle minacce per Ratisbona, l'Europa lasciò solo il Papa tedesco. L'Ue non votò una mozione di solidarietà e l'allora premier italiano Romano Prodi rispose a una domanda sulla sua sicurezza in maniera sprezzante: "ci penseranno le sue guardie". Benedetto però non se ne pentì, rimanendo coerente alla sua idea precedente all'elezione che l'islam presentasse problemi di compatibilità sia sul piano teologico che politico con l'Europa figlia della tradizione greco-romana e giudaico-cristiana. In un discorso del 1979 a Strasburgo, l'allora cardinale Ratzinger sostenne che "la separazione di fede e legge, di religione e diritto tribale non viene compiuta nell'islam e non è neppure effettuabile senza che si tocchi la sua stessa essenza". Lo descrisse come espressione di un monoteismo "che si chiude ugualmente alla razionalità greca e alla sua cultura", dunque ai valori fondanti stessi dell'Europa. L'allarme dell'ultimo Papa europeo sulla sfida rappresentata dall'islam per il vecchio continente, però, è rimasto inascoltato. Soprattutto a Bruxelles.
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