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domenica, settembre 05, 2021

Missionarie della Carità: il carisma di Madre Teresa per gli afghani

@ - Il quinto anniversario della canonizzazione di Madre Teresa si intreccia con la vicenda delle suore che hanno lasciato Kabul una settimana fa.


L'accoglienza in una delle comunità di Roma, il servizio ai bambini disabili arrivati in Italia con loro, il discernimento dietro la decisione, nella testimonianza di una consorella: ascoltare sempre lo Spirito Santo.


Ascoltare i bisogni del momento, pregare intensamente lo Spirito Santo, poi decidere aderendo alla volontà di Dio. È il lascito spirituale di Madre Teresa di Calcutta, canonizzata il 4 settembre 2016, una vita offerta per il servizio ai più poveri tra i poveri. Case religiose aperte in tutti i continenti. Uno stile contemplativo sulle strade del mondo. Una donna che, come ci diceva cinque anni fa la Superiora Generale sr. Prema, non ha mai fatto un passo indietro nel difendere la dignità delle persone. Il quinto anniversario del riconoscimento della santità della suora albanese si intreccia con la vicenda delle Missionarie della Carità che hanno dovuto lasciare - dopo quindici anni - l'Afghanistan. A volte lo Spirito suggerisce di restare, altre volte di muoversi. Per loro è toccato muoversi, muoversi da Kabul. Non senza, però, i 14 bambini disabili che sono riuscite a portare con loro in Italia e insieme ai quali sono accolte in una delle case della Comunità, alla periferia di Roma.

Servendo i profughi da Kabul
"È Gesù che soffre e che vuole essere amato, che chiede amore e che dona amore": con la discrezione che segna da sempre il loro agire, le suore ci raccontano questo loro fare spazio a una esperienza - quella dell'accoglienza dei ragazzi afghani - per loro vissuta come una "vera rivoluzione" che sta imponendo un riassetto logistico, una ridefinizione dei compiti, un surplus di energie. Ma le forze arrivano dal Signore. E dai bambini stessi. "Questi bambini stanno donando anche a noi: tenerezza, relazioni, in maniera diversa da come noi le pensiamo. Ci chiedono di relazionarci con loro e ci danno la capacità di amare; ci stanno allargando il cuore per poter amare di più. E amano anche loro". Con una forza disarmante che si fa interpellare di continuo dalla realtà concreta che chiama, spariglia e trasfigura, la suora che ci parla [rispettiamo il suo desiderio di anonimato] ci riporta a guardare la piccolezza, come faceva la Madre.

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