@ - San Benedetto da Norcia, patrono d’Europa, un titolo solenne che gli venne conferito da papa Paolo VI nel 1964. E lo stesso Montini, disse parlando del santo di Norcia: «Messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà, e soprattutto araldo della religione di Cristo e fondatore della vita monastica in Occidente, San Benedetto e i suoi figli con la croce, con il libro e con l'aratro portarono il progresso cristiano alle popolazioni sparse dal Mediterraneo alla Scandinavia, dall'Irlanda alle pianure della Polonia».

Benedetto da Norcia in una raffigurazione “San Benedetto e Norcia”, Antonio e Giovanni Sparapane 1466, ex chiesa di S. Francesco a Tuscania (Viterbo) | Benedetto da Norcia in una raffigurazione “San Benedetto e Norcia”, Antonio e Giovanni Sparapane 1466, ex chiesa di S. Francesco a Tuscania (Viterbo) | Credit pd
Parole contenute nella Lettera Apostolica Pacis nuntius del 24 ottobre 1964. Con questa proclamazione, la Chiesa riconobbe il ruolo straordinario che il monachesimo benedettino ha avuto nella formazione dell'identità culturale, spirituale e sociale del continente europeo. In un’epoca di profonda crisi, segnata dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente e dalle invasioni barbariche, la sua figura ha rappresentato un faro di stabilità, ordine e rinascita, capace di unire popolazioni diverse sotto un'unica matrice.
Il cuore del contributo benedettino all'Europa risiede nella celebre Regola, sintetizzata nel motto "Ora et labora" (prega e lavora). Questo principio ha rivoluzionato il concetto stesso di lavoro nell'antichità. Dobbiamo infatti precisare che prima di Benedetto, il lavoro manuale era considerato un'attività “degradante”, marginale, riservata quasi esclusivamente agli “schiavi”. Il monachesimo ribalta, invece, questa visione: il lavoro diviene grazie a questa nuova concezione uno strumento di santificazione, dignità umana e progresso sociale. I monaci non si limitavano a pregare. L’ “ora” era associato al “labora”: bonificavano terre incoltivate e in condizioni pessime, introducevano tecniche agricole d’avanguardia e organizzavano l'economia locale attorno alle abbazie, trasformandole in veri centri propulsori di sviluppo.
Ma, assieme a questa tipologia di lavoro, bisogna annoverare altra “tipologia”, quella intellettuale: ossia la salvaguardia della cultura, del patrimonio culturale che rendeva l’Europa uno dei continenti più importanti del mondo: nei monasteri, le prime biblioteche d'Europa. Nello "scriptorium", i monaci amanuensi copiavano a mano non solo i testi sacri e i commentari teologici, ma anche le grandi opere della letteratura greca e latina. Senza questo lavoro meticoloso e silenzioso, gran parte del patrimonio filosofico, scientifico e letterario dell'antichità classica sarebbe andato perduto. Per sempre. Le abbazie divennero, così, centri di diffusione del sapere e nelle prime vere scuole del continente, gettando i semi per la nascita delle future università europee.
L'eredità del santo nel nostro oggi rimane di straordinaria attualità. Essa ricorda al continente che la vera unità non può basarsi esclusivamente su accordi economici o burocratici, ma richiede radici spirituali, culturali e umane profonde. A riguardo, è doveroso ricordare ciò che Benedetto XVI «Oggi l’Europa [...] è alla ricerca della propria identità. Per creare un’unità nuova e duratura, sono certo importanti gli strumenti politici, economici e giuridici, ma occorre anche suscitare un rinnovamento etico e spirituale che attinga alle radici cristiane del Continente, altrimenti non si può ricostruire l’Europa». Parole che pronunciò durante l’Udienza Generale del 9 aprile 2008. Parole che ancora oggi non perdono la loro attualità.
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