Vangelo - Padre Gargano
Mt 10, 37 - 42
"CHI ACCOGLIE UN PROFETA COME PROFETA AVRÀ LA RICOMPENSA
DEL PROFETA"
Questa promessa di Gesù richiama la prima lettura con riferimento al PROFETA Eliseo che perciò orienta l'interpretazione da dare alla pagina del Vangelo di Matteo di oggi.
Di conseguenza l'accento che va dato al brano di oggi non può essere quello ripetuto più volte nella frase "NON È DEGNO DI ME", ma piuttosto quello che si riassume nella solenne promessa sulla ricompensa dovuta all'ACCOGLIENZA vocabolo ripetuto ben sei volte in due versetti e che evidenzia il privilegio riservato a coloro che avendo accolto "UNO DI QUESTI PICCOLI PERCHE' È MIO DISCEPOLO" accoglieranno non soltanto il maestro ma anche Colui che lo ha mandato e dunque il Padre che è l'origine stessa della vita.
Così un brano che aveva avuto inizio proponendo una radicalità apparentemente innaturale e mortificante nelle parole esigenti di "CHI AMA IL PADRE O LA MADRE PIÙ DI ME NON È DEGNO DI ME; CHI AMA IL FIGLIO O LA FIGLIA PIÙ DI ME NON È DEGNO DI ME; CHI NON PRENDE LA SUA CROCE E NON MI SEGUE NON È DEGNO DI ME" con l'assurda proposta di "CHI AVRÀ TROVATO LA SUA VITA LA PERDERÀ", impone una lettura assolutamente altra
sintetizzata TUTTA nelle parole finali: "NON PERDERÀ LA SUA RICOMPENSA" .
Quale ricompensa? Appunto quella adombrata nella pagina relativa al PROFETA Eliseo: una nascita in famiglia analoga a quella di Isacco ricompensa di una accoglienza che si concretizzo' nello straordinario FIGLIO DEL SORRISO e dunque in una vita nuova ricolma di benedizioni da parte di Dio per la famiglia di Sara e Abramo e, attraverso di essi, per tutte le famiglie della terra.
Da cui la grande promessa iniziale: "CHI AVRÀ PERDUTO LA VITA PER CAUSA MIA LA TROVERÀ " .
Nessun commento:
Posta un commento