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mercoledì, dicembre 27, 2023

Magro Natale per il cardinale Burke, da dicembre senza Piatto Cardinalizio: il Papa lo ha punito per il dissenso alle riforme

@ - Magro Natale per il cardinale Burke, da dicembre senza Piatto Cardinalizio: il Papa lo ha punito per il dissenso alle riforme

il cardinale Burke© Ap
Invece di ricevere gli auguri di Natale, a partire da questo mese, il cardinale americano Raymond Burke non ha più visto accreditato sul suo conto corrente il cosiddetto Piatto cardinalizio, l'appanaggio che spetta ai cardinali di curia, il cui ammontare si aggira, compreso i benefit, attorno ai 5 mila euro. Sotto l'albero il porporato dei Dubia si è ritrovato così con il portafoglio decisamente più leggero.


La decisione era stata formalmente annunciata da Papa Francesco il mese scorso, durante una riunione con tutti i capi dicastero. Prima di Natale l'accelerata. Allo stesso modo il cardinale già Prefetto della Segnatura apostolica e già cappellano dell'Ordine di Malta, attualmente pensionato, dovrà lasciare anche l'appartamento di via Rusticucci, a due passi dal colonnato di San Pietro, in uno storico palazzo vaticano che dà su via della Conciliazione, abitato da altri cardinali. Il provvedimento insolito e con caratteristiche punitive aveva sollevato parecchie perplessità nel collegio cardinalizio. La percezione comune è che Bergoglio lo abbia sanzionato perchè Burke - nonostante sia sempre stato piuttosto rispettoso e rigido interprete delle norme in vigore - continua a parlare apertamente in modo critico della linea aperturista di Francesco. Da canonista, infatti, ha sempre contestato il fantasioso modo di procedere di certi documenti normativi non sempre in linea con la tradizione o il magistero. L'ultima volta che non aveva taciuto il suo stupore era prima del Sinodo sulla Sinodalità e al Papa aveva fatto presente, assieme ad altri quattro cardinali, che l'autorizzazione alla benedizione alle coppie gay sarebbe stata un boomerang da gestire per la Chiesa intera. Cosa che poi si è puntualmente verificata.


Papa Francesco considera Burke un nemico e di conseguenza ha voluto sanzionarlo togliendogli l'appartamento vaticano e lo stipendio. Secondo i maligni il pontefice avrebbe affermato che il porporato americano essendo assai ricco non ha bisogno dei denari vaticani. Da alcuni amici storici del cardinale, invece, si apprende che le finanze di Burke non sarebbero così floride, tanto che ora sta cercando casa ma in una zona non troppo costosa e di certo in linea con le sue possibilità. Probabilmente verrà aiutato da sostenitori piuttosto facoltosi. Chissà.


La goccia che avrebbe fatto perdere le staffe al Papa sembra sia stata una recente conferenza di Burke in cui, illustrando in modo compiuto gli strappi teologici del pontificato, avrebbe concluso che occorre pregare a lungo per il pontefice perché sembra che Cristo stia mettendo a dura prova la sua Chiesa. Poi c'era stato anche il documento (siglato da Burke assieme a quattro cardinali) per contestare l'impostazione del Sinodo convocato per dare in futuro la possibilità di studiare aperture teologiche a temi considerati tabù, come il diaconato femminile, la questione dell'omosessualità, il tema della vita.


Le domande teologiche poste da Burke (ma condivise da una ampia fetta del collegio cardinalizio) in quel documento erano assai semplici: «Santo Padre è possibile che in alcune circostanze un pastore possa benedire unioni tra persone omosessuali, lasciando così intendere che il comportamento omosessuale in quanto tale non sarebbe contrario alla legge di Dio e al cammino della persona verso Dio?» E ancora: «La Chiesa potrebbe in futuro avere la facoltà di conferire l'ordinazione sacerdotale alle donne, contraddicendo così che la riserva esclusiva di questo sacramento ai battezzati di sesso maschile appartenga alla sostanza stessa del Sacramento dell'Ordine, che la Chiesa non può cambiare?» Di fatto la spaccatura dentro la Chiesa è sempre più profonda e certamente il defenestramento anche di Burke non aiuterà a calmare gli animi.


Il vecchio Leone Cinese cardinale Zen scompiglia il super Sinodo: mio dovere dire che è un cavallo di Troia per indebolire la Chiesa


Normalmente viene chiamato dai cardinali il vecchio Leone Cinese per come tiene testa a Pechino.

Alle cronache le sue prese di posizione controcorrente rispetto all'indirizzo del pontificato non sono nuove. Già fiero oppositore dell'accordo tra la Santa Sede e la Cina per le nomine episcopali, si è scontrato a più riprese con la curia accusandola di avere svenduto al partito comunista i cinesi fedeli a Roma e sopravvissuti a diverse persecuzioni nei decenni passati.

 

Stavolta, invece, ha manifestato i suoi timori per ciò che il Sinodo sulla Sinodalità potrebbe sgretolare in prospettiva e lentamente. A suo dire, infatti, a cominciare dalla impostazione delle procedure dei lavori sinodali si introduce una mescolanza tra laici e vescovi che potrebbe intaccare il potere sacro della figura episcopale. Inoltre anche se i laici hanno diritto di voto per i documenti consultivi sinodali, non potrebbero mai essere equiparati in tutto e per tutto ai vescovi. In poche parole il cardinale, con una dotta spiegazione teologica, ha messo in luce che c'è il rischio di un appiattimento generale che grosso modo ricorda gli esiti pasticciati del Camino sinodale fatto in Germania. La prospettiva è dietro l'angolo, dice.

 

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I vescovi tedeschi, con il placet papale che tre anni fa non riuscì a fermarli in tempo, hanno dato l'avvio ad un processo rivoluzionario che partendo dal basso ha raccolto i desiderata del popolo di Dio e della Chiesa di base, alimentando enormi speranze, fino al punto che le richieste formulate (le più disparate: da una maggiore democratizzazione delle diocesi, all'elezione diretta dei vescovi, dal sacerdozio femminile alla benedizione dei matrimoni gay) sono ora difficilmente contenibili e costituiscono un busillis di natura canonica per Roma in evidente difficoltà a gestire il processo andato troppo avanti per essere controllato. 

 

Zen è anche uno dei cardinali che, in questi giorni, ha firmato una petizione per il Papa (assieme agli ultra conservatori Burke, Sarah, Sandoval e Brandmuller) chiedendogli di fornire spiegazioni teologiche ad una serie di quesiti, per esempio il sacerdozio femminile, ma anche la benedizione delle unioni omosessuali e l'assoluzione sacramentale.

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«Cominciano col dire- si legge nella lettera anticipata dalla agenzia cattolica conservatrice EWTN - che dobbiamo ascoltare tutti e poco a poco ci fanno capire che tra questi "tutti" ci sono soprattutto quelli che abbiamo escluso. Infine, comprendiamo che si tratta di persone che optano per una morale sessuale diversa da quella della tradizione cattolica». Per Zen è sbagliato anche iniziare i lavori con i "Circoli minori" – gruppi di lavoro ristretti - perché prima servirebbe il dibattito preparatorio e di orientamento che è sempre stato fatto in Assemblea:  solo in questo modo sorgono i problemi più controversi, problemi che necessitano di un adeguato intervento di discussione».

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Il porporato cinese chiede poi  che si proceda come in passato «non perché 'è sempre stato così', ma perché è la cosa ragionevole da fare e perchè evitare il voto significa anche evitare la verità».

«L'intento è di far rimanere la lettera confidenziale, ma non sarà facile tenermi lontano dalle mani dei mass media. Vecchio come sono, non ho niente da guadagnare e niente da perdere e  sarò felice di aver fatto quello che sento sia mio dovere fare».

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