Parco Archeologico Religioso CELio

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mercoledì, settembre 18, 2019

AFRICA/TANZANIA - Piccole comunità cristiane, modello di evangelizzazione

@ - Dodoma (Agenzia Fides) – La Chiesa in Africa crescerà se le “Piccole Comunità Cristiane” avranno un ruolo prioritario e saranno rafforzate: lo afferma p. Emmanuel Chimombo, coordinatore della Pastorale per la Associazione delle Conferenze Episcopali dell'Africa Orientale (Amecea). Come appreso dall’Agenzia Fides, nel corso di un seminario internazionale su quella forma di comunità, realizzato nei giorni scorsi presso la sede della Conferenza episcopale della Tanzania, p. Chimombo ha incoraggiato i paesi dell'Amecea a promuovere le Piccole Comunità Cristiane. Obiettivo di questo incontro era confrontare le diverse esperienze comunitarie ecclesiali, all’interno della Chiesa africana, per far sì che “si potesse imparare gli uni dagli altri”, dando un particolare focus alle Piccole Comunità Cristiane.
"Andiamo avanti e assicuriamoci che nessuno rimanga indietro, garantendo che tutti siamo partecipi di questa attività missionaria", ha sottolineato. “In quale modo la Chiesa può garantire ai laici di avere un incontro personale realistico con Gesù?", ha domandato p. Chimombo, evidenziando le linee guida del seminario. Testimonianza, dimensione missionaria dei laici e carità cristiana attraverso le attività comunitarie: sono questi gli altri focus sui quali Chimombo si è soffermato nel suo intervento.
Mons. Gervas Nyaisonga, presidente della Conferenza episcopale della Tanzania, è intervenuto invitando tutti i paesi della Amecea a garantire che “le Piccole comunità cristiane possano diventare modello di evangelizzazione e assicurare che la vita e le attività di questa forma di vita cristiana vengano affrontate in maniera costruttiva”.
“La Chiesa è la famiglia di Dio, costruita da comunità. Le comunità sono formate dalla famiglia e da piccole comunità di battezzati”, ha detto il rappresentante di Missio Aachen, Johannes Duwe. “Il modello delle Piccole Comunità Cristiane è un dono della Chiesa africana alla Chiesa universale. Sono felice di aver potuto condividere e imparare da questo seminario”. (AP) (17/9/2019 Agenzia Fides)

martedì, settembre 17, 2019

SANT'ANDREA, IL PESCATORE CHIAMATO DA GESÙ ALLE QUATTRO DEL POMERIGGIO




@ - Il Vangelo di Giovanni annota persino l’orario del primo incontro tra l’Apostolo, fratello di Simon Pietro, e Gesù che lo chiamò presso il Giordano. Dopo la Pentecoste si dice abbia predicato il Vangelo nella regione dell’Acaia in Grecia e subíto la crocifissione a Patrasso su una croce a forma di X per non eguagliare quella di Gesù. È patrono della Chiesa ortodossa

Sant'Andrea apostolo si festeggia il 30 novembre nelle Chiese d'Oriente e d'Occidente ed è festa nazionale in Scozia. Denominato secondo la tradizione ortodossa Protocletos o il Primo chiamato perché fu il primo tra i discepoli di Giovanni Battista ad essere chiamato dal Signore Gesù presso il Giordano.,Nacque a Betsaida e morì a Patrasso il 30 novembre del 60. È patrono dei pescatori, visto che lui stesso era un pescatore.


Icona di Sant'Andrea Apostolo

IL PRIMO INCONTRO CON GESÙ

Nel Vangelo di Giovanni, al primo capitolo, è perfino annotata l’ora («le quattro del pomeriggio») del suo primo incontro e primo appuntamento con Gesù. Fu poi Andrea a comunicare al fratello Simon Pietro la scoperta del Messia e a condurlo in fretta da Lui. La sua presenza è sottolineata in modo particolare nell’episodio della moltiplicazione dei pani. Sappiamo inoltre che, proprio ad Andrea, si rivolsero dei greci che volevano conoscere Gesù, ed egli li condusse al Divino Maestro. Su di lui non abbiamo altre notizie certe, anche se, nei secoli successivi, vennero divulgati degli Atti che lo riguardano, ma che hanno scarsa attendibilità. Secondo gli antichi scrittori cristiani, l’apostolo Andrea avrebbe evangelizzato l’Asia minore e le regioni lungo il mar Nero, giungendo fino al Volga. È perciò onorato come patrono in Romania, Ucraina e Russia. Commovente è la “passione” – anch’essa tardiva – che racconta la morte dell’apostolo, che sarebbe avvenuta a Patrasso, in Acaia: condannato al supplizio della croce, egli stesso avrebbe chiesto d’essere appeso a una croce particolare fatta ad X (croce che da allora porta il suo nome) e che evoca, nella sua stessa forma, l’iniziale greca del nome di Cristo. La Legenda aurea riferisce che Andrea andò incontro alla sua croce con questa splendida invocazione sulle labbra: «Salve Croce, santificata dal corpo di Gesù e impreziosita dalle gemme del suo sangue… Vengo a te pieno di sicurezza e di gioia, affinché tu riceva il discepolo di Colui che su di te è morto. Croce buona, a lungo desiderata, che le membra del Signore hanno rivestito di tanta bellezza! Da sempre io ti ho amata e ho desiderato di abbracciarti».

LA CHIAMATA SUL MARE DI GALILEA

Poi viene la chiamata. I due fratelli, Andrea e Pietro, sono tornati al loro lavoro di pescatori sul “mare di Galilea”: ma lasciano tutto di colpo quando arriva Gesù e dice: "Seguitemi, vi farò pescatori di uomini" (Matteo 4,18-20). Troviamo poi Andrea nel gruppetto – con Pietro, Giacomo e Giovanni – che sul monte degli Ulivi, “in disparte”, interroga Gesù sui segni degli ultimi tempi: e la risposta è nota come il “discorso escatologico” del Signore, che insegna come ci si deve preparare alla venuta del Figlio dell’Uomo "con grande potenza e gloria" (Marco 13). Infine, il nome di Andrea compare nel primo capitolo degli Atti con quelli degli altri apostoli diretti a Gerusalemme dopo l’Ascensione. E poi la Scrittura non dice altro di lui, mentre ne parlano alcuni testi apocrifi, ossia non canonici. Uno di questi, del II secolo, pubblicato nel 1740 da L.A. Muratori, afferma che Andrea ha incoraggiato Giovanni a scrivere il suo Vangelo. E un testo copto contiene questa benedizione di Gesù ad Andrea: "Tu sarai una colonna di luce nel mio regno, in Gerusalemme, la mia città prediletta. Amen". Lo storico Eusebio di Cesarea (ca. 265-340) scrive che Andrea predica il Vangelo in Asia Minore e nella Russia meridionale. Poi, passato in Grecia, guida i cristiani di Patrasso. E qui subisce il martirio per crocifissione: appeso con funi a testa in giù, secondo una tradizione, a una croce in forma di X; quella detta poi “croce di Sant’Andrea”. Questo accade intorno all’anno 60, un 30 novembre.

Bartolomé Esteban Murillo, Martirio di sant'Andrea, Madrid, Museo del Prado

IL MARTIRIO SULLA CROCE DECUSSATA

La tradizione vuole che Andrea sia stato crocifisso su una croce detta Croce decussata (a forma di X) e comunemente conosciuta con il nome di "Croce di Sant'Andrea"; questa venne adottata per sua personale scelta, dal momento che egli non avrebbe mai osato eguagliare il Maestro nel martirio. Quest'iconografia di sant'Andrea appare ad ogni modo solo attorno al X secolo, ma non divenne comune sino al XVII secolo. Proprio per il suo martirio, sant'Andrea è divenuto anche il patrono di Patrasso. 



Statua di sant'Andrea nella basilica di 
San Pietro a Roma

LA STORIA DELLE RELIQUIE E I RAPPORTI CON LA CHIESA ORTODOSSA

Dopo il martirio, secondo la tradizione, le reliquie di Sant’Andrea vennero spostate da Patrasso a Costantinopoli. Leggende locali dicono che le reliquie vennero vendute dai romani. Sofronio Eusebio Girolamo scrisse che le reliquie di Andrea vennero portate da Patrasso a Costantinopoli per ordine dell'imperatore romano Costanzo II nel 357. Qui rimasero sino al 1208 quando le reliquie vennero portate ad Amalfi, in Italia, dal cardinale Pietro Capuano, nativo di Amalfi. Nel XV secolo, la testa di sant'Andrea fu portata a Roma, dove venne posta in una teca in uno dei quattro pilastri principali della basilica di San Pietro. Nel settembre del 1964, come gesto di apertura verso la Chiesa ortodossa greca, papa Paolo VI consegnò un dito e parte della testa alla chiesa di Patrasso. Il Duomo di Amalfi, dedicato appunto a sant'Andrea (come del resto la città stessa), contiene una tomba nella sua cripta che continua a contenere alcune altre reliquie dell'apostolo. Nel sesto secolo la reliquia di una mano e di un braccio di sant'Andrea fu donata a Venanzio vescovo di Luni dal papa Gregorio Magno, suo grande amico. È tradizione che in tale tempo, e con l'occasione del dono, sia stata costruita in Sarzana la chiesa di Sant'Andrea, che divenne la dimora della reliquia. Da quel giorno l'apostolo divenne il patrono della città. Tali reliquie si conservano al presente nella Cattedrale di Sarzana; essa era stata portata da Costantinopoli a Roma da un certo Andrea, maggiordomo dell'imperatore Maurizio Tiberio. La testa del santo venne donata, insieme ad altre reliquie (un mignolo e alcune piccole parti della croce), da Tommaso Paleologo, despota della Morea spodestato dai Turchi, a papa Pio II nel 1461, in cambio dell'impegno per una crociata che avrebbe dovuto riprendere Costantinopoli. Il papa accettò il dono promettendo di restituire le reliquie quando la Grecia fosse stata liberata e ne inviò la mandibola custodita nell'antico reliquiario a Pienza. Per decisione di papa Paolo VI nel 1964 le reliquie conservate a Roma vennero inviate nuovamente a Patrasso all'interno dell'antico reliquiario bizantino, fino ad allora custodito nella cattedrale pientina; in cambio il Papa donò alla cattedrale di Pienza il busto-reliquiario della testa commissionato da Pio II a Simone di Giovanni Ghini per la basilica di San Pietro in Vaticano. Le reliquie rese sono a tutt'oggi custodite nella chiesa di sant'Andrea a Patrasso in una speciale urna e vengono mostrate ai fedeli in occasione della festa del 30 novembre.

venerdì, settembre 13, 2019

Il Papa Francesco a Bartolomeo I: perché ho voluto san Pietro accanto a sant'Andrea

@ - In una lettera al patriarca ecumenico Bartolomeo I, Papa Francesco chiarisce il significato del dono di alcuni frammenti delle reliquie di san Pietro alla Chiesa di Costantinopoli, “ora poste accanto a quelle dell’apostolo Andrea”. Un gesto che vuole essere “una conferma del cammino che le nostre Chiese hanno compiuto per avvicinarsi tra di loro” 

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano 


Un immagine dei fratelli apostoli Pietro e Andrea

“Nella pace che nasce dalla preghiera, ho sentito che avrebbe avuto un significato importante che alcuni frammenti delle reliquie dell’Apostolo Pietro fossero poste accanto alle reliquie dell’Apostolo Andrea”. Così Papa Francesco, in una lettera a Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli, spiega il significato del dono di alcuni frammenti delle reliquie di san Pietro, che il 29 giugno scorso ha consegnato, al termine della Messa nella solennità dei santi Pietro e Paolo, al capo della delegazione del patriarcato, l’arcivescovo Job di Telmessos. 

Ispirato dallo Spirito, per ritrovare la comunione tra i cristiani 
“Ho creduto che questo pensiero mi sia venuto dallo Spirito Santo – prosegue il Papa nella lettera - che in così tanti modi sollecita i cristiani a ritrovare quella piena comunione” per la quale Gesù aveva pregato alla vigilia della Passione. Un gesto, chiarisce Francesco, “che vuole essere una conferma del cammino che le nostre Chiese hanno compiuto per avvicinarsi tra di loro: un cammino a volte impegnativo e difficile, eppure accompagnato da evidenti segni della grazia di Dio”. 

Passi nuovi e coraggiosi per continuare il cammino 
“Continuare questo cammino - scrive ancora Papa Francesco a Bartolomeo I - richiede soprattutto una conversione spirituale e una rinnovata fedeltà al Signore, che vuole da parte nostra un maggiore impegno e passi nuovi e coraggiosi”. Difficoltà e disaccordi, raccomanda il Pontefice, non devono distoglierci “dal nostro dovere e dalla nostra responsabilità di cristiani”, soprattutto come pastori della Chiesa, davanti a Dio e alla storia. 

La storia della tomba di Pietro e della basilica 
Nella lettera, il Papa ripercorre la storia del ritrovamento della tomba di san Pietro. Ricorda che “la tradizione della Chiesa romana” ha sempre testimoniato che l’apostolo, dopo il suo martirio nel Circo di Nerone, sia stato sepolto nella vicina necropoli del Colle Vaticano. E che “la sua tomba divenne presto meta di pellegrinaggi”. E sul luogo della tomba, “l’imperatore Costantino fece erigere la Basilica Vaticana dedicata a san Pietro”. 

Pio XII e la scoperta della nicchia del “Petros eni” 
Francesco ricorda poi che “nel giugno 1939, immediatamente dopo la sua elezione, il mio predecessore, Pio XII, decise di iniziare gli scavi sotto la Basilica Vaticana”. Scavi che portarono inizialmente “alla scoperta del luogo esatto della sepoltura dell’apostolo e successivamente, nel 1952, alla scoperta – sotto l’altare maggiore della Basilica – di una nicchia funeraria accostata a un muro rosso risalente all’anno 150 e coperta di numerosi, preziosi graffiti, compreso uno di importanza fondamentale che recita, in greco, Πέτρος ενι”, “Pietro è qui”. 

I nove frammenti per la cappella dell’appartamento papale 
Questa nicchia, prosegue Papa Francesco nella lettera, “conteneva ossa che ragionevolmente possono essere considerate quelle dell’apostolo Pietro. Di queste reliquie, che ora sono custodite nella necropoli sotto la basilica di san Pietro, il santo Papa Paolo VI ne volle conservare nove frammenti per la cappella privata dell’appartamento papale nel Palazzo Apostolico”. Frammenti che, racconta il Pontefice, “vennero posti in un reliquiario di bronzo con l’iscrizione Ex ossibus quae in Archibasilicae Vaticanae hypogeo inventa Beati Petri apostoli esse putantur: ‘Ossa trovate nella terra sotto la Basilica Vaticana, ritenute le ossa di San Pietro Apostolo’”. E’ proprio questo il reliquiario, chiarisce il Papa, “che ho voluto donare a Sua Santità e all’amata Chiesa di Costantinopoli che Lei presiede con tanta devozione”. 


Il reliquiario in bronzo che contiene i nove frammenti delle ossa di san Pietro

Paolo VI, Atenagora e l’icona di Pietro e Andrea 
L’ispirazione al dono, spiega ancora Francesco, è venuta “mentre riflettevo sulla nostra reciproca determinazione di procedere insieme verso la piena comunione, e mentre ringraziavo Dio per i progressi fatti finora”, da quando, il 5 gennaio 1964, a Gerusalemme, Papa Paolo VI e il patriarca Atenagora, si incontrarono. In quell’occasione, Atenagora donò a Papa Montini un’icona, ricorda il Pontefice “che rappresentava i due fratelli Pietro e Andrea mentre si abbracciavano, uniti nella fede e nell’amore per il loro Signore comune

Segno profetico della restaurazione della comunione 
Questa icona, che per volontà di Papa Paolo VI è oggi esposta nel Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, scrive ancora Papa Francesco, “è diventata per noi segno profetico della restaurazione di quella comunione visibile tra le nostre Chiese alla quale noi aspiriamo e per la quale preghiamo e lavoriamo con fervore”. 

Unire le reliquie del fratelli apostoli, proseguire il cammino 
La riunificazione delle reliquie dei due fratelli apostoli, conclude il Papa nella lettera, “potrà essere anche un richiamo costante e un incoraggiamento perché, in questo cammino che continua, le nostre divergenze non siano più un ostacolo alla nostra testimonianza comune e alla nostra missione evangelizzatrice al sevizio della famiglia umana, che oggi è tentata di costruire un futuro puramente mondano, un futuro senza Dio”.

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30/06/2019 

30/06/2019 

lunedì, settembre 02, 2019

Post PARCEL - Presentazione QUATTRO ORE ACCADEMICHE SU GREGORIO MAGNO

P.Guido Innocenzo Gargano

OSB Camaldolese
Post PARCEL - Presentazione
QUATTRO ORE ACCADEMICHE SU GREGORIO MAGNO



Presentazione dei prossimi “Quattro POST di Papa Gregorio Magno

ELENCO & CONTENUTI dei POST
I° - Prima ora I precedenti storici relativi a Gregorio Magno
v L’effimera rinascita bizantina di Roma
vGrandi personaggi ecclesiastici prima di Gregorio

II°- Seconda Ora Qualche osservazione introduttoria
v Scrive in questa lettera Gregorio Magno:

III° - Terza Ora La Chiesa di Roma ai tempi di Gregorio Magno[1]
v Date importanti e situazione concreta
v Accenni sulla vita di Gregorio
v Scriveva Charles Pietri:
v E il Papa Gregorio spiegava:
v Padre Calati proseguiva:

IV° - Quarta Ora I presupposti culturali di Gregorio Magno
v Accenni ai <Quattro Libri dei Dialoghi>
v Le conseguenze nella vita di Benedetto da Norcia.
v Il ritorno al Paradiso di Benedetto
v I gradini dell’ermeneutica agiografica

Terminando !!! …. Scrive Gregorio in quella pagina:
L’Onnipotente ci colma di delizie quando ci saziamo del suo amore al banchetto della Sacra Scrittura. Sì, nelle sue parole noi troviamo tante delizie, quanti, via via che progrediamo, sono diversi i significati che vi scopriamo (tot delicias invenimus, quot ad profectum nostrum intellegentiae diversitates accipimus).
Alcune volte ci nutre il semplice racconto storico, altre volte ci ristora fino al midollo l’allegoria morale velata sotto il testo letterale; altre volte la contemplazione ci solleva fino alle vette più alte facendo già balenare, attraverso le tenebre della vita presente, un raggio dell’eterna luce.
Segue >>>>
Essi videro una strada ricoperta di tappeti, tutta risplendente di innumerevoli lampade, che partiva dalla sua cella e, in linea retta, verso Oriente, s’innalzava verso il cielo. Alla sua sommità si ergeva un uomo venerando, tutto circonfuso di luce che diceva: Questa è la via per la quale Benedetto, uomo amato dal Signore, sale al cielo (caelum ascendit)”.[2]

V° - Edizione “complessiva delle quattro ore” 
guidoinnocenzogargano@gmail.com

domenica, agosto 25, 2019

P.Guido Innocenzo Gargano

OSB Camaldolese
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Presentazione dei prossimi “Quattro POST di Papa Gregorio Magno

ELENCO & CONTENUTI dei POST
I° - Prima ora I precedenti storici relativi a Gregorio Magno
v L’effimera rinascita bizantina di Roma
vGrandi personaggi ecclesiastici prima di Gregorio

II°- Seconda Ora Qualche osservazione introduttoria
v Scrive in questa lettera Gregorio Magno:

III° - Terza Ora La Chiesa di Roma ai tempi di Gregorio Magno[1]
v Date importanti e situazione concreta
v Accenni sulla vita di Gregorio
v Scriveva Charles Pietri:
v E il Papa Gregorio spiegava:
v Padre Calati proseguiva:

IV° - Quarta Ora I presupposti culturali di Gregorio Magno
v Accenni ai <Quattro Libri dei Dialoghi>
v Le conseguenze nella vita di Benedetto da Norcia.
v Il ritorno al Paradiso di Benedetto
v I gradini dell’ermeneutica agiografica

Terminando !!! …. Scrive Gregorio in quella pagina:
L’Onnipotente ci colma di delizie quando ci saziamo del suo amore al banchetto della Sacra Scrittura. Sì, nelle sue parole noi troviamo tante delizie, quanti, via via che progrediamo, sono diversi i significati che vi scopriamo (tot delicias invenimus, quot ad profectum nostrum intellegentiae diversitates accipimus).
Alcune volte ci nutre il semplice racconto storico, altre volte ci ristora fino al midollo l’allegoria morale velata sotto il testo letterale; altre volte la contemplazione ci solleva fino alle vette più alte facendo già balenare, attraverso le tenebre della vita presente, un raggio dell’eterna luce.
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Essi videro una strada ricoperta di tappeti, tutta risplendente di innumerevoli lampade, che partiva dalla sua cella e, in linea retta, verso Oriente, s’innalzava verso il cielo. Alla sua sommità si ergeva un uomo venerando, tutto circonfuso di luce che diceva: Questa è la via per la quale Benedetto, uomo amato dal Signore, sale al cielo (caelum ascendit)”.[2]

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I° - Prima ora I precedenti storici relativi a Gregorio Magno
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II°- Seconda Ora Qualche osservazione introduttoria
v Scrive in questa lettera Gregorio Magno:

III° - Terza Ora La Chiesa di Roma ai tempi di Gregorio Magno[1]
v Date importanti e situazione concreta
v Accenni sulla vita di Gregorio
v Scriveva Charles Pietri:
v E il Papa Gregorio spiegava:
v Padre Calati proseguiva:

IV° - Quarta Ora I presupposti culturali di Gregorio Magno
v Accenni ai <Quattro Libri dei Dialoghi>
v Le conseguenze nella vita di Benedetto da Norcia.
v Il ritorno al Paradiso di Benedetto
v I gradini dell’ermeneutica agiografica

Terminando !!! …. Scrive Gregorio in quella pagina:
L’Onnipotente ci colma di delizie quando ci saziamo del suo amore al banchetto della Sacra Scrittura. Sì, nelle sue parole noi troviamo tante delizie, quanti, via via che progrediamo, sono diversi i significati che vi scopriamo (tot delicias invenimus, quot ad profectum nostrum intellegentiae diversitates accipimus).
Alcune volte ci nutre il semplice racconto storico, altre volte ci ristora fino al midollo l’allegoria morale velata sotto il testo letterale; altre volte la contemplazione ci solleva fino alle vette più alte facendo già balenare, attraverso le tenebre della vita presente, un raggio dell’eterna luce.
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I° - Prima ora I precedenti storici relativi a Gregorio Magno
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II°- Seconda Ora Qualche osservazione introduttoria
v Scrive in questa lettera Gregorio Magno:

III° - Terza Ora La Chiesa di Roma ai tempi di Gregorio Magno[1]
v Date importanti e situazione concreta
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v Scriveva Charles Pietri:
v E il Papa Gregorio spiegava:
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L’Onnipotente ci colma di delizie quando ci saziamo del suo amore al banchetto della Sacra Scrittura. Sì, nelle sue parole noi troviamo tante delizie, quanti, via via che progrediamo, sono diversi i significati che vi scopriamo (tot delicias invenimus, quot ad profectum nostrum intellegentiae diversitates accipimus).
Alcune volte ci nutre il semplice racconto storico, altre volte ci ristora fino al midollo l’allegoria morale velata sotto il testo letterale; altre volte la contemplazione ci solleva fino alle vette più alte facendo già balenare, attraverso le tenebre della vita presente, un raggio dell’eterna luce.

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Essi videro una strada ricoperta di tappeti, tutta risplendente di innumerevoli lampade, che partiva dalla sua cella e, in linea retta, verso Oriente, s’innalzava verso il cielo. Alla sua sommità si ergeva un uomo venerando, tutto circonfuso di luce che diceva: Questa è la via per la quale Benedetto, uomo amato dal Signore, sale al cielo (caelum ascendit)”.[2]

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