Parco Archeologico Religioso CELio

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sabato 3 dicembre 2016

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Dio elargisce sempre la sua misericordia in modo tale da reprimere la nostra superbia sostenendoci, nel frattempo, perché non cadiamo nella disperazione (Sic quippe semper, sic nos divinae dispensationis misericordia et superbientes reprimit, et ne ad desperationem corruamus fulcit)....Anche chi predica al peccatore deve svolgere la sua predicazione con tale equilibrio da non sottrargli il timore lasciandogli la speranza né da abbandonarlo al timore sottraendogli la speranza. La parola del predicatore toglie infatti la pietra superiore o quella inferiore della macina, se separa nel cuore del peccatore il timore dalla speranza o la speranza dal timore (Mola enim superior aut inferior tollitur, si per praedicantis linguam in peccatoris pectore aut timor a spe, aut spes a timore dividatur)".


Commento morale a Giobbe, VI, XXXIII, 24. Città Nuova Editrice1/4, Roma 2001, p. 443.

venerdì 2 dicembre 2016

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"La Sacra Scrittura riferisce le colpe di persone come Davide e Pietro, affinché la caduta dei più grandi sia cautela dei più piccoli. E per questo richiama la penitenza e il perdono dell'uno e dell'altro, affinché il recupero di quelli che si erano perduti diventi speranza di quelli che cadono.
(Ad hoc quippe in scriptura sacra virorum talium, id est David et Petri, peccata sunt indita, ut cautela minorum sit ruina maiorum. Et ad hoc vero utrorumque illic et paenitentia insinuatur et venia, ut spes pereuntium sit recuperatio perditorum)".

Commento morale a Giobbe, VI, XXXIII, 23. Città Nuova Editrice1/4, Roma 2001, p.441.

giovedì 1 dicembre 2016

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Dio, temperando misericordiosamente le parole della sua Scrittura (scripturae suae verba misericorditer temperans Deus), ora ci atterrisce con aspri incitamenti, ora ci incoraggia con dolci consolazioni, e mescola il terrore agli incoraggiamenti e gli incoraggiamenti al terrore, sicché, contemperando con mirabile arte magistrale una cosa con l'altra, non ci accada di essere né disperatamente atterriti né incautamente sicuri (ut dum circa nos utrumque mira magisterii arte temperatur, nec desperate inveniamur territi, nec incaute securi)".

Commento morale a Giobbe, VI, XXXIII, 14. Città Nuova Editrice1/4, Roma 2001, p.429

mercoledì 30 novembre 2016

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Se trascuriamo di camminare con prudenza non serve mantenere la retta via credendo; perché è vero che la vita della fede conduce alla patria celeste, ma chi inciampa e cade non ci arriverà"

(Si ambulandi cautela negligitur, incassum credendo rectum iter tenetur; quia via quidem fidei ad caelestem patriam proficit, sed offendentes minime perducit)".

Commento morale a Giobbe, VI, XXXIII, 12. Città Nuova Editrice 1/4, Roma 2001, p. 425.

martedì 29 novembre 2016

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA



"Ai salici di quelle terre appendemmo le nostre cetre (Salmo 136,2)....I santi predicatori non  usano le cetre ma le appendono ai salici, perché quando vedono spiriti pigri o ribelli non mostrano la forza della loro predicazione, ma preferiscono piuttosto piangere e tacere (vim praedicationis suae non exhibent, sed potius lugentes silent)".

Commento morale a Giobbe, VI, XXXIII, 11, Città Nuova Editrice 1/4, Roma 2001, p. 423.

lunedì 28 novembre 2016

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"I figli della Chiesa 
crescono lungo acque correnti, 
perché ciascuno di essi 
riceve 
la fecondità del frutto 
dall'insegnamento della Sacra Scrittura, 
che scorre nel tempo.

(Ecclesiae filii 
bene iuxta praeterfluentes aquas 
germinare perhibentur, 
quia unusquisque eorum 
ubertatem ad fluctum percipit 
ex doctrina sacri eloquii, 
quae temporaliter percurrit)".

Commento morale a Giobbe, VI, XXXIII, 11. Città Nuova editrice1/4, Roma 2001, p.421. 

domenica 27 novembre 2016

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Tutti i peccatori difendono 
un altro peccatore 
nel male in cui 
sono implicati anche loro"

(Peccatores quique 
in quo sibi male sunt conscii, 
in eo 
et alium peccantem
 defendunt)".


Commento morale a Giobbe, VI, XXXIII, 10. Città Nuova editrice1/4, Roma 2001, p. 419.