Parco Archeologico Religioso CELio

Parco Archeologico Religioso CELio
".... energia rinnovabile UOMO"

martedì, giugno 21, 2022

Cei Zuppi ai maturandi: “Aiutateci a migliorare il mondo”

@Le parole del Presidente Cei Zuppi ai maturandi: “Aiutateci a migliorare il mondo, non c’è tempo da perdere”.

Risuonano veraci e forti, le parole del monsignore Matteo Maria Zuppi, nominato presidente della Conferenza Episcopale Italiana, da Papa Francesco, a fine Maggio.


Il monsignore ha deciso di rivolgere un pensiero ai giovani maturandi, affidandosi ai microfoni di Fanpae.it:Dopo due anni indubbiamente difficili, credo che questi esami siano una prova che ci aiuta a misurare la nostra capacità di superare le difficoltà. Purtroppo, talvolta abbiamo vissuto una caricatura della vita per cui tutto debba andare sempre bene, ma poi ci siamo accorti che non è così. Avete dovuto affrontare tanto isolamento e tanta distanza. E gli esami ci aiutano ad affrontarle, le prove. A non evitarle, a non cercare la furbata, a prepararsi e soprattutto a guardare il futuro, nel quale crediamo tanto. Prepariamolo. C’è in generale, o ci dovrebbe essere, un piano di ricostruzione, poi c’è quello personale di ognuno di noi: scommetteteci, portatelo avanti e aiutate a rendere migliore questo mondo che, come si vede, di pandemie ce ne ha parecchie e ha tanto bisogno di persone che aiutano il bene di tutti con la propria competenza e con il proprio servizio”.

Un uomo di chiesa
Zuppi appartiene alla classe 1955, è stato arcivescovo di Bologna dal 2015 e poi cardinale dal 2019. Zuppi oggi si fregia del titolo pertinente ad uno dei più illustri uomini di chiesa italiani.

I ricordi di Zuppi, sulla sua maturità:Grossi tornei di ping pong. Ricordo ovviamente l’apprensione, la stanchezza, ma anche la sfida. Fu una preparazione collettiva coi miei compagni di classe, con appunto qualche momento non propriamente accademico, diciamo così, ma anche con molta serietà”.

mercoledì, giugno 15, 2022

Il Papa: non sono con Putin ma la Nato ha provocato la Russia

@ - Rivelazioni inedite di Papa Francesco in una conversazione con i gesuiti: ecco i passaggi più importanti


Putin, la Nato, il patriarca Kirill: Papa Francesco rivela alcuni particolari inediti sulla guerra in Ucraina in una conversazione con i direttori delle riviste culturali europee della Compagnia di Gesù, raccolti in udienza presso la Biblioteca privata del Palazzo Apostolico. Tra loro, padre Antonio Spadaro, responsabile de La Civiltà Cattolica.

La “rivelazione” di un Capo di stato
Il Papa, dialogando con Spadaro, ha detto che «prima della guerra in Ucraina, un importante capo di Stato mi ha detto che l’Alleanza Atlantica sapeva di provocare Putin».

“I russi sono imperiali”
Questo capo di Stato ha riferito a Papa Francesco che «stanno abbaiando alle porte della Russia. E non capiscono che i russi sono imperiali e non permettono a nessuna potenza straniera di avvicinarsi a loro (…). La situazione potrebbe portare alla guerra». E così è stato, poichè dal 24 febbraio è in corso il conflitto tra Russia e Ucraina.

“Il pericolo è che vediamo solo questo”
Il pontefice sostiene che «quello che stiamo vedendo è la brutalità e la ferocia con cui questa guerra portata avanti, generalmente mercenarie, utilizzate dai russi. E i russi, in realtà, preferiscono mandare avanti ceceni, siriani, mercenari. Ma il pericolo è che vediamo solo questo, che è mostruoso, e non vediamo l’intero dramma che si sta svolgendo dietro questa guerra, che è stata forse in qualche modo o provocata o non impedita. E l’interesse di testare e vendere armi. E’ molto triste, ma in fondo è proprio questo a essere in gioco».

Perchè è sbagliato dire che il Papa difende Putin
Papa Francesco poi precisa: «Qualcuno può dirmi a questo punto: ma lei è a favore di Putin! No, non lo sono. Sarebbe semplicistico ed errato affermare una cosa del genere. Sono semplicemente contrario a ridurre la complessità alla distinzione tra buoni e cattivi, senza ragionare su radici e interessi, che sono molto complessi. Mentre vediamo la ferocia, la crudeltà delle truppe russe, non dobbiamo dimenticare i problemi per provare a risolverli».

“Un popolo coraggioso”
Il pontefice sottolinea il coraggio del popolo ucraino. «I russi pensavano che tutto sarebbe finito in una settimana. Ma hanno sbagliato i calcoli. Hanno trovato un popolo coraggioso, un popolo che sta lottando per sopravvivere e che ha una storia di lotta».

Con Kirill “incontro rinviato”
Con il patriarca ortodosso Kirill, Papa Francesco ha, infine, evidenziato che non c’è una rottura. Dopo la prima conversazione che hanno avuto, hanno deciso di comune accordo di rinviare più avanti il loro incontro «in modo che il nostro dialogo non venisse frainteso. Spero di incontrarlo all’assemblea in Kazakistan, a settembre».








domenica, maggio 29, 2022

Le cinque vie di San Tommaso: cosa sono?

@ - un post sul blog di SCHOLA PALATINA che potrebbe interessarti:


San Tommaso d’Aquino, come d’altronde tutta la filosofia medioevale, è convinto che la ragione umana non solo può cogliere l’esistenza di Dio, ma può anche dimostrarla.

Rifacendosi prevalentemente ad Aristotele, san Tommaso utilizza il cosiddetto procedimento "aposteriori", ovvero risalire dagli effetti alle cause, per poi arrivare alla Causa Prima, cioè la Causa Incausata, la Causa da cui deriva tutto, ma che non scaturisce da nulla.

Tommaso individua cinque prove aposteriori, che egli chiama "vie".Le cinque vie di San Tommaso sono:
1. via del movimento;
2. via del rapporto tra effetto e causa;
3. via del rapporto tra contingente e necessario;
4. via dei gradi di perfezione;
5. via dell’ordinamento finalistico.


Buona lettura!

Le cinque vie di San Tommaso: cosa sono?

San Tommaso d’Aquino, come d’altronde tutta la filosofia medioevale, è convinto che la ragione umana non solo può cogliere l’esistenza di Dio, ma può anche dimostrarla.

Rifacendosi prevalentemente ad Aristotele, san Tommaso utilizza il cosiddetto procedimento “aposteriori”, ovvero risalire dagli effetti alle cause, per poi arrivare alla Causa Prima, cioè la Causa Incausata, la Causa da cui deriva tutto, ma che non scaturisce da nulla.

Tommaso individua cinque prove aposteriori, che egli chiama “vie”.

Le cinque vie di San Tommaso sono:
  1. via del movimento;
  2. via del rapporto tra effetto e causa;
  3. via del rapporto tra contingente e necessario;
  4. via dei gradi di perfezione;
  5. via dell’ordinamento finalistico.

Via del movimento
Tommaso così argomenta: nell’universo è evidente l’esistenza del movimento, cioè del divenire. Non può però esistere alcun movimento senza cause che lo producano.
Sarebbe illogico se si volesse procedere all’infinito nella successione tra effetti e cause. Sarebbe come se (ovviamente questo esempio vale per noi e non per i tempi di Tommaso) si pretendesse un treno formato da infiniti vagoni senza che vi fosse a capo un locomotore. Sarebbe appunto un assurdo perché i vagoni giustificano la trasmissione del movimento, non l’esistenza dal nulla di esso, che invece può essere giustificato solo da una motrice che traina senza essere trainata. Dunque, occorre una Causa Prima che causa senza essere a sua volta causata.

San Tommaso così dice nella Summa: “É cosa certa ed evidente ai nostri sensi che in questo mondo le cose si muovono. Ovviamente ciò che si muove è mosso da una forza esterna. Però, se anche il motore si muove, anch’esso per necessità deve essere mosso da un altro motore; e questo da un altro ancora. Ora, non è concesso procedere così all’infinito; perché allora non ci sarebbe un primo motore, né, pertanto, alcun altro motore: evidentemente i secondi motori non muovono se non sono mossi dal primo motore; il bastone si muove se è mosso dalla mano. É dunque necessario giungere ad un motore primo non mosso da altri. Nel motore primo tutti riconoscono Dio.“

Le cinque “vie” di San Tommaso: la via del rapporto tra effetto e causa
San Tommaso dice che ogni cosa dipende da un’altra, nel senso che è effetto di una causa. Tale causa è a sua volta effetto di un’altra causa ancora. Ovviamente, anche in questo caso, non si può procedere all’infinito, ma bisogna riconoscere una causa prima incausata. Questa causa incausata è Dio.
San Tommaso scrive nella Summa: “La seconda via deriva dalla nozione di causa efficiente. Nell’ordine delle cause efficienti non si può procedere all’infinito. É perciò necessario porre una causa efficiente prima, che tutti chiamano Dio.“

Via del rapporto tra contingente e necessario
San Tommaso dice che tutto ciò che esiste in questo mondo è contingente, cioè esiste ma sarebbe potuto anche non esistere. Ciò perché tutto ciò che esiste ha avuto bisogno di una causa per esistere. Per esempio, una statua esiste perché c’è stato uno scultore che l’ha voluta scolpire. Se questi non l’avesse voluta, la statua non sarebbe esistita.
La contingenza delle cose implica un essere necessario che è all’inizio di tutto e questo essere necessario è Dio. L’essere necessario potrebbe non esistere, se non vi fossero gli esseri contingenti. Ma dal momento che gli esseri contingenti esistono, l’essere necessario deve necessariamente esistere.
Dio potrebbe non esistere, se non vi fosse il creato. Ma se il creato esiste, Dio non può non esistere.
Così come lo scultore dell’esempio. Questo potrebbe non esistere se non vi fosse la statua; ma dal momento che la statua esiste, lo scultore non può non esistere. In questo caso lo scultore è un essere necessario solo in relazione alla statua, ma non in assoluto perché anch’egli è contingente rispetto al vivere. Dio, invece, è l’essere necessario per sé.
Scrive San Tommaso nella Summa: Esistono cose che possono essere e non essere (). Occorre ammettere un ente necessario. Bisogna ammettere un essere per sé necessario (…) il quale non abbia da altri la causa della sua necessità e sia invece la causa della necessità altrui. Questo ente necessario tutti chiamano Dio.

Le cinque “vie” di San Tommaso: la via dei gradi di perfezione
San Tommaso dice che osservando la natura ci si accorge che i vari enti posseggono una maggiore o minore perfezione. Da dove deriva questa perfezione? É necessario che esista un Essere assolutamente perfetto che “partecipa” ai vari enti la sua perfezione in diverso grado e che può essere considerato come termine di confronto.

Scrive San Tommaso nella Summa: Nelle cose vi sono gradi maggiori o minori di bene (…). Ma il più e il meno di dicono di cose differenti, secondo che (…) si avvicinano a ciò che è massimo (…). Vi è dunque ciò che è supremamente vero, ottimo, supremamente nobile, e, per conseguenza, Essere Supremo (…) noi lo chiamiamo Dio.“

Via dell’ordinamento finalistico
San Tommaso dice che nella natura non si può negare il finalismo. Ovvero che esiste un ordine delle cose, per cui queste sono fatte per raggiungere un ben preciso fine. Ordine significa indirizzare una cosa al suo giusto fine. Dunque, l’ordine esige un’intelligenza. Le cose, però, non esprimono un’intelligenza intrinseca. Dunque, questa deve essere al di fuori della natura. Si tratta dell’Intelligenza ordinatrice di Dio.

Scrive San Tommaso nella Summa: “Vediamo che gli esseri privi di pensiero, come i corpi naturali, agiscono secondo un fine. (…). Ora, le cose prive di pensiero non possono tendere ad un fine se non sono dirette da un altro essere dotato d’intelligenza. C’è allora un essere intelligente, da cui tutte le cose della natura sono ordinate ad un fine. Questo essere diciamo Dio.“

martedì, maggio 24, 2022

Il cardinale Zuppi è il nuovo presidente dei vescovi italiani

@- La nomina del Papa dopo la terna scelta dalla CEI riunita a Roma per l’Assemblea generale.


Il presidente uscente Bassetti ha dato lettura della comunicazione del Pontefice. Romano, appartenente alla Comunità di Sant'Egidio, pastore di Bologna dal 2015, è noto per il suo impegno in favore degli emarginati e degli ultimi. Gli auguri da politici, associazioni, Comunità ebraica e Unione buddhisti

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano
Il Papa ha scelto. È il cardinale Matteo Maria Zuppi, 66 anni, arcivescovo di Bologna, il nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana. La nomina è giunta questa mattina, poco dopo il termine della prima sessione di lavori della 76.ma Assemblea generale della Cei all’Hilton Rome Airport di Fiumicino, durante la quale i vescovi di tutta Italia hanno proceduto all’elezione della terna per la nomina del presidente che avrebbe sostituto il cardinale Gualtiero Bassetti, 80 anni, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve. Ed è stato proprio Bassetti – che ha terminato il mandato quinquennale e questa mattina ha pronunciato la sua ultima prolusione – a dare lettura della comunicazione del Papa con la scelta di Zuppi, "primo della terna presentatami". Scelta, accolta con un fragoroso applauso dei presenti, che ripete una storia già avvenuta nel decennio 1969-1979, quando a guidare la Cei fu sempre un arcivescovo di Bologna, Antonio Poma, alla guida della Chiesa felsinea dal 1968.

Gli studi e l'impegno per gli ultimi a Roma
Prima di approdare a Bologna, dove Papa Francesco lo aveva nominato pastore il 27 ottobre 2015, succedendo al cardinale Carlo Caffarra, Zuppi – da tutti conosciuto da sempre come “don Matteo” e ancora chiamato così – inizia la sua storia personale e sacerdotale a Roma. Nasce infatti nella Capitale, in una famiglia di sei figli: lui è il quinto. Una prima tappa importante è il 1973, anni in cui studia al liceo Virgilio, dove conosce David Sassoli, futuro presidente del Parlamento Europeo (Zuppi ha celebrato i funerali il 14 gennaio scorso) e stringe un legame profondo e duraturo con Andrea Riccardi, il fondatore di Sant’Egidio.

Inizia a frequentare la Comunità e collabora alle attività al servizio degli ultimi da essa promosse: dalle scuole popolari per i bambini emarginati delle baraccopoli romane, alle iniziative per anziani soli e non autosufficienti, per gli immigrati e i senza fissa dimora, i malati terminali e i nomadi, i disabili e i tossicodipendenti, i carcerati e le vittime dei conflitti; da quelle ecumeniche per l’unità tra i cristiani a quelle per il dialogo interreligioso, concretizzatesi negli Incontri di Assisi.

A 22 anni, dopo la laurea in Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza, con una tesi in Storia del Cristianesimo, il futuro cardinale entra nel seminario della diocesi suburbicaria di Palestrina, seguendo i corsi di preparazione al sacerdozio alla Pontificia Università Lateranense, dove consegue il baccellierato in Teologia. Viene ordinato presbitero per il clero di Palestrina il 9 maggio 1981 e subito dopo vicario del parroco della Basilica romana di Santa Maria in Trastevere, succedendo a monsignor Vincenzo Paglia.

Mediatore in Mozambico
Incardinato a Roma il 15 novembre 1988, Zuppi nella Capitale svolge diversi incarichi: dal 1983 al 2012, rettore della chiesa di Santa Croce alla Lungara, membro del consiglio presbiterale diocesano dal 1995 al 2012; dal 2005 al 2010, prefetto della terza prefettura di Roma. Dal 2000 al 2012 è assistente ecclesiastico generale della Comunità di Sant’Egidio ed è proprio in quegli anni che vive un altro momento fondamentale: per conto della Comunità di Sant’Egidio, Zuppi fa da mediatore in Mozambico nel processo che porta alla pace dopo oltre diciassette anni di sanguinosa guerra civile.

Vescovo ausiliare
Intanto, nel 2010 viene chiamato a guidare la parrocchia dei Santi Simone e Giuda Taddeo a Torre Angela, periferia orientale della città, dove ancora viene ricordato con grande affetto. Nel 2011 è prefetto della diciassettesima prefettura di Roma; poco dopo, il 31 gennaio 2012, Benedetto XVI lo nomina vescovo titolare di Villanova e ausiliare di Roma (per il Settore Centro). Riceve l’ordinazione episcopale il successivo 14 aprile per le mani dell’allora cardinale Vicario Agostino Vallini. Gaudium Domini fortitudo vestra è il motto scelto.

La nomina a Bologna
Il 2015, come detto, è l’anno della nomina alla sede metropolitana di Bologna, dove Zuppi ha ricevuto presto grande apprezzamento dal clero locale e dove da subito ha mostrato un forte impegno per la pastorale degli ultimi: dai disoccupati, ai malati e, soprattutto, i migranti. Come arcivescovo, il 1° ottobre 2017, ha accolto Papa Francesco in visita pastorale nell’Arcidiocesi. Il Pontefice lo ha poi creato cardinale nel Concistoro del 5 ottobre 2019 con il titolo di Sant’Egidio. Zuppi è anche membro del Dicastro per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e dell’APSA.

Auguri da tutta Italia
Numerosi i messaggi di auguri inviati in queste ore al nuovo presidente da parte di politici di ogni partito o del mondo dell'associazionismo, come Azione Cattolica, Acli, ProVita&Famiglia, Forum delle Famiglie, Migrantes e la Comunità Giovanni XXIII. Auguri al cardinale anche da parte della Unione Buddhista Italiana che assicura di proseguire il "fruttuoso e amichevole rapporto" con la Cei. Il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, in un messaggio a nome della Comunità ebraica di Roma, scrive che al cardinale Zuppi "ci lega un rapporto di amicizia e stima consolidata nel tempo. Sono certo che la sua guida autorevole e sapiente della Cei sarà fondamentale per continuare nel percorso di collaborazione tra ebrei e cattolici''.

LEGGI ANCHE

24/05/2022


08/12/2021

mercoledì, maggio 18, 2022

Guerra in Ucraina, i russi sequestrano un monastero a Mariupol: ora è la sede locale della Repubblica popolare di Donetsk

@ - Lo dice padre Pavlo Tomaszewski, il parroco paolino della parrocchia di Nostra Signora di Czestochowa della città portuale. L'amministrazione è stata istituita a fine marzo, ma solo ora si è saputo che la sua sede è ospitata nel monastero cattolico.


Il monastero dell’Ordine di San Paolo primo eremita a Mariupol dove vivevano e prestavano servizio i padri paolini, è stato sequestrato dai russi ed è diventato la sede della dell’amministrazione locale della cosiddetta Repubblica popolare di Donetsk, istituita a fine marzo. Solo ora si è saputo che la sua sede è ospitata nel monastero cattolico. A dare la notizia padre Pavlo Tomaszewski, il parroco paolino della parrocchia di Nostra Signora di Czestochowa di Mariupol, con un post su Facebook, ripreso dall’agenzia Sir.

“Cristo è risorto!”, scrive il religioso. “Ho ricevuto una triste notizia oggi. Nel nostro monastero, a Mariupol, gli occupanti hanno fatto l’amministrazione della DPR per tutta la città! Vi chiedo di pregare per la nostra bella città, per i suoi difensori e per noi, e perché possano essere liberati la nostra città e il nostro santuario dagli invasori!”. Il 5 marzo scorso, insieme ad un altro confratello dell’Ordine di San Paolo Primo Eremita (Paolini), il sacerdote era riuscito a fuggire dalla città sotto assedio dai russi insieme ad alcuni parrocchiani, e adesso si trovano nel monastero della parrocchia di San Nicola a Kamianets-Podilskyi. In precedenza, è stato riferito che il monastero di Mariupol era stato anche saccheggiato.

sabato, maggio 14, 2022

A cosa serve il dialogo tra le religioni? (... considerazioni oggi !!! ...da un vecchio articolo trovato in archivio e letto oggi)

@ - A cosa serve il dialogo tra le religioni?  .... Questa domanda è risuonata da varie parti mentre si preparava il trentesimo anniversario dello Spirito di Assisi nella città di San Francesco. 

Nel 1986, nello stesso luogo, molti non capirono il valore storico e profetico del gesto voluto dal papa santo, Giovanni Paolo II. 

Allora, tra le critiche anche aspre a un gesto visto come sincretico, si sentì risuonare la domanda: a che serve? Si diceva: questa è la realtà, la guerra fredda e l’Europa divisa dalla cortina di ferro. Ma Il Papa guardava lontano. Convocò una riunione inedita di responsabili delle religioni mondiali. Era convinto che le religioni dovessero fare di più per la pace, non accettando la realtà della guerra e della divisione tra i popoli. 

Quell’incontro diede vita a tante novità: non più la sfida o la contrapposizione tra le religioni, ma il dialogo e l’incontro per favorire la pace nel mondo. I risultati di questa nuova visione sono sotto gli occhi di tutti.

Tanto è cambiato da allora. Basta guardare ai popoli europei che allora mancavano di libertà e di democrazia: il 1989 ha cambiato la storia. Basta interrogare alcuni popoli africani, come quelli del Sudafrica, del Mozambico, della Guinea, della Costa d’Avorio, del Centrafrica. Tutti hanno beneficiato, in un modo o nell’altro, di un nuovo modo di incontrarsi dei credenti e del loro lavoro per la pace. Ne abbiamo beneficiato in Europa, negli snodi vitali delle nostre città, dalle scuole alle periferie. La convivenza con persone di culture e religioni diverse, portata dalla globalizzazione, è una realtà diffusa nonostante le criticità. Non va poi dimenticato – come ha sottolineato il rabbino Rosen – il cammino di amicizia percorso tra cristiani ed ebrei, dopo secoli in cui l’antisemitismo aveva prodotto frutti amari e avvelenati.

Aveva ragione papa Wojtyla: l’orizzonte della pace è molto più vasto di quello degli stretti conti dei realisti. E poi “lo spirito di Assisi” non è soltanto dialogo tra le religioni, ma preghiera per la pace. Come si fa a calcolare a che cosa serve la preghiera? Si può però certamente dire, come ha fatto Andrea Riccardi ad Assisi, che un mondo senza preghiera, senza dialogo sarebbe invivibile e disumano.

Certo oggi ci sono ancora forze distruttrici. Per primo, il terrorismo jihadista, che distorce gli insegnamenti di una delle religioni più diffuse e semina il male: martirio dei cristiani, massacri di yazidi, stragi di musulmani in Medio Oriente, terrore e morte in Africa e nelle città occidentali. Un progetto del male che mette in causa l’esistenza stessa del dialogo tra le religioni.

Eppure ad Assisi, il patriarca ecumenico Bartolomeo ha ricordato l’antica lezione di un santo patriarca che fece la pace con la Chiesa cattolica, Athenagoras. Questi amava dire che il vero incontro si fa guardandosi negli occhi con l’altro e approfondendo la propria tradizione.

Il dialogo è qualcosa di profondo. È comprensione dell’altro, riscoperta della propria fede, volontà di andare avanti insieme, nonostante le differenze, superando l’appiattimento di una fraternità a basso prezzo. Non si spiegherebbero altrimenti le parole toccanti del vescovo di Rouen a Assisi, che ricordando il “suo” prete, Jacques Hamel, ucciso alla fine della Messa lo scorso agosto, ha affermato: «Mentre chiedo la grazia di un dialogo vero con i nostri amici musulmani, allo stesso tempo non vorrei che la memoria del martirio di padre Jacques sia usata come una bandiera alzata per combattere e condannare».

Non sono queste parole un frutto dello “spirito di Assisi”? L’incontro con l’altro sta divenendo una cultura maggioritaria, sfidato dalla violenza terrorista e da quel «paganesimo dell’indifferenza», di cui ha parlato papa Francesco.

La globalizzazione ci ha spinto a incontraci e conoscerci, ma è un percorso che va preparato con intelligenza e amore. È una delle sfide più grandi davanti a noi: vivere in pace nella città globalizzata. Per questo lo “spirito di Assisi” è più necessario di quello che si crede. La sete di pace dell’umanità ha trovato un’importante risposta nelle parole di Francesco che ha chiamato tutti «i credenti a essere artigiani di pace nell’invocazione a Dio e nell’azione per l’uomo». È un movimento di uomini e donne di religioni diverse, insieme agli umanisti, che mosso da uno spirito buono si incammina nelle strade del mondo per dissetare chi ha sete di pace.

(.... quanto sopra, letto oggi sicuramente farà riflettere ...... !!! ????? !!! )