Parco Archeologico Religioso CELio

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lunedì 14 novembre 2016

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Di questi sette vizi (vanagloria, invidia, ira, tristezza, avarizia, gola, lussuria) cinque sono spirituali e due carnali. Ma tutti questi sono uniti tra loro da tale parentela che uno non viene fuori senza l'altro. Ecco, il primo frutto della superbia è la vanagloria, che quando corrompe la mente che ne è oppressa genera subito l'invidia; appunto perché, aspirando alla potenza di un nome vano, si strugge al pensiero che un altro possa raggiungerla. L'invidia a sua volta genera l'ira, perché nella misura in cui l'animo è colpito dall'interna ferita del livore, smarrisce pure la mansuetudine della tranquillità; e poiché è come toccare un membro dolente, la mano dell'azione opposta viene sentita come più pesante. Dall'ira poi sorge la tristezza, poiché la mente turbata quanto più disordinatamente si agita tanto più cedendo rimane confusa; e quando abbia perduto la dolcezza della tranquillità, si pasce della tristezza che scaturisce dal turbamento. La tristezza a sua volta conduce all'avarizia, perché quando il cuore confuso perde dentro di sé il bene della letizia, cerca fuori di che consolarsi; e tanto più desidera raggiungere beni esteriori  quanto più interiormente non ha una gioia cui ricorrere. Rimangono i due vizi carnali, la golosità e la lussuria. Ma è chiaro a tutti che la lussuria nasce dalla gola, quando nella posizione stessa delle membra si vedono i genitali posti sotto il ventre. Così, quando si ristora questo in maniera disordinata, si eccita l'altra ad azioni vergognose".

Commento morale a Giobbe, VI, XXXI, 89.Città Nuova Editrice1/4, Roma 2001, pp.323-325.

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