Parco Archeologico Religioso CELio

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venerdì 15 marzo 2013

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Amai la bellezza della vita contemplativa come una Rachele sterile, ma veggente e bella: essa è meno feconda, per la sua quiete, ma penetra più a fondo nella luce. Invece, non so per quale giudizio (di Dio), di notte si è congiunta con me Lia, cioè la vita attiva, feconda ma cisposa, che vede meno ma partorisce di più. Mi ero affrettato a sedere con Maria ai piedi del Signore a raccogliere le parole delle sue labbra, ed ecco sono costretto a sfaccendare come Marta, negli impegni esteriori, e a occuparmi di molte cose. Avendo espulso da me, come pensavo, una legione di demoni, volli dimenticare gli amici che conobbi, volli riposare ai piedi del Signore, ed ecco che, per quanto io sia riluttante e costretto, mi si dice: <Ritorna nella tua casa e annunzia quanto il Signore ha fatto per te> (Mc 5,19). Ma come può uno, fra tante preoccupazioni terrene, predicare le meraviglie del Signore, dal momento che mi riesce ormai difficile anche il pensarvi? Premuto in questo ufficio dal tumulto delle faccende temporali, mi riconosco nel numero di coloro dei quali è scritto: <Mentre salivano in alto tu li abbassavi> (Salmo 72, 18)" (Lettere I, 5, Città Nuova Editrice, Roma 1996, p. 117).

Scusatemi se invio ancora un post attingendo di nuovo a Gregorio Magno, ma mi commuove questo nostro <povero> Papa, che non per nulla ha assunto il nome di FRANCESCO, catapultato dai confini del mondo in Vaticano, chiamato "non so per quale giudizio di Dio"  a dedicarsi tutto alla Chiesa di Roma.
Buenos Aires era certamente per lui il luogo in cui poteva dedicarsi alla <contemplazione> della sua <Rachele> "meno feconda nella sua quiete, ma che penetra più a fondo nella luce", se paragonata alla <bolgia> in cui è precipitato con la scelta misteriosissima dei suoi fratelli Cardinali di costringerlo a congiungersi, nell'oscurità della notte, con la <vita attiva> di  <Lia> "cisposa, che vede meno ma partorisce di più"!
Un linguaggio simbolico che Papa Francesco capisce a meraviglia, ma che ci rivela anche il  bisogno, sollecitato da lui stesso, dell'aiuto di tutti noi romani per sentirsi incoraggiato a farlo suo come la volontà stessa di Dio per lui e per il bene di tutti noi e della Chiesa intera. 


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