Parco Archeologico Religioso CELio

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lunedì 23 settembre 2013

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Ho saputo che sei afflitto dal dolore e dal lutto e mi sono sentito vivamente partecipe del tuo dolore,  ma siccome conosco la tua disponibilità ad affidarti alla volontà di Dio, il mio dolore si è mutato in gioia e ho ringraziato il Signore perché ho capito che egli ti ha colpito per poterti risanare e condurti a sperimentare una gioia più vera (dolorem mox in laetitia verti magnasque omnipotenti Deo gratias retuli, quia percussit ut sanaret, afflixit ut ad gaudia vera perduceret)...Gesù ha detto: Il padre mio è l'agricoltore e taglia via ogni tralcio che in me non porta frutto , mentre quello che porta frutto lo pota perché porti più frutto (Gv 15,1s). Il tralcio infruttuoso è tolto via, perché il peccato viene sradicato completamente, mentre il tralcio che porta frutto è potato perché, sfrondato con il dolore, produca con maggiore abbondanza. Avviene la stessa cosa per i grani della spiga quando vengono triturati dall'erpice e liberati dalle ariste e dalla paglia. Altrettanto succede per le olive che vengono spremute dal torchio perché lascino defluire l'olio. Anche i grappoli d'uva vengono calpestati dai piedi per produrre il vino. Dovresti dunque, mio buon uomo, fare spazio alla gioia, perché l'amore del giudice eterno ti permette di progredire proprio con questo tuo dolore (Gaude igitur, bone vir, qui in hoc flagello tuo et provectu conspicis quod ab aeterno iudice amaris)".
 
(Lettere,IX, 102. Città nuova Editrice, Roma 1998, p. 255). 
 
 
Questi tentativi di Gregorio Magno di dare un senso al dolore hanno fatto scuola nella tradizione cristiana, ma noi moderni abbiamo senza dubbio, in questo, convinzioni diverse a partire dalla constatazione che Gesù ha preso realmente su di sé tutte le sofferenze del mondo per alleggerire le nostre e dunque ogni battaglia contro il dolore, di qualunque tipo, coincide di fatto con l'impegno a fare più spazio possibile all'opera di Cristo in favore dell'uomo. Infatti <E' vanto di Dio la felicità dell'uomo>. Ciò che invece viene chiesto continuamente all'uomo è un dispiacere, sempre più sincero e profondo, per non aver fatto spazio, né in noi né negli altri, alla volontà di Dio che persegue sempre quella vita piena dell'uomo, che viene chiamata, nel Nuovo Testamento. Regno di Dio

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