Parco Archeologico Religioso CELio

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martedì 24 settembre 2013

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Essendo compito della disciplina tenere gli uomini lontani da ciò che è illecito e stroncare gli altri, bisogna rispettare con cura la sua severità. Infatti, se la disciplina non viene osservata, si genera confusione in tutto e può capitare che uno distrugga quello che un altro custodendo edifica (si negligitur disciplina cuncta in confusione deveniunt, dum alter destruit quicquid ea custodiendo alter aedificat)...Se però uno si lamenta di essere stato ingiustamente scomunicato, la fraternità vostra conduca una severa indagine e, dopo aver conosciuta la verità, disponga la faccenda in modo che né l'ingiustizia prevalga a lungo nel castigo di un innocente, né il rigore della disciplina sia infranto o addirittura si dissolva per una illogica presunzione (nec iniustitia diu in insontis afflictione praevaleat, nec disciplinae vigor aut frangi aut ex indiscreta valeat praesumptione dissolvi)".
 
(Lettere, IX, 108. Città Nuova Editrice, Roma 1998, p. 265).


Gregorio sapeva essere severo e dolce simultaneamente e queste sue qualità, che perseguivano insieme giustizia e carità nel rispetto scrupolosissimo della verità, contribuirono moltissimo a definirlo <Magno>. Una costante delle sue lettere è il rispetto massimo per qualunque accusato di avere la possibilità di dire sempre le sue ragioni in un clima sereno e non dunque viziato da preconcetti o, peggio ancora, da ostilità. Ogni società composta di uomini sa, per esperienza comune, quanto sia facile invece dare per scontate le ragioni dell'accusatore, giudicando e condannando senza appello un accusato, soprattutto se l'accusa è fatta da chi è gerarchicamente superiore, senza dargli  tempo sufficiente e  clima adeguato per far valere le sue ragioni. Per Gregorio il far <bene> deve sempre prevalere sul far <presto>.

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