Parco Archeologico Religioso CELio

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martedì 5 novembre 2013

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Il santo Giobbe disse ai suoi amici venuti a consolarlo, ma che però finirono con rimproverarlo: <Il mio testimone è in cielo; è nell'alto dei cieli colui che mi conosce> (Gb 16,20). Il che significa che colui che ha in cielo il testimone della sua vita non deve temere in terra i giudizi degli uomini (qui enim vitae suae in caelo testem habet, iudicia hominum in terra pertimescere non debet). Anche Paolo, ispiratore dei buoni, dice: <La nostra gloria è questa: la testimonianza della nostra coscienza> (2Cor 1,12). E dice in un altro testo: <Ciascuno esamini le proprie azioni e così la gloria l'avrà in sé e non in un altro> (Gal 6,4). Se gioiamo delle lodi e ci rattristiamo delle critiche, abbiamo posto non in noi, ma sulla bocca degli altri la nostra gloria (Si enim laudibus laetamur, vituperationibus frangimur, gloriam nostram non in nobis sed in aliorum ore posuimus). Anche le vergini stolte del vangelo di Matteo non presero l'olio nei loro vasi; le sapienti invece presero l'olio nei vasi con le lampade. Le nostre lampade son appunto le opere buone (lampades quippe nostrae bona sunt opera). Di esse è scritto: <Brilli la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e glorifichino il padre vostro che è nei cieli> (Mt 5,16). Prendiamo l'olio nei vasi con le lampade, quando lo splendore della gloria proveniente dalle nostre azioni non lo ricerchiamo nelle lodi del prossimo, ma lo conserviamo nella testimonianza della nostra coscienza (Tunc autem oleum in vasis cum lampadibus sumimus, quando de bonis actibus nitorem gloriae non a laudantibus proximis quaerimus, sed hunc in testimonio conscientiae servamus). In tutto ciò che di noi si dice al di fuori, dobbiamo far ricorso al segreto del nostro cuore. Anche se tutti biasimano, colui che non è accusato dalla coscienza è libero, perché, anche se tutti lodano, non può essere libero chi è accusato dalla coscienza (In omne autem quod de nobis extra dicitur recurrere ad arcana mentis debemus. Etsi omnes vituperent, liber est tamen quem conscientia non accusat, quia etsi omnes laudent, liber esse non potest, si hunc conscientia accusat)". 

(Lettere, XI, 27. Città Nuova Editrice, Roma 1999, p. 81).


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