Parco Archeologico Religioso CELio

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giovedì 23 gennaio 2014

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Mosè, essendo stato chiamato dal roveto ardente, si fece più vicino per vedere la visione, ed ecco che il roveto ardeva e non si consumava. Un grande prodigio! Se in esso cerchi soltanto la storia, l'animo di chi legge ha di che nutrirsi (Si solam in eo historiam requiras, est unde legentis nutriatur animus), osservando che il fuoco brucia il legno, senza consumarlo. Se poi cerchi il senso tipico, che cos'è la fiamma se non la Legge(Si typicam intellegentiam quaeras, quid flamma nisi legem), della quale è scritto: Nella sua destra la Legge infuocata? (Dt 33,2)....Forse qualcun'altro desidera contemplare in questo fatto qualcosa di più per mezzo del tipo (Fortasse in hoc facto alius maiora per typum contemplari desiderat). Allora poiché la sensibilità del lettore aumenta, si innalzano anche le ruote (Huius quia sensus excrescit, elevantur pariter et rotae)...Forse qualcuno cerca, attraverso il senso storico, il senso morale e, mediante la comprensione dell'allegoria, la contemplazione (Alius fortasse per historiam, moralitatem, atque per allegoriae intellegentiam contemplationem requirit). Il senso storico non può lasciare alcun dubbio nel lettore, ma se si cerca il senso morale, la ruota si mette in movimento, mentre  l'affermazione del testo sacro viene condotta verso una interpretazione morale (Patet cunctis iuxta historiam hoc quod in lege scriptum est...sed si haec intelligere moraliter requiras, agitatur rota dum ad moralem intelligentiam ducitur sacri verbi sententia)".  

(Omelie su Ezechiele, I, VII,10. Città Nuova Editrice, Roma 1992, p. 217-219).


Si notino questi vocaboli accostati alla lettura e alla comprensione del testo biblico:  historia / typica /moralitas, moralis, moraliter /contemplatio e le espressioni: in hoc facto / sacri verbi sententia / iuxta historiam / per allegoriae intelligentiam/ intelligere moraliter - ad moralem intelligentiam. Si tratta di un vocabolario onnipresente nell'ermeneutica biblica di Gregorio Magno che non si può affatto ignorare per una comprensione appropriata del suo pensiero.

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