Parco Archeologico Religioso CELio

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martedì 11 febbraio 2014

TESTI E MASSIME DI GREGOGIRO MAGNO PAPA

"Il superiore, per parlare, deve essere dotato di umile autorità (humilis auctoritas), mentre l'inferiore deve possedere una libera umiltà (libera humilitas). Ma spesso negli uomini l'ordine del discorso si confonde. Qualche volta infatti uno parla gonfio di superbia e crede di parlare con l'autorità (aliquando quis per tumorem elationis loquitur et loqui se per auctoritatem libertatis existimat), un altro tace per sciocco timore e crede di tacere per umiltà (alquando alius per stultum timorem tacet et tacere se per humilitatem putat). Il primo, consapevole del suo posto di superiore, non si rende conto della sua arroganza (ille, locum sui regiminis attendens, non metitur sensum tumoris), il secondo, considerando il suo posto di suddito, non ha il coraggio di dire ciò che pensa e non sa quanto venga meno alla carità tacendo (iste, locum suae subiectionis considerans, timet dicere bona quae sentit et ignorat quantum caritati reus efficitur tacendo)".

(Omelie su Ezechiele, I, IX, 12. Città Nuova Editrice, Roma 1992, p. 277).


Nel testo precedente Gregorio aveva rivendicato il diritto di parola per tutti (omnes organa veritatis sumus). Qui ci richiama invece al grave rischio, quale che sia il posto che ci compete, di non riuscire a trovare il modo giusto di esercitare il diritto di parola (ipse loquendi ordo confunditur) così che chi si sente responsabile non possiede una humilis auctoritas, e chi si ritrova a dover ubbidire non da spazio alla critica esercitata con libera humilitas. Quest'ultimo, poi, spesso non si rende affatto conto della gravità del peccato che commete stando zitto. Una saggezza davvero straordinaria e profondamente cristiana!

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