Parco Archeologico Religioso CELio

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sabato 1 marzo 2014

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Se un commentatore, nella spiegazione del testo sacro, inventa arbitrariamente qualcosa, forse per piacere agli uditori (in explanatione sacri eloquii ut fortasse auditoribus placeat, aliquid mentiendo componit), egli proferisce parole sue e non quelle del Signore se lo fa mentendo con l'intenzione di piacere o di sedurre (sua et non Domini verba loquitur, si tamen placendi vel seducendi studio mentiatur). Ma se, ricercando il senso delle parole del Signore, le interpreta in modo diverso da chi le ha riferite proponendosi, nonostante una comprensione diversa, l'edificazione della carità, le sue parole sono parole del Signore (si in verbis dominicis virtutem requirens, ipse aliter quam is per quem prolata sunt senserit, etiamsi sub intellectu alio, aedificationem caritatis requirat, Domini sunt verba quae narrat), perché Dio ci parla attraverso tutta la sacra Scrittura all'unico scopo di attrarci all'amore verso di lui e verso il prossimo (quia ad hoc solum Deus per totam nobis sacram Scripturam loquitur, ut nos ad suum et proximi amorem trahat)".  

Omelie su Ezechiele, I, X, 14. Città Nuova Editrice, Roma 1992, p.307).


Questo principio ermeneutico che fonda la legittimità di una particolare comprensione del testo  unicamente sull'obiettivo della carità, Gregorio lo ha ricevuto da Agostino e, grazie  all'autorevolezza di questi due Padri della Chiesa, esso è stato ricevuto, usato e abusato spesso dalla lettura cosiddetta <accomodata> della Bibbia con gravi conseguenze per la corretta comprensione della Bibbia stessa!

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