Parco Archeologico Religioso CELio

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venerdì 4 aprile 2014

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Alla presenza dei fratelli commentai i primi capitoli del Libro di Giobbe, che avevano sotto gli occhi, e quando trovai il tempo dettai il commento dei capitoli successivi...Fu certamente per rispondere alle loro molteplici richieste che, ora cercando il senso letterale, ora elevandomi all'interpretazione mistica, ora scenedendo all'utilità morale (modo per expositionis ministerium, modo per contemplationis ascensum, modo per moralitatis instrumentum), sono arrivato a completare in sei volumi quest'opera di trentacinque libri. In questo commento può sembrare che io trascuri spesso il senso letterale per applicarmi con maggiore impegno nel vasto campo del senso mistico e del senso morale (in eo saepe quasi postponere ordinem expositionis invenior et paulo diutius contemplationis latitudini ac moralitatis insudo). Ma è tuttavia necessario che chi parla di Dio si preoccupi di rendere migliori quelli che lo ascoltano (Sed tamen quisquis de Deo loquitur, curet necesse est, ut quicquid audientium mores instruit rimetur)". 

Lettera a Leandro, 2. In Commento morale a Giobbe, Volume I, Città Nuova Editrice, Roma 1992, p. 85.


In questa lettera all'amico Leandro di Siviglia, Gregorio fa una sorta di dichiarazione di intenti per spiegare il taglio che ha voluto dare alla sua interpretazione della Bibbia. E' ben consapevole delle obiezioni che potrà ricevere e tuttavia, sottolinea, nell'interpretare le Sacre Scritture occorre preoccuparsi soprattutto di "rendere migliori quelli che ascoltano". Un intento dunque fondamentalmente pastorale. Tutto il resto viene dopo!

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