Parco Archeologico Religioso CELio

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mercoledì 9 aprile 2014

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Giobbe, quest'uomo dotato di tante mirabili virtù, era noto a sé e a Dio; ma a noi sarebbe rimasto ignoto, se non fosse stato colpito e messo alla prova. Egli esercitava la sua virtù anche quando viveva tranquillo, ma la fama della sua virtù si diffuse solo allorché fu scosso dalla sofferenza (virtus quippe etiam per quietem se exercuit sed virtutis opinio commota per flagella flagravit). Mentre viveva in pace conservava dentro di sé ciò che egli era; quando fu scosso, fece arrivare a tutti il buon odore della sua fortezza. Come un profumo non si può sentire da lontano se non viene agitato e l'incenso non espande il suo aroma se non quando viene bruciato, così il profumo delle virtù dei santi non si espande se non in mezzo alle tribolazioni (sancti viri omne quod virtutibus redolent in tribulationibus innotescunt)...Se un granellino di senapa non viene pestato non si può conoscere la forza delle sue proprietà; finché rimane intatto è dolce; ma se viene schiacciato, brucia e manifesta tutta l'asprezza che in esso rimaneva nascosta. Così ogni santo, finché non viene colpito, appare spregevole e mediocre; ma se viene afferrato dalla macina della tribolazione, subito manifesta il suo ardore e il suo sapore (unusquisque vir sanctus cum non pulsatur, despiciabilis ac lenis aspicitur; si qua vero illum tritura persecutionis opprimat mox omne quod calidum sapit ostentat)".

Commento morale a Giobbe, Prefazione, 6. Città Nuova Editrice, Roma 1992, p. 97.

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