Parco Archeologico Religioso CELio

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mercoledì 17 settembre 2014

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Tanto più uno dimostra d'aver progredito davvero nella fortezza, quanto più vigorosamente sopporta il male che deve subire. Non è infatti molto saldo chi si lascia abbattere dalla malvagità altrui (Nam minus in se convaluit quem aliena iniquitas sternit). Chi non è in grado di sopportare la contrarietà è come se cadesse trafitto dalla spada della propria pusillanimità (Qui in eo quod ferre contrarietatem non valet, pusillanimitatis suae gladio confossus iacet). Dalla pazienza poi nasce la perfezione, perché la pazienza introduce direttamente nella perfezione morale. E' davvero perfetto chi non è impaziente di fronte all'imperfezione del prossimo (Ille enim vere perfectus est qui erga imperfectionem proximi impatiens non est). Chi cade nell'impazienza di fronte all'imperfezione altrui dimostra a se stesso d'essere ancora imperfetto (Nam qui alienam imperfectionem ferre non valens deserit, ipse sibi testis est quod perfecte necdum proficit)".

Commento morale a Giobbe, I, V, 33. Città Nuova Editrice/1, Roma 1992, p. 417.

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