Parco Archeologico Religioso CELio

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martedì 23 settembre 2014

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Un soffio leggero sfiorò la mia faccia (Gb 4,15). Un soffio leggero passa davanti a noi quando conosciamo le cose invisibili, che tuttavia non vediamo completamente, ma di sfuggita. L'anima infatti non rimane a lungo nella soavità dell'intima contemplazione, perché, folgorata da quell'immensa luce, è richiamata a se stessa (Neque enim in suavitate contemplationis ipsa immensitate luminis verberata revocatur). Quando gusta l'intima dolcezza, arde di amore e si sforza di andare sopra di sé, ma sfinita ricade nelle tenebre della sua debolezza (Cumque internam dulcedinem degustat, amore aestuat, ire super semetipsam nititur, sed ad infirmitatis suae tenebras fracta relabitur)... Il soffio leggero quindi non si ferma, ma passa, perché la nostra contemplazione rivela la luce divina se aneliamo ad essa, ma la nasconde quando ci trova deboli (Non ergo stat sed transit spiritus, quia supernam lucem nostra nobis contemplatio et inhiantibus aperit et mox infirmantibus abscondit)".

Commento morale a Giobbe, I, V, 58. Città Nuova Editrice/1, Roma 1992, p. 443.


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