Parco Archeologico Religioso CELio

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venerdì 17 aprile 2015

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Se il predicatore non sa attendere il momento opportuno per la correzione, aggrava il male invece di curarlo (Nisi praedicator sustineat quando ferre congrue correptionem possit, auget in eo malum quod insequitur). Spesso accade che uno così non accetti il minimo rimprovero. Allora al predicatore non resta altro che, in un discorso di ammonizione rivolto a tutti gli uditori per la salvezza comune, far riferimento a quelle colpe che egli ritiene abbia commesso quel tale che è presente ma che non può essere ammonito personalmente senza pericolo del peggio. Se l'invettiva lanciata contro la colpa resta generale, la parola di correzione arriva all'anima senza urtarla (Cum generaliter contra culpam invectio intenditur, correptionis verbum libenter ad mentem ducitur), perché il malvagio non sospetta che sia rivolta personalmente a sé. Che ha fatto dunque a lui il predicatore? Risparmiandolo non ha risparmiato affatto colui al quale non ha rivolto direttamente parole di correzione, e tuttavia, mediante l'ammonizione comune, ha colpito la sua piaga (Quid itaque isti praedicator suus nisi parcens minime pepercit cui et specialiter correptionis verba non intulit; et tamen vulnus illius sub communi admonitione percussit?). E può essere che quello pianga tanto più sinceramente la propria colpa in quanto nel momento stesso in cui si sente colpito, pensa che la sua colpa non sia conosciuta (Unde fit plerumque ut eo vehementius perpetratam culpam lugeat, quo reatum suum et cum se percussum sentiat, nesciri puteat)".

Commento morale a Giobbe, III, XIII, 6. Città Nuova Editrice/2, Roma 1994, p. 315.

E' vero quel che dice Gregorio, ma purtroppo può succedere anche che il destinatario del messaggio si roda il fegato perché sospetta che qualcuno abbia fatto conoscere all'omileta il suo peccato.

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