Parco Archeologico Religioso CELio

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giovedì 16 aprile 2015

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Volesse il cielo che la vostra anima fosse al posto della mia! Anch'io vi consolerei con le parole e scuoterei il mio capo sopra di voi. Vi farei cofraggio con la mia bocca e muoverei le mie labbra quasi risparmiandovi  (Gb 16, 5-6) Qualche volta è necessario desiderare, con animo buono, che i flagelli divini colpiscano quei malvagi che non si convertono con discorsi umani. (Aliquando necesse est ut pravis mentibus quae humana praedicatione corrigi nequeunt divina flagella optari benigne debeant). Quando si fa questo mossi dall'amore, non si cerca il castigo dell'errante, ma la sua correzione, e quello che sembra un cattivo augurio in realtà è una preghiera (Quod cum magno fit amoris studio, videlicet non errantis poena, sed correptio quaeritur, et oratio potius quam maledictio esse monstratur). Sì, ciò che il beato Giobbe esprime con queste parole è l'augurio che gli amici, che non sanno partecipare con carità al suo dolore, imparino per esperienza come si deve partecipare all'afflizione degli altri e, ammaestrati dalla scuola del dolore, imparino ad attingere dalla propria sofferenza la consolazione da offrire agli altri (ut amici, qui dolori illius per caritatem compati nesciebant, ab experimento discerent, alienae afflictionis qualiter misereri debuissent); e così condurre una vita interiore più salutare grazie all'esperienza esteriore della propria debolezza".

Commento morale a Giobbe, III, XIII, 5. Città Nuova Editrice/2, Roma 1994, p. 313.

Una riflessione davvero molto attuale proprio in questi giorni in cui, soprattutto nel Medio Oriente, in Africa, sulle sponde e nelle acque del Mediterraneo, si consumano delitti atroci che le parole e le azioni degli uomini non valgono a contrastare con l'efficacia dovuta.

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