Parco Archeologico Religioso CELio

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lunedì 6 aprile 2015

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Ci sono alcuni che, sebbene qualche volta tentino di andare contro il giudizio di Dio onnipotente, fiaccati dall'impossibilità stessa di realizzare il loro intento, rientrano in se stessi e si convertono a Colui che intendevano disprezzare (ad semetipsos respiciunt, atque ad eum quem contemnere voluerant convertuntur); e così essi, che avrebbero potuto allontanarsi da Dio, se avessero avuto la possibilità di realizzare ciò che volevano, si salvano per non essere riusciti nei loro intenti malvagi. Rientrati in se stessi, aprono gli occhi sulla loro condizione e piangono per aver osato mettersi contro la verità (Unde ad se reducti cuius sint conditionis aspiciunt, et plangunt se contraria veritati voluisse). Ma ci sono altri ai quali un giusto giudizio di Dio permette di compiere con maggiore malizia ciò che di male meditano contro Dio: spinti dalla loro malvagità, sostenuti dalla loro potenza, diventano incapaci di riconoscere il loro errore perché ormai, a causa della loro prosperità, il potere li trascina sempre più fuori di se stessi (et sunt nonnulli qui... cum eos malitia accendit, potentia roborat, tanto iam semetipsos in errore cognoscere nequeunt, quanto in rebus affluentibus extra se semper per potentiam trahuntur)...Il malvagio si fa forte contro l'Onnipotente, perché essendogli concesso di concludere il malaffare, si dà al male e tuttavia se la gode (quatenus et perversia faciat et tamen feliciter vivat) compiendo con arroganza ciò che spiace a Dio".

Commento morale a Giobbe, III, XII, 48. Città Nuova Editrice/2, Roma 1994, p.295.

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