Parco Archeologico Religioso CELio

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giovedì 25 aprile 2013

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Ministri che dovrebbero custodire sempre il raccoglimento nella vita mediante l'orazione (hi qui per vitam et orationem intus semper esse debuerant), si danno ad attività secolari e mostrano una condotta riprovevole. Ecco, ormai non c'è quasi più faccenda mondana a cui i sacerdoti non prendano parte, e quindi sono come pietre del santuario gettate fuori perché gli incaricati di ministeri sacri attendono solo ad affari terreni...Gli uomini di Dio si dedicano col cuore ad attività mondane, e tuttavia ambiscono l'onore più alto, riservato a chi è religioso (per desiderium huius mundi opera peragunt, et tamen de religioso habitu culmen honoris quaerunt)...Sono come a terra quanto al loro ministero, ma pretendono onori come fossero esempio della santità...Siccome abbiamo smesso di praticare la preghiera e gli studi sacri, il sale, divenuto scipito, non può più condire il nutrimento di Dio (dum nos ab orationis et eruditionis sanctae usu cessamus, sal infatuatum est, et condire non valet cibos Dei)...Quando dunque così tanti Pastori si presenteranno con il loro gregge al cospetto del Pastore eterno, che diremo noi infelici, tornando al Signore a mani vuote dopo la missione ricevuta, noi insigniti del titolo di Pastori, ma privi del gregge che dovremmo presentare come nutrito da noi? Qui siamo chiamati pastori e là non abbiamo un gregge da condurre...A che cosa dunque paragonerò i sacerdoti indegni se non all'acqua del battesimo che, cancellando i peccati dei battezzati, li introduce al regno dei cieli, ma poi deve essere gettata tra i rifiuti? (cui similes dixerim sacerdotes malos, nisi aquae bptismatis, quae peccata baptizatorum diluens illos ad regnum coeleste mittit, et ipsa postea in cloacas descendit?)... Riflettiamo senza tregua a ciò che siamo, meditiamo sul nostro ministero e rendiamoci conto delle responsabilità assunte...Dobbiamo avere cura di noi stessi senza trascurare il prossimo, in modo che chiunque ci accosti venga come condito dal sale della nostra parola (sic debemus agere curam nostri, ut non negligamus curam proximi: ut quisquis ad nos jungitur, ex linguae nostrae sale condiatur) ". (Le Quaranta Omelie sui Vangeli, I, XVII, 15.16.17.18, passim, Città Nuova Editrice, Roma 1994, pp.217-219).

Forse dovremmo anche ricordarci che tutti siamo pastori gli uni degli altri, perché tutti abbiamo ricevuto il compito di custodire gli altri come nostri fratelli.

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