Parco Archeologico Religioso CELio

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martedì 9 aprile 2013

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Spesso l'impegno pastorale assunto costringe lo spirito a tanti compiti, e ci si trova incapaci di attendere ad ognuno di essi se la mente resta confusa, perché si applica a troppe cose. Per questo il Sapiente ci mette in guardia con questa esortazione: Figlio non si esplichi in troppi ambiti la tua attività (Siracide, 11,10). La mente, infatti, non può concentrarsi in pieno in ciò che è richiesto dalle singole opere, se si dissipa in molti impegni (nequaquam plene in uniuscuiusque operis ratione colligitur, dum mens per diversa partitur). Quando è distratta da cure impellenti viene meno la solidità della vigilanza interiore; attenta a provvedere alla realtà esterna e incurante di sé, riesce a pensare a tante cose ma finisce col dimenticare se stessa (scit multa cogitare, se nesciens). Quando si applica ad attività esterne più del necessario, si scorda della meta a cui deve tendere, perché troppo occupata nel viaggio, e così, non impegnandosi nell'esame di se stessa, non si rende conto dei danni a cui va incontro e ignora di quante colpe si macchia...Spesso, quando le risorse abbondano e si possono compiere imprese che gli altri ammirano, l'animo cede al sentimento di orgoglio e provoca su di sé tutta l'ira del Giudice, anche se esternamente non vengono commesse azioni malvagie (quamvis per iniqua foras opera non erumpat). Chi ci giudica è nell'intimo (intus quippe est qui iudicat), come pure ciò su cui si è giudicati. Quando il peccato si attua nel cuore, resta nascosto agli uomini ciò che si è compiuto in noi, ma la colpa ha un testimone, che ne è anche il giudice (Cum ergo in corde delinquimus, latet homines quid apud nos agimus, sed tamen, ipso iudice teste, peccamus)" (Regola Pastorale, Parte Prima, cap. IV, Città Nuova Editrice, Roma 2008, p.17).

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