Parco Archeologico Religioso CELio

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venerdì 3 maggio 2013

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"L'intensità dell'affetto spinge l'animo a credere che nessuno ignori la persona a cui il pensiero è costantemente rivolto (vis amoris hoc agere solet in animo, ut quem ipse semper cogitat, nullum alium ignorare credit). Maria Maddalena non dice all'ortolano chi cerca, perché non ritiene ignota ad alcuno la persona per cui versa senza cessare le lacrime del suo desiderio (alteri non putat incognitum, quem sic ipsa continuo plangit desiderio). Perciò Gesù le dice: Maria (Gv 20,16). Dopo averla  chiamata semplicemente donna, senza essere riconosciuto da lei, la chiama adesso per nome come per dirle: Riconosci colui dal quale sei stata riconosciuta (recognosce eum a quo recognosceris), quasi dicesse: A te non ti ho presente in modo generico come tutti gli altri, ma in maniera speciale! ( non te generaliter ut ceteros, sed specialiter scio). Perciò Maria, chiamata per nome, riconosce immediatamente il suo Creatore e grida: Rabbonì, cioè Maestro. Ha infatti capito che colui che aveva cercato all'esterno era lo stesso che l'aveva spinta a mettersi in cerca di Lui dall'interno (quia et ipse erat qui quaerebatur exterius et ipse qui eam ut quaereret docebat interius). L'evangelista non dice ciò che fece la donna dopo questo riconoscimento, ma lo si deduce facilmente dalle parole che le rivolse: Non toccarmi, perché non sono ancora salito al Padre (Gv 20,17). Maria avrebbe voluto certamente abbracciare il corpo, appena riconosciuto, di Lui (Maria amplecti voluit eius vestigia), ma il Maestro le dice: Non toccarmi. Il comando non significa affatto che il Signore non accettava di essere toccato da donne dopo la risurrezione (non quia post resurrectionem Dominus tactum renuit feminarum), dal momento che, a proposito delle due donne venute al sepolcro, troviamo scritto che si accostarono e abbracciarono i suoi piedi (Mt 28,9). Il comando indicava invece il motivo per cui non si può toccare il Risorto e cioè la fede...Tocca infatti veramente Gesù chi crede che il Figlio è coeterno col Padre (Ille enim veraciter tangit, qui Patri Filium coaeternum credit)". (Le Quaranta Omelie sui Vangeli, II, XXV, 5.6, Città Nuova Editrice, Roma 1994, pp.317-319).

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