Parco Archeologico Religioso CELio

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venerdì 19 luglio 2013

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Ho ricevuto una lettera dal mio piissimo imperatore, perché mi rappacificassi con Giovanni, fratello mio e collega nel sacerdozio. Certo si addice a un sovrano religioso raccomandare atteggiamenti di questo genere a dei sacerdoti. Ma proclamandosi, questo mio medesimo fratello, con inaudita presunzione e superbia, vescovo <universale>, il serenissimo imperatore mi palesa qualcosa di molto triste, dal momento che non ha corretto lui che insuperbiva ma si è dato cura piuttosto di far desistere me dal mio proposito (non eum corripuit qui superbit, sed me magis ab intentione mea declinare studuit). Io difendo - in questo caso - le prescrizioni dei Vangeli e dei canoni oltre che i valori dell'umiltà e della rettitudine. In questo il predetto fratello e collega mio nel sacerdozio va contro il pensiero evangelico, contro l'apostolo Pietro, contro tutte le Chiese e le prescrizioni dei canoni.
Ma c'è Dio onnipotente, nelle cui mani sono tutti gli esseri, e di lui è scritto: <Non c'è sapienza, non c'è accortezza, non c'è senno contro Dio> (Pr 21,30).
Certo, il predetto santissimo fratello spesso cerca di persuadere il serenissimo sovrano; ma so bene che le tante sue preghiere e lacrime non gli permetteranno di ottenere da qualcuno, in modo subdolo, nulla contro la ragione o contro la sua anima (saepe praefatus sanctissimus frater serenissimo domino multa suadere conatur; sed bene novi quia tantae illae orationes eius et lacrimae nihil ei a quoquam contra rationem aut animam suam subripi permittunt). E' molto triste tuttavia che si sopporti con rassegnazione che il predetto fratello e collega mio nell'episcopato cerchi di essere chiamato vescovo soltanto lui (Triste tamen valde est ut patienter feratur quatenus, despectis omnibus, praedictus frater  et coepiscopus meus solus conetur appellari episcopus)... Perciò, in nome dell'Onnipotente vi prego di non permettere che i tempi della vostra clemenza siano macchiati dall'esaltazione di un solo uomo (rogo ne pietatis vestrae tempora permittatis unius hominis elatione maculari), e di non dare il vostro assenso in alcun modo a un appellativo perverso (tam perverso vocabulo). Inoltre in questa circostanza la vostra bontà in nessun modo mi disdegni perché, se i peccati di Gregorio sono tanti da meritare tali castighi, i peccati di san Pietro non sono tali da meritare tali ingiurie sotto il vostro Impero".

(Lettere V, 39. Editrice Città Nuova, Roma 1996, pp. 193-195). 

Papa Gregorio viveva in un contesto diverso da quello che si è determinato in Occidente agli inizi del secondo millennio con  la difficile <lotta per le investiture> sostenuta da Gregorio VII. Adesso però che i tempi sono di nuovo, a loro volta, diversi, non sarebbe male ripensare con maggiore serenità alle motivazioni evangeliche che portarono Papa Gregorio Magno a contrastare con tanta determinazione la pretesa di un Patriarca di definirsi <Episcopus universalis>. La semplicità evangelica di Gregorio non significava mai dabbenaggine, né tanto meno rinuncia ai valori irrinunciabili del Vangelo!

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