Parco Archeologico Religioso CELio

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sabato 31 agosto 2013

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"In tutte le avversità che ci sono in questa vita occorre tener conto solo del severo giudizio di Dio onnipotente (sola est omnipotentis Dei districtio pensanda), e bisogna rifugiarsi sempre nell'intimità del proprio cuore (atque ad cor semper proprium recurrendum est): non ci deve coinvolgere la lingua di nessuno là dove la coscienza non ci rimorde (et nullius nos ibi lingua implicat, ubi conscientia non accusat). Colui infatti che è difeso dalla coscienza rimane libero anche in mezzo alle accuse; mentre non può essere libero o senza imputazione colui che la sola coscienza - la quale giudica interiormente - accusa (et liber vel sine accusatione esse non potest, si sola quae interius addicit conscientia accusat)... Sia lungi dal giudizio dei cristiani sospettare minimamente ciò che crediamo inventato dalle dicerie dei maldicenti, perché teniamo per ferma la testimonianza della parola divina (quia et sacri eloquii testimonium tenemus), la quale dice che non bisogna credere - se non sono provate - alle mancanze gravi che a caso si vociferano, ma che, una volta addotte le prove, bisogna punirle subito".
 
(Lettere VII, 14. Città Nuova Editrice, Roma 1996, p. 435).
 
Un principio antichissimo e tuttavia estremamente moderno e attuale, ma che può essere capito probabilmente solo dall'esperienza subìta sulla propria pelle, soprattutto quando ci si è trovati di fronte a una vera e propria <esecuzione capitale> di cui soltanto i martiri - che però vivono adesso unicamente in Dio - possono testimoniare. Resta ovviamente intatta l'esigenza della giustizia, ma una volta addotte le prove, qualora restino in piedi dopo aver concesso la legittima difesa all'imputato!  Intelligenti pauca - dicevano gli antichi romani!

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