Parco Archeologico Religioso CELio

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venerdì 27 settembre 2013

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

A SECONDINO MONACO RECLUSO

"Non dubito che tu subisca insidie maggiori dall'astuto nemico. Infatti tanto più ardentemente egli cerca di costruire inganni, quanto più impegnato ti vede nell'aspirare alla patria del cielo. Noi che viviamo in comunità con molti altri, per quanto spaventati e timidi, siamo comunque disposti in schiera; voi invece che vivete da soli, non siete forse come dei combattenti solitari, dal momento che vi affrettate con valoroso fervore ad uscire perfino in testa allo schieramento generale? (Nos enim qui vitam cum pluribus ducimus, etsi formidolosi ac timidi, tamen quia contra antiquum hostem bellum proposuimus, quasi in acie stamus, vos autem qui solitariam vitam ducitis, quid aliud quam monomachos dixerim, qui fervore virtutis etiam ante aciem exire festinatis?).Come farebbe il nemico a non attaccare chi è rimasto solo? E' vero, anche noi che viviamo tra gli uomini spesso siamo tentati ma, appunto, dagli uomini (et nos quidem, qui inter homines vivimus, saepe per homines a callido hoste temptamur); voi invece che siete lontani dalla folla è inevitabile che dobbiate affrontare battaglie  tanto maggiori quanto più si avvicina a voi di persona  il maestro stesso delle tentazioni (vos autem, qui viam vitae paesentis extra hominum frequentiam ducitis...ipse tamptationum magister accedit). Constatate infatti che vi è impossibile applicarvi alla preghiera continua e alle lodi di Dio perché, sebbene l'intenzione vi è continuamente rivolta, tuttavia la debolezza della natura umana si ripiega su se stessa, di modo che talvolta, vittima della stanchezza, si sente infiacchita nell'esercizio di ciò che pure costituisce il vostro intento. L'antico avversario, non appena trova la mente oziosa, viene infatti sotto qualsiasi pretesto a parlarle  (antiquus vero hostis mox ut otiosam mentem invenerit, ad eam sub quibusdam occasionibus locuturus venit), e le riporta alla memoria azioni trascorse; le fa risuonare al pensiero parole sconce udite per caso e, se nel passato è stato compiuto qualcosa di turpe, ne presenta agli occhi del cuore l'immagine, così che devasta l'anima con il male di un tempo, non potendola insozzare con quello presente. La mente poi, spesso ingannata, rivive nel compiacimento ciò per cui si è da tempo afflitta per il dispiacere (et decepta mens saepe in delectatione reparat unde diu iam se per paenitentiam afflixit)...La cicatrice è segno di una ferita sanata,  ma può succedere che la cicatrice torni a marcire quando la ferita del peccato, che era stata sanata grazie al dispiacere, fa pressione sull'animo perché si compiaccia di sé (Cicatrix quippe figura est vulneris, sed sanati. Cicatrix ergo ad putredinem redit, quando peccati vulnus, quod iam per paenitentiam sanatum est, in delectationem sui animum concutit). Spesso inoltre, ci compare agli occhi del cuore ciò che non abbiamo mai commesso e, mentre  il pensiero si insinua insensibilmente in noi, si prova un certo compiacimento a causa delle insidie dell'astuto   nemico; e così, quantunque l'animo pianga per ciò che avrebbe potuto commettere, sperimenta tuttavia disgusto e si sente infelice come se avesse commesso qualcosa che meriti pianto. Si tratta, in questo caso, delle tenebre del nostro cuore che, volendo o nolendo, dobbiamo sopportare in questa vita (Haec sunt cordis nostri tenebrae, quas in hac vita volentes nolentesque sustinemus)".

 (Lettere, IX, 148. Città Nuova Editrice, Roma 1998, pp.329-331).

Questa è davvero una pagina straordinaria di ciò che noi chiameremmo <teologia spirituale>. Il testo, che a qualcuno può apparire lungo, può essere riletto nei prossimi giorni, perché ritornerò con i miei <posts> soltanto nella prossima settimana. Buona meditazione! 

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