Parco Archeologico Religioso CELio

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lunedì 2 settembre 2013

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

A Gregoria cubicularia dell'Imperatrice:
"Io so che amate con fervore Dio onnipotente e sono sicuro che, nella sua misericordia, dalle labbra della Verità (cioè Gesù) sono uscite per voi quelle parole pronunziate riguardo a una donna veneranda: Le sono stati rimessi molti peccati, perché ha amato molto (Lc 7,47). In che misura poi le siano stati rimessi i peccati è stato mostrato in ciò che seguì: sedeva ai piedi del Signore e ascoltava la parola dalla bocca di lui. Elevata infatti alla vita contemplativa aveva ormai oltrepassato la vita attiva cui era legata ancora sua sorella Marta (in contemplativa enim vita suspensa, iam activam transcenderat, quam adhuc Martha soror illius tenebat). Ella ha anche cercato con ardore il Signore sepolto, quando, piegata sulla sua tomba, non aveva trovato il suo corpo. Ma anche mentre i discepoli si erano allontanati ella era rimasta in lacrime all'entrata del sepolcro, e aveva meritato di vedere vivo colui che lei piangeva morto, annunziando ai discepoli che era risorto. Ed è stata mirabile disposizione della bontà di Dio che dalla bocca di una donna venisse annunziata la vita, giacché dalla bocca di una donna era stata propinata nel paradiso terrestre la morte (mira dispensatione pietatis Dei fuit, ut ex ore mulieris nuntiaretur vita, quia ex ore mulieris mors fuerat in paradiso propinata). E fu lei che, in un secondo momento, vide il Signore con l'altra Maria dopo la risurrezione di lui e, avvicinatasi, ne abbracciò i piedi. Riporta, ti prego, dinanzi ai tuoi occhi quelle mani che abbracciarono quei piedi.  Quella donna, che era stata peccatrice, quelle mani che erano state contaminate dal peccato, toccarono i piedi di colui che siede alla destra del Padre al di sopra del più alto grado degli angeli (illa mulier quae fuerat in civitate peccatrix, illae manus quae fuerant iniquitate pollutae, illius tetigerant pedes qui ad patris dexteram super angelorum verticem sedet). Pensiamo quanto siano state generose e tenere le  viscere della superna bontà, dal momento che una donna, già immersa nel profondo di una voragine per la colpa, fu elevata per grazia così in alto, mediante le ali dell'amore  (mulier quae in profundo voraginis fuerat demersa per culpam, ex amoris penna sic  in altum levaretur per gratiam)".
 
(Lettere, VII, 22. Città Nuova Editrice, Roma 1996, pp.451-453).

Se non ci lasciamo condizionare dai criteri esegetici che considererebbero assolutamente inammissibili i voli pindarici che si permette Gregorio nell'interpretare i Vangeli, possiamo essere in grado anche noi di gustare con lui questa sorta di tipizzazione della donna osservata da diverse prospettive e tuttavia depositaria certamente, in se stessa, di <misteri> che non si fa fatica a contemplare se guardiamo con gli stessi occhi di questo straordinario papa di Roma.

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