Parco Archeologico Religioso CELio

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giovedì 10 ottobre 2013

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Il nemico delle anime, quando non può insinuare il male apertamente, cerca con astuzia di far cadere il malcapitato attraverso una parvenza di bontà (callide specie quasi pietatis iniecta nititur supplantare). Come succede quando, per esempio,  persuade che è giusto ottenere dei soldi da chi ce li ha, con la scusa di fare del bene, pur di iniettare il veleno mortifero sotto il velo della beneficienza (ut sit quod possit non habentibus erogari, dummodo vel sic venena mortifera elemosinae celata obumbratione transfundat)...Bisogna quindi assolutamente temere ed evitare l'astuzia del nemico, perché non riesca ad uccidere più crudelmente col suo dardo nascosto (latente telo saevius valeat trucidare) quelli che non può abbattere con una tentazione visibile. Non si può infatti parlare di elemosina, se ai poveri  si distribuisce ciò che si ricava da operazioni illecite (neque elemosina reputanda est, si pauperibus dispensetur quod ex illicitis rebus accipitur), perché colui che riceve in modo perverso un bene, sia pure per ditribuirlo, è gravato piuttosto che aiutato nella sua coscienza (gravatur potius quam adiuvatur). Agli occhi del Redentore è gradita quell'elemosina che non si accumula con atti illeciti e con iniquità, ma quella che proviene da beni concessi e rettamente acquisiti...Affinché quindi, sotto il pretesto di far elemosina, non cerchiamo di ricevere denaro con il peccato (ne ergo sub optentu elemosinae cum peccato aliquid studemus accipere), la sacra Scrittura ci ammonisce dicendo: <La vittima offerta dagli empi è abominio, perché essa è frutto di delitti> (Pr 21,27)...Per questo per bocca di Salomone si dice: <Chi offre in sacrificio un bene tolto ai poveri è come chi uccide un figlio davanti agli occhi di suo padre> (Sir 34,24). Pensiamo quanto grande è il dolore di un padre sotto i cui occhi viene ucciso suo figlio (quantus autem dolor patris sit perpendamus, si in eius conspectu filius victimetur). Da questo dovremmo capire quanto grande è la sofferenza che si provoca in Dio quando gli si offre un sacrificio frutto di rapina...Infatti altro è fare elemosine per i peccati e altro è commettere peccati per fare elemosine (Nam aliud est propter peccata elemosinas facere, aliud propter elemosinas peccata committere)". 

(Lettere, IX, 219. Città Nuova Editrice, Roma 1998, p. 465).


Ogni possibile riferimento a situazioni analoghe presenti nella Chiesa e altrove è, ovviamente, puramente casuale. Ma stupisce davvero constatare  l'acutezza di Gregorio Magno nell'osservare i comportamenti  dell'uomo di tutti  i tempi, compreso il nostro!

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