Parco Archeologico Religioso CELio

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domenica 13 ottobre 2013

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"L'afflizione che hai provato per la perdita dei tuoi cari, mi ha causato tantissima tristezza, perché, essendo noi due una cosa sola nel dono dell'amore, il mio cuore brucia per il tuo dolore (ut, quia nos de duobus caritas unum fecit, cor nostrum in vestris specialiter uri in tribulationibus sentiremus)....Tuttavia ti scongiuro di non amareggiare più oltre il tuo cuore e di porre termine alla tua  tristezza. Non conviene infatti lasciarsi sopraffare dal dolore e dal lutto per l'assenza di coloro che, morendo, hanno raggiunto, come dice la nostra fede, la vita vera (indecens est de illis taedio afflictionis addici, quos credendum est ad veram vitam moriendo pervenisse). Ha forse un giusto motivo di affliggersi a lungo chi non riconosce l'esistenza di una vita diversa, e non ha alcuna speranza che si possa dare un passaggio da questo mondo ad una realtà migliore. Ma noi che sappiamo questo, ne siamo certi per fede e così insegniamo agli altri, non è giusto che ci rattristiamo in modo eccessivo per coloro che se ne vanno, altrimenti ciò che per gli altri potrebbe sembrare amore, non diventi invece, per noi, semplicemente una colpa (contristari nimium de obeuntibus non debemus, ne quod apud alios pietatis tenet speciem, hoc magis nobis in culpa sit)...Pensiamo dunque non ad affliggerci per i morti, ma piuttosto a  mostrare il nostro affetto per i vivi, così che la nostra bontà si mostri utile e il nostro amore fecondo (non de mortuis affligamur sed affectum viventibus impendamus, quibus et pietas ad utilitatem et sit ad fructum dilectio)". 

(Lettere, IX,220. Città Nuova Editrice, Roma 1998, p. 471).

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