Parco Archeologico Religioso CELio

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venerdì 4 ottobre 2013

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

GREGORIO A EUSEBIO DI TESSALONICA etc...

"Sappia la fraternità vostra che Giovanni, defunto vescovo di Costantinopoli, contro Dio, contro la pace della Chiesa, disprezzando tutti e offendendo i vescovi (contra pacem Ecclesiae in omnium despectu et iniuria sacerdotum), oltrepassò i limiti dell'umiltà e della sua misura e in un sinodo si appropriò indebitamente del titolo superbo e pestifero di ecumenico, cioè universale (illicite in synodo superbum ac pestiferum ycomenicon, hoc est universalis, sibi vocabulum usurpasse). Il nostro predecessore Pelagio di santa memoria, avendo saputo ciò, annullò con vigorosissima severità tutti gli atti di quel sinodo...Noi, seguendo in tutto il suo zelo per la rettitudine, osserviamo, con la protezione di Dio, senza rifiuto alcuno, le sue disposizioni, perché è giusto che segua con passo sicuro la retta via del suo predecessore colui che il tribunale del giudice eterno attende al rendiconto dal medesimo posto...Vi esorto perciò e vi consiglio che nessuno di voi accetti mai questo vocabolo (nullus vestrum hoc nomen aliquando recipiat), nessuno consenta ad esso, nessuno lo scriva, nessuno lo ammetta dove fosse scritto e vi aggiunga la sua sottoscrizione, ma ciascuno, come si addice ai servi di Dio onnipotente, si conservi intatto da una infezione avvelenata di tal genere e non presti luogo in sé all'astuto insidiatore, poiché questo, come abbiamo detto, è fatto in offesa e a divisione di tutta la Chiesa e a disprezzo di tutti voi. Infatti se uno solo, com'egli si crede, è universale, resta che voi non siete 'vescovi' (Nam si unus ut putat, universalis est, restat ut vos episcopi non sitis)". 

(Lettere IX, 157. Città Nuova Editrice, Roma 1998, p. 355).


Sembra che Papa Francesco, pellegrino oggi ad Assisi, intenda prendere sul serio questo orientamento pastorale di Gregorio Magno. Noi Camaldolesi stiamo curando le Opera Omnia  di Pier Damiani in latino con la traduzione italiana a fronte e sapendo quanta stima avesse l'eremita avellanita per Gregorio dobbiamo concludere che se Pier Damiani ( nel secolo X) si batté tanto perché fosse riconosciuta invece al Vescovo di Roma la qualifica di <episcopus universalis> lo dovette fare unicamente a causa della pretesa, tutt'altro che  priva di conseguenze ecclesiali, che aveva l'Imperatore Romano Germanico, di essere lui il referente universale delle chiese. Passato il pericolo sembra dunque che Papa Francesco abbia ritenuto giustamente opportuno ritornare alla prassi antica perseguita con tanto vigore da Gregorio Magno. Non sono forse anche queste delle sapienti letture dei <segni dei tempi>?

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