Parco Archeologico Religioso CELio

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domenica 17 novembre 2013

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA


"Riferisci al fratello nostro il vescovo Agostino quello che a lungo ho meditato dentro di me sulla questione degli Angli (dicite ei quid mecum de causa Anglorum cogitans tractavi) che cioè i templi degli dèi non vanno distrutti, e che ci si deve limitare semplicemente ad abbattere gli idoli che ci sono in essi (videlicet quia fana idolorum destrui in eadem gente minime debeant, sed ipsa, quae in eis sunt, idola destruantur)...Se i templi sono costruiti bene, bisogna solo trasferirli dal culto dei demoni al culto del vero Dio, in modo che la gente del luogo non vedendo distruggere i suoi luoghi sacri, abbandoni più facilmente l'errore e prosegua a frequentarli con naturalezza, riconoscendo e adorando però il vero Dio (de corde errorem deponat et Deum verum cognoscens ac adorans ad loca quae consuevit familiarius concurrat)...Uccidano pure gli animali a gloria di Dio per proprio alimento, ringraziando il datore di ogni bene. E così mentre si concede loro qualche gioia esteriore con la sazietà, inclinino più facilmente ai gaudi interiori. A delle menti rozze non si deve sottrarre tutto d'un colpo tutto: chi tenta di salire in alto lo fa elevandosi gradualmente, un passo dopo l'altro, senza fare salti (is qui ad summum locum ascendere nititur gradibus vel passibus, non autem saltibus elevatur). Dio si rivelò certamente al popolo d'Israele in Egitto, ma lo fece permettendo loro l'uso dei sacrifici pur riservando al proprio culto ciò che prima era diretto al diavolo. E così benché gli animali fossero gli stessi i sacrifici venivano offerti tuttavia a Dio e non agli idoli (etsi ipsa essent animalia quae offerre consueverant, vero tamen Deo haec et non idolis immolantes). Digli dunque tutto questo a tuo fratello il vescovo, ma aggiungi anche che valuti lui, dal momento che sta sul posto, come regolare ogni cosa (ipse in praesenti illic positus propendat qualiter omnia debeat dispensare)".

(Lettere, XI, 56. Città Nuova Editrice, Roma 1999, p. 163).

Un esempio della discrezione con cui Gregorio affrontava  problemi assai delicati, e molto nuovi per lui, lasciando comunque che a regolare concretamente le cose fosse, alla fine, il vescovo locale!

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