Parco Archeologico Religioso CELio

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mercoledì 20 novembre 2013

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"L'indicazione dell'abate Urbico mi è piaciuta molto, perché, come c'era da aspettarselo, data la tua prudenza nel giudicare le persone, hai proposto per il governo della chiesa un uomo vigile, sollecito ed istruito nella scienza biblica, cosa che va tenuta presente prima di tutto il resto quando si tratta di vescovi (ad ecclesiae gubernationem virum quaesistis vigilantem atque sollicitum et divinae scripturae scientia - quod maxime in sacerdotibus eligendum est - institutum). Ma, siccome va preposto agli altri soltanto chi, mentre progredisce esternamente (dum ipse exterius proficit) non ne scapita interiormente (interius non decrescat), dobbiamo stare attenti a non turbare la sua serenità così che, mentre lo eleviamo in alto, di fatto non lo costringiamo a immergersi nei flutti delle occupazioni, fino a scendere al di sotto di sé (quietem ipsius turbare non possumus, ne, cum eum ad altiora producimus, minorem illum se ipso fieri missum in fluctibus compellamus)".

(Lettere, XIII, 12. Città Nuova Editrice, Roma 1999, p. 237).

Un modo molto delicato di prendere le distanze da una scelta non condivisa del tutto? Oppure un ulteriore esempio della nostalgia di Gregorio per la quiete della vita monastica, da lui smarrita per sempre, da cui vuole esentare una persona tanto stimata?

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