Parco Archeologico Religioso CELio

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domenica 3 novembre 2013

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

GREGORIO A MARINIANO VESCOVO

"Sono stato colpito da una grande tristezza, perché alcuni ravennati mi hanno riferito che tu soffri di sbocchi di sangue (retulerunt te de vomitu sanguinis aegrotare). Ho chiesto subito il parere di medici esperti in questa materia e ti invio subito i loro consigli. Essi tuttavia suggeriscono prima di tutto il silenzio e la quiete (quietem et silentium prae omnibus dictant) che tu difficilmente puoi ottenere restandotene a Ravenna.  Perciò mi sembra opportuno che tu disponga tutto ciò che è necessario alla tua Chiesa e venga da me prima dell'estate... perché sia io stesso a prendermi cura di te e della tua malattia (ut  aegritudinis tuae ego specialiter, in quantum valeo, curam geram). Anch'io non sto tanto bene, ma serve moltissimo che o tu ritorni alla tua chiesa sano oppure, se dovesse chiamarti il Signore, che questo avvenga tra le braccia dei tuoi (si vocandus es, inter manus tuorum voceris). Del resto anch'io, che sono molto debole e mi vedo ormai vicino alla morte, ritengo che potrebbe essere opportuno partirmene tra le tue braccia se il Signore  decide di chiamarmi presto (Ego enim ipse valde sum debilis, et omnino est utile ut et ego, qui me proximum morti video, si me omnipotens Deus ante vocare voluerit, inter tuas manus debuam transire)...Inoltre non ti esorto né ti ammonisco, ma ti ordino tassativamente di non azzardarti a digiunare (Praeterea nec hortor nec admoneo sed stricte praecipio ut ieiunare minime praesumas), perché i medici dicono che il digiuno è molto contrario a questa malattia. Niente digiuno dunque, a meno che non lo esiga una grande solennità: te lo concedo cinque volte in un anno. Devi inoltre moderare le veglie (A vigiliis quoque temperandum est). Le preghiere poi che si usano recitare sopra il cero pasquale e le prediche sul vangelo che sono un dovere per i vescovi in occasione delle solennità pasquali, affidale ad altri e non accollarti alcuna fatica eccessiva per le tue forze (et tua dilectio contra virtutem sibi laborem minime imponat)". 

(Lettere, XI, 21. Città Nuova Editrice, Roma 1999, pp. 63-65).

Uno spaccato commovente e, ancora una volta, pieno di discrezione, della personalità di Gregorio Magno.

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