Parco Archeologico Religioso CELio

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lunedì 14 aprile 2014

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Tutti gli eletti che vissero santamente prima del redentore, lo hanno profetizzato e con le opere e con le parole (Redemptorem electi omnes dum bene vivendo praeeunt et rebus et vocibus prophetando promiserunt). Infatti non c'è stato nessun giusto che non abbia prefigurato e preannunziato Cristo (Nullus etenim iustus fuit qui non eius figuram nuntius exstiterit)...Nel loro insieme i secoli dissero ciò che la fine dei secoli avrebbe manifestato per la redenzione universale (ut simul omnia saecula dicerent quod in redemptione communi saeculorum finis exhiberet). Fu dunque necessario che anche il beato Giobbe...mostrasse con le proprie sofferenze ciò che il Cristo avrebbe sofferto e predicesse i misteri della passione con tanta maggior verità in quanto li profetava con le sue sofferenze più che con le sue parole (unde et beatus Iob... per ea quae pertulit, quae passurus esset ostenderet; tantoque verius passionis illius sacramenta praediceret quanto haec non loquendo tantummodo, sed etiam patiendo prophetaret)".  (Commento morale a Giobbe, Prefazione, 14. Città Nuova Editrice, Roma 1992, pp.107-109.

 L'orizzonte teologico che presuppone Gregorio Magno con queste indicazioni sembra straordinariamente moderno, ma per lui si tratta della semplice conseguenza del suo concetto di Chiesa, che ha inizio a partire da Abele e si conclude alla fine dei tempi. Con confini così grandi, che si identificano simpliciter con l'umanità, assume altro colore il famoso adagio <Extra Ecclesiam nulla salus>! Si noti poi soprattutto quel <verius> legato alla sofferenza che diventa perciò stesso stigma ancora più esplicito della appartenenza profetica a Cristo.

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