Parco Archeologico Religioso CELio

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lunedì 7 aprile 2014

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"E' ormai da diversi anni che sono tormentato da frequenti dolori viscerali....E' forse un disegno della divina provvidenza che io, colpito dal male, commenti la storia di Giobbe colpito dal male (fortasse hoc divinae providentiae consilium fuit, ut percussum Iob percussus exponerem). La prova mi aiuta a comprendere meglio lo stato d'animo d'un uomo così duramente provato...Qual è infatti la funzione del corpo, se non quella di far parlare il cuore (quid namque est officium corporis nisi organum cordis)? Un musicista, sia pure un artista di talento, non può esprimere la sua arte se non dispone anche di strumenti in armonia con essa...Ti chiedo però, mentre scorgi le pagine di quest'opera, di non cercare le foglie delle parole, perché la Sacra Scrittura non consente in alcun modo ai suoi commentatori la vanità di una verbosità infruttuosa...Perciò mi sono rifiutato di seguire l'arte del dire così come viene insegnata da una disciplina che cura solo l'esteriorità (ipsam loquendi artem, quam magisteria disciplinae exterioris insinuant, servare despexi)...infatti ritengo sconveniente assoggettare le parole dell'oracolo celeste alle regole di Donato (quia indignum vehementer existimo, ut verba caelestis oraculi restringam sub regulis Donati)".

Lettera a Leandro, 5 in Commento Morale a Giobbe/1. Città Nuova Editrice, Roma 1992, p. 89.

Gregorio vorrebbe farci crede che non segue le indicazioni del grammatico Donato,  maestro per eccellenza  del bel dire. In realtà anche lui resta ligio al principio per eccellenza della retorica antica sintetizzata nei due verbi:  <Delectare et Prodesse> che a noi italiani richiama la famosa sintesi poetica del Parini "che sol felice è quando l'util unir può al vanto di lusinghevol canto".

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