Parco Archeologico Religioso CELio

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giovedì 15 maggio 2014

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"E' di grande consolazione, nella perdita delle cose, richiamare alla mente i tempi in cui non si aveva nulla di tutto ciò che si è perduto. Poiché la terra ci ha generati tutti, giustamente la chiamiamo madre (Quia omnes nos terra genuit, hanc non immerito matrem vocamus)...il beato Giobbe per piangere pazientemente ciò che ha perduto quaggiù rivolge l'attenzione alla condizione in cui vi è giunto; e per alimentare questa pazienza considera ancor più accuratamente in quale condizione se ne andrà e dice: <Nudo uscii dal grembo di mia madre, e nudo vi ritornerò> (Gb1,21a). E cioè: La terra mi ha prodotto nudo quando sono entrato nel mondo e nudo la terra mi accoglierà quando ne uscirò (Nudum me huc intrantem terra protulit, nudum me hinc exeuntem terra recipiet). Se dunque ho perduto ciò che ho ricevuto e devo lasciare, che cosa ho perduto di mia proprietà? Ma...giustamente aggiunge: <Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, è avvenuto come è piaciuto al Signore>(Gb 1,21b). Infatti....se è da lui che abbiamo ricevuto ciò che ci serve in questa vita, perché dolersi se la sua giustizia si riprende ciò che la sua generosità ci aveva prestato (si enim ab illo accipimus, quibus in hac vita utimur, cur doleat quod ipso iudicante exigimur quo largiente feneramur)?". 

Commento morale a Giobbe, I, II, 30.31 passim. Città Nuova Editrice Roma 1992, pp.189-191.

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