Parco Archeologico Religioso CELio

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martedì 14 ottobre 2014

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Quando l'utilità lo richiede, m'impegno ad esaminare dettagliatamente il racconto storico della Bibbia. Quando poi è necessario, metto insieme al racconto storico l'intelligenza spirituale, affinché l'allegoria maturi frutti spirituali, che tuttavia procedono come dalla radice della storia...In questo modo non viene rifiutato del tutto ciò che, dal confronto, risulta migliore (quia non omnino despicitur quod ex melioris comparatione reprobatur)...Così, per esempio, si possono interpretare in senso spirituale anche le parole che l'amico Elifaz rivolge al beato Giobbe (possunt ergo mystice Eliphaz verba pensari, quibus ad beatum Iob loquitur) quando dice....: L'affamato divorerà la sua mèsse e un armato lo rapirà (Gb 5,5). La mèsse del popolo giudaico era il frutto della parola di Dio. Le parole dei profeti sono infatti come grani di spighe(spicarum grana sunt verba prophetarum ) che lo stolto possedeva, ma non mangiò (quae stultus habuit, sed non comedit), perché quel popolo si fermò alla lettera della Legge senza arrivare... a comprenderla. L'affamato divorò la mèsse dello stolto, perché il popolo pagano mangiò, comprendendole, le parole della Legge che il popolo giudaico aveva studiato senza intelligenza (quia nimirum gentilis populus verba legis intellegendo edit, ad quae plebs iudaica sine intellectu laboravit)".

Commento morale a Giobbe, II, VI, 5. Città Nuova Editrice/1. Roma 1992, pp. 477-479.

NB: Il <mystice> di Gregorio fa spesso riferimento al <mysterium salutis> che ha permesso ai pagani di usufruire dei tesori consegnati da Dio al popolo giudaico.

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