Parco Archeologico Religioso CELio

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giovedì 23 ottobre 2014

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Beato l'uomo che è corretto dal Signore (Gb 5,17). La prima virtù è quella di evitare assolutamente il peccato, e la seconda è almeno correggerlo, una volta commesso (Prima virtus est ne perpetrari debeant, vitare peccata; secunda tamen, saltim perpetrata corrigere). Ma spesso non solo non evitiamo le colpe imminenti, ma neppure riconosciamo di averle commesse (Sed plerumque culpas non solum imminentes  minime vitamus, verum etiam nec commissas agnoscimus). E l'anima del peccatore diventa tanto più tenebrosa quanto meno si rende conto del danno della sua cecità. Perciò spesso accade, per grazia di Dio, che alla colpa segua una pena e così i flagelli fanno aprire gli occhi del peccatore che, tra le colpe, la sicurezza accecava (Unde fit plerumque divini muneris largitate, ut culpam poena subsequatur et flagella oculos delinquentis aperiant quos inter vitia securitas caecabat). L'animo inorridito, colpito, si scuote; e lui che, sicuro di sé, era caduto, adesso che è colpito si rende almeno conto di essere a terra. Così la stessa asprezza della correzione diventa fonte di luce (Hinc itaque ipsa asperitas correptionis origo fit luminis)".

Commento morale a Giobbe, II,VI,40. Città Nuova Editrice/1, Roma 1992, p.513.

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