Parco Archeologico Religioso CELio

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sabato 25 aprile 2015

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Oh se l'uomo potesse entrare in giudizio con Dio allo stesso modo di un figlio d'uomo con il proprio simile (Gb 16,22). E' vero, noi riconosciamo di essere sempre peccatori; spesso, tuttavia, quando ci troviamo nella sventura, non sappiamo per quale peccato in particolare siamo colpiti  (saepe in flagello positi, pro quo magis peccato flagellemur, ignoramus) e sottoponiamo noi stessi ad un rigoroso esame per poter in qualche modo scoprire il motivo per cui siamo colpiti. E siccome questo motivo quasi sempre ci sfugge, la nostra cecità diventa per noi un peso e il male che soffriamo ci addolora maggiormente...Chi viene colpito dalla sanzione divina, sa di essere colpito, ma non sa perché viene colpito (Qui divina animadversione percutitur dum novit quidem quia vapulat, cur vapulet ignorat). Egli dice ciò che pensa, perché geme sotto i colpi ma non sa che cosa si dice contro di lui. Egli geme sotto i colpi, ma Dio non dichiara apertamente per quale punizione lo colpisce (Ipse quidem ingemiscit in verbere, sed Deus aperte non declarat pro qua eum feriat ultione)".

Commento morale a Giobbe, III, XIII, 30. Città Nuova Editrice/2, Roma 1994, p.335. 

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