Parco Archeologico Religioso CELio

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domenica 3 maggio 2015

TESTI E MASSIME DI GREGORIO MAGNO PAPA

"Forse per causa tua sarà abbandonata la terra? (Gb 18,4). La santa Chiesa universale predica che Dio non può essere onorato secondo verità se non dentro di essa, sostenendo che tutti quelli che sono fuori di essa non possono salvarsi (Sancta autem universalis Ecclesia praedicat Deum veraciter nisi intra se coli non posse, asserens quod omnes qui extra ipsam sunt minime salvabuntur). E invece gli eretici, i quali credono di potersi salvare anche fuori di essa, sostengono che l'aiuto divino li assiste in ogni luogo (At contra haeretici qui etiam extra ipsam salvari se posse confidunt, in quolibet loco sibi divinum adiutorium adesse profitentur). Ecco perché dicono. Forse per causa tua sarà abbandonata la terra? (Gb 18,4), cioè a dire: Chi vive fuori della Chiesa non sarà dunque salvato? (id est, ut quiquis extra te fuerit minime salvetur?)". E il libro di Giobbe ancora aggiunge: E le rupi si staccheranno dal loro posto (ivi). Gli eretici chiamano rupi coloro che nel genere umano sono fuori del comune per i loro pensieri sublimi, e che perciò si vantano di averli come maestri. Ma quando la santa Chiesa cerca di raccogliere nel grembo della retta fede i predicatori sviati (perversos quosque praedicatores), che altro fa se non smuovere dal loro posto le rupi, dimodoché quanti prima si drizzavano rigidi nei loro pensieri erronei accettino di stare umilmente dentro di essa rettificando il loro pensiero? Ma gli eretici oppongono un netto rifiuto a simile cambiamento e decisamente impediscono che le rupi si stacchino dal loro posto alla voce della Chiesa; perché evidentemente non vogliono che, rientrando in essa, prendano umilmente coscienza della verità quanti presso di loro, nell'orgoglio del loro pensiero, erano caduti in errore (quia videlicet nolunt ut ad eam venientes vera humiliter sentiant hi qui apud eos elati sensibus falsa sapiebant)".

Commento morale a Giobbe, III, XIV, 5.6. Città Nuova Editrice/2, Roma 1994, pp.357-359.

Siamo di fronte a un testo che risuona completamente del pensiero di Agostino di Ippona e che viene sintetizzato dal famosissimo detto . Il contesto però, sia di Agostino che di Gregorio Magno, è quello degli eretici ritenuti analoghi a coloro che, secondo i Vangeli Sinottici, e, perciò impugnano la verità conosciuta come tale, autescludendosi dalla salvezza a causa dell'orgoglio del loro pensiero. Altra cosa è riferirsi all' e, ancora di più, a proposito della quale Gregorio ha già detto: .

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